La milioniya sufi e la nuova offensiva islamista
Radio Beckwith evangelica

La milioniya sufi programmata per venerdì scorso si è trasformata in un piacevole iftar di piccole dimensioni. Il continuo tira e molla sulle date della manifestazione ha infine portato in piazza all’incirca 5000 persone, niente più. La buona notizia è che l’esercito ha permesso che l’iftar si tenesse in piazza Tahrir, senza bloccare il traffico. Inizialmente, ci sono state alcune scaramucce e tiri di pietre con i soldati, ma poi il conflitto si è risolto pacificamente, quando il numero di persone ha cominciato a crescere. Anche se in piazza c’erano quattro ordini sufi, la maggioranza erano attivisti delle forze politiche che hanno aderito all’evento. Si sono uditi slogan in favore dello stato civile, come prevedeva il programma della protesta. Presenti anche i copti dell’Unione dei Giovani del Maspero. Pur essendo stata una bella manifestazione, visto il numero esiguo di convenuti, non è stato un evento particolarmente significativo dal punto di vista politico.
Terminato, invece, dopo ben tre mesi, il sit- in dei senzatetto sotto il palazzo della tv. Il governo ha promesso di trovar loro un’abitazione. E mentre si attende il famoso documento sui principi sovra-costituzionali annunciato dal Consiglio Militare, gli islamisti affilano le armi (metaforicamente, si spera) per opporsi con tenacia al provvedimento. Hanno già inviato un messaggio di avvertimento al primo ministro Sharaf, avviando anche una campagna per sommergere con milioni di fax ed email di protesta il Consiglio dei Ministri. Se l’avvertimento non sarà ascoltato, gli islamisti minacciano di ricorrere al tribunale, quindi a una raccolta di firme e poi, naturalmente, a manifestazioni e sit-in. I tre partiti salafiti, intanto, al-Nur, Fadila e Asala, hanno deciso che correranno uniti alle prossime parlamentari.

Ma cosa sta succedendo nel Sinai? Ci piacerebbe saperlo. Si sa solo che è in corso una vasta operazione militare contro cellule jihadiste, ritenute responsabili del recente attacco armato ad Arish. Sarebbero stati inviati almeno 2000 soldati nel Sinai. L’operazione è coperta da segretezza, dunque non giungono notizie sufficienti sulla reale situazione. Gira invece voce che Israele abbia provveduto ad elettrificare il confine nel nord del Sinai. Per il resto, gli egiziani continuano a sparare sugli eritrei che tentano di varcare clandestinamente il confine con Israele, lungo la nuova rotta dell’immigrazione che si è stabilita dopo l’inizio dei respingimenti nel Mediterraneo (storia indecente alla quale noi, italiani ed europei, non siamo affatto estranei).

Oggi, tuttavia, è anche ripreso il processo all’ex ministro degli interni Habib el-Adly, senza registrare sostanziali avanzamenti. La seduta è stata interrotta più volte (caos e lentezza regnano sovrani), poi è stata nuovamente aggiornata al 5 settembre. Gli avvocati che difendono i familiari dei manifestanti uccisi, apparsi ancora una volta disorganizzati, hanno denunciato che le indagini effettuate per istituire il processo sono deboli. Questo, appunto, è il problema principale di questi processi.

E domani sarà il turno della seconda seduta del processo di Mubarak e figli, altro grande evento mediatico. Nessuno, tuttavia, si aspetta grandi sorprese.

La milioniya sufi programmata per venerdì scorso si è trasformata in un piacevole iftar di piccole dimensioni. Il continuo tira e molla sulle date della manifestazione ha infine portato in piazza all'incirca 5000 persone, niente più. La buona notizia è che l'esercito ha permesso che l'iftar si tenesse in piazza Tahrir, senza bloccare il traffico. Inizialmente, ci sono state alcune scaramucce e tiri di pietre con i soldati, ma poi il conflitto si è risolto pacificamente, quando il numero di persone ha cominciato a crescere. Anche se in piazza c'erano quattro ordini sufi, la maggioranza erano attivisti delle forze politiche che hanno aderito all'evento. Si sono uditi slogan in favore dello stato civile, come prevedeva il programma della protesta. Presenti anche i copti dell'Unione dei Giovani del Maspero. Pur essendo stata una bella manifestazione, visto il numero esiguo di convenuti, non è stato un evento particolarmente significativo dal punto di vista politico. Terminato, invece, dopo ben tre mesi, il sit- in dei senzatetto sotto il palazzo della tv. Il governo ha promesso di trovar loro un'abitazione. E mentre si attende il famoso documento sui principi sovra-costituzionali annunciato dal Consiglio Militare, gli islamisti affilano le armi (metaforicamente, si spera) per opporsi con tenacia al provvedimento. Hanno già inviato un messaggio di avvertimento al primo ministro Sharaf, avviando anche una campagna per sommergere con milioni di fax ed email di protesta il Consiglio dei Ministri. Se l'avvertimento non sarà ascoltato, gli islamisti minacciano di ricorrere al tribunale, quindi a una raccolta di firme e poi, naturalmente, a manifestazioni e sit-in. I tre partiti salafiti, intanto, al-Nur, Fadila e Asala, hanno deciso che correranno uniti alle prossime parlamentari. Ma cosa sta succedendo nel Sinai? Ci piacerebbe saperlo. Si sa solo che è in corso una vasta operazione militare contro cellule jihadiste, ritenute responsabili del recente attacco armato ad Arish. Sarebbero stati inviati almeno 2000 soldati nel Sinai. L'operazione è coperta da segretezza, dunque non giungono notizie sufficienti sulla reale situazione. Gira invece voce che Israele abbia provveduto ad elettrificare il confine nel nord del Sinai. Per il resto, gli egiziani continuano a sparare sugli eritrei che tentano di varcare clandestinamente il confine con Israele, lungo la nuova rotta dell'immigrazione che si è stabilita dopo l'inizio dei respingimenti nel Mediterraneo (storia indecente alla quale noi, italiani ed europei, non siamo affatto estranei). Oggi, tuttavia, è anche ripreso il processo all'ex ministro degli interni Habib el-Adly, senza registrare sostanziali avanzamenti. La seduta è stata interrotta più volte (caos e lentezza regnano sovrani), poi è stata nuovamente aggiornata al 5 settembre. Gli avvocati che difendono i familiari dei manifestanti uccisi, apparsi ancora una volta disorganizzati, hanno denunciato che le indagini effettuate per istituire il processo sono deboli. Questo, appunto, è il problema principale di questi processi. E domani sarà il turno della seconda seduta del processo di Mubarak e figli, altro grande evento mediatico. Nessuno, tuttavia, si aspetta grandi sorprese.