Sei mesi senza Mubarak
Radio Beckwith evangelica

Oggi sono passati sei mesi dalla caduta di Mubarak, ma il Consiglio Militare non ha ancora consegnato il governo a uno stato civile come promesso inizialmente. Del resto, è sempre stata una previsione ottimistica. Risultati e avanzamenti, nonostante tutto, ce ne sono stati, soprattutto grazie all’instancabile pressione della piazza, alla quale bisogna riconoscere i suoi meriti. Il governo, in febbrile attività anche ad agosto, in questi giorni sta dando importanti segni di voler portare avanti il processo democratico.

Tanto per cominciare, il vice premier Ali al-Selmi ha affermato che, prima delle elezioni parlamentari di novembre, sarà probabilmente emanata una nuova dichiarazione costituzionale, contenente i cosiddetti principi sovra-costituzionali, i quali dovrebbero garantire che nessun gruppo politico particolare, indipendentemente dai risultati delle elezioni, prenderà il controllo della futura assemblea costituente e della Costituzione. Tenendo conto delle diverse proposte costituzionali, avanzate di recente da varie assemblee della società civile volte al dialogo nazionale (tra le quali il Consiglio Nazionale e il Consenso Nazionale), si redigerà prima un documento con i principi sovra-costituzionali che verrà sottoposto all’opinione pubblica (punto non ulteriormente spiegato, finora), quindi, se la risposta sarà positiva, si procederà a riscrivere la dichiarazione costituzionale transitoria. Tutto bene, dunque, se non fosse che tale progetto ha fatto infuriare le correnti islamiste, le quali hanno minacciato di tornare in piazza in massa per protestare, con un’escalation di manifestazioni e “altre iniziative” imprecisate. Le minacce degli islamisti più radicali, tipo la Gamaa’a Islamiya, non sono affatto piacevoli.

Il governo non si è tuttavia fermato a questo. Sarebbe infatti allo studio un emendamento del codice penale per inserire una legge anti-discriminazione, che prevede la detenzione di sei mesi e un’ammenda per tutti coloro che si rendono colpevoli di discriminazione di genere, etnia, lingua, sesso, religione o credo. Inoltre, vi è anche l’intenzione di rivedere la legge sui luoghi di culto che è stata emendata di recente, raccogliendo l’insoddisfazione generale dei copti. Che sia la volta buona?

Infine, il governo sta lavorando a una legge sulla formazione di consigli locali transitori (quelli che erano in carica sono stati sciolti a fine giugno), da nominare su indicazione della società civile locale tra le personalità più significative di ogni luogo: professori universitari, giudici, figure pubbliche rispettate, senza dimenticare di includere una rappresentanza di donne e giovani.

La notizia più clamorosa, tuttavia, in attesa di conferma, proviene sempre dal vice premier Ali el-Selmi: il governo starebbe valutando la possibilità di rimuovere presto lo stato di emergenza. Se ciò fosse vero, la rivoluzione potrebbe festeggiare un altro grande risultato. La cautela è d’obbligo, comunque, visto che molti mettono in dubbio la veridicità di tale notizia, domandandosi inoltre se la rimozione dello stato di emergenza implicherebbe automaticamente anche quella delle leggi di emergenza, distinzione fondamentale.

Sia quel che sia, qualcosa si muove in questo Ramadan rovente.

Oggi sono passati sei mesi dalla caduta di Mubarak, ma il Consiglio Militare non ha ancora consegnato il governo a uno stato civile come promesso inizialmente. Del resto, è sempre stata una previsione ottimistica. Risultati e avanzamenti, nonostante tutto, ce ne sono stati, soprattutto grazie all'instancabile pressione della piazza, alla quale bisogna riconoscere i suoi meriti. Il governo, in febbrile attività anche ad agosto, in questi giorni sta dando importanti segni di voler portare avanti il processo democratico. Tanto per cominciare, il vice premier Ali al-Selmi ha affermato che, prima delle elezioni parlamentari di novembre, sarà probabilmente emanata una nuova dichiarazione costituzionale, contenente i cosiddetti principi sovra-costituzionali, i quali dovrebbero garantire che nessun gruppo politico particolare, indipendentemente dai risultati delle elezioni, prenderà il controllo della futura assemblea costituente e della Costituzione. Tenendo conto delle diverse proposte costituzionali, avanzate di recente da varie assemblee della società civile volte al dialogo nazionale (tra le quali il Consiglio Nazionale e il Consenso Nazionale), si redigerà prima un documento con i principi sovra-costituzionali che verrà sottoposto all'opinione pubblica (punto non ulteriormente spiegato, finora), quindi, se la risposta sarà positiva, si procederà a riscrivere la dichiarazione costituzionale transitoria. Tutto bene, dunque, se non fosse che tale progetto ha fatto infuriare le correnti islamiste, le quali hanno minacciato di tornare in piazza in massa per protestare, con un'escalation di manifestazioni e "altre iniziative" imprecisate. Le minacce degli islamisti più radicali, tipo la Gamaa'a Islamiya, non sono affatto piacevoli. Il governo non si è tuttavia fermato a questo. Sarebbe infatti allo studio un emendamento del codice penale per inserire una legge anti-discriminazione, che prevede la detenzione di sei mesi e un'ammenda per tutti coloro che si rendono colpevoli di discriminazione di genere, etnia, lingua, sesso, religione o credo. Inoltre, vi è anche l'intenzione di rivedere la legge sui luoghi di culto che è stata emendata di recente, raccogliendo l'insoddisfazione generale dei copti. Che sia la volta buona? Infine, il governo sta lavorando a una legge sulla formazione di consigli locali transitori (quelli che erano in carica sono stati sciolti a fine giugno), da nominare su indicazione della società civile locale tra le personalità più significative di ogni luogo: professori universitari, giudici, figure pubbliche rispettate, senza dimenticare di includere una rappresentanza di donne e giovani. La notizia più clamorosa, tuttavia, in attesa di conferma, proviene sempre dal vice premier Ali el-Selmi: il governo starebbe valutando la possibilità di rimuovere presto lo stato di emergenza. Se ciò fosse vero, la rivoluzione potrebbe festeggiare un altro grande risultato. La cautela è d'obbligo, comunque, visto che molti mettono in dubbio la veridicità di tale notizia, domandandosi inoltre se la rimozione dello stato di emergenza implicherebbe automaticamente anche quella delle leggi di emergenza, distinzione fondamentale. Sia quel che sia, qualcosa si muove in questo Ramadan rovente.