La vendetta dei militari contro i giovani di Facebook
Radio Beckwith evangelica

In attesa che riprenda il processo di Mubarak, i giovani attivisti di internet sono nuovamente sotto attacco del Consiglio Militare. Ieri, Asmaa Mahfouz, una delle fondatrici del Movimento 6 Aprile, nonché uno dei volti più noti della rivoluzione, è stata convocata dalla Procura Militare per indagini. L’interrogatorio è durato più di sei ore, alla fine del quale è scattato l’arresto con possibilità di essere rilasciata su cauzione, fissata a 20000 lire egiziane. Asmaa Mahfouz è accusata di incitazione alla violenza e oltraggio ai militari. La colpa, apparentemente, è stata di un messaggio su Twitter che diceva: “Se non avremo giustizia, nessuno si sorprenda se spunteranno gruppi armati che commetteranno assassinii. Finché non ci saranno legge e giustizia, nessuno si soprenda di nulla”. Il tweet è stato interpretato, appunto, come esplicito incitamento alla violenza.
Appena diffusasi la notizia, c’è stata grande mobilitazione. I manifestanti riuniti di fronte alla Procura Militare sin dal mattino, hanno protestato vivamente, ma a nulla è servito. Sono giunte truppe speciali a riportare l’ordine, picchiando e arrestando. Anche il figlio di Ayman Nour è stato detenuto brevemente. Sul web è partita una campagna per raccogliere i soldi della cauzione. Nel giro di un’ora è stata pagata, grazie al contributo di Mamdouh Hamza (l’imprenditore portavoce del Consiglio Nazionale, in passato perseguitato dal regime), Ragia Omran (avvocato per i diritti umani) ed altri attivisti. Asmaa Mahfouz è quindi stata rilasciata, ma ora l’aspetta il tribunale militare, alla faccia delle dichiarazioni dei vertici delle forze armate che i processi militari riguardano solo i baltagheya. Come molti hanno fatto notare, Asmaa ha dovuto pagare 20000 lire egiziane e sarà sottoposta al verdetto di un tribunale militare, mentre Aisha Abdel Hady, ex ministro del lavoro e dell’immigrazione, imputata nel processo sulla “battaglia del cammello” e sull’uccisione di manifestanti, è giudicata da un tribunale civile che ha stabilito una cauzione di 10000 sterline egiziane. E non parliamo della famiglia Mubarak…

I giovani di internet sono sotto shock. E’ chiaro, secondo loro, che è finalmente partita la temuta vendetta dell’esercito contro di loro. Ciò che è successo ad Asmaa Mahfouz implica che sono tutti in pericolo, basta un tweet o un post su Facebook. I militari hanno imparato bene la lezione, ora controllano ciò che dicono gli attivisti sui social networks e qualsiasi pretesto è buono per arrestarli. Secondo i giovani attivisti, il Consiglio Militare si sente al riparo da critiche, in questo momento, avendo dalla sua parte l’opinione pubblica e gli islamisti. I pericolosi giovani di Facebook sono finalmente isolati, come ai vecchi tempi.

Ma l’accaduto ha dato il via anche a un nuovo dibattito, perché per molti l’isolamento dei giovani di Facebook è anche colpa loro, che hanno sbagliato completamente strategia nei confronti della “strada”, dopo i diciotto giorni della rivoluzione. Questo, naturalmente, non giustifica affatto il comportamento del Consiglio Militare. Sia quel che sia, ieri Wael Ghonim ha sollevato la questione, suggerendo alcune regole di comportamento quando si ha a che fare con i mezzi di informazione, social networks inclusi, e l’opinione pubblica. Innanzitutto, bisognerebbe fare molta attenzione a come si parla, anche su Facebook e Twitter, perché le parole che lì sono scritte sono facilmente riprese e diffuse in tutto il mondo. Non si dovrebbe parlare soltanto ai sostenitori della rivoluzione, ma soprattutto a coloro che tengono una posizione neutrale. Bisogna ricordare che non tutti hanno avuto la stessa esperienza della rivoluzione, non tutti sono stati arrestati e torturati. Milioni di egiziani non sono mai scesi in piazza, dunque bisogna cercare di immedesimarsi anche con loro. Alzare la voce non è più segno di coraggio come in passato, ma è interpretato come arroganza. Si deve fare una precisa distinzione tra il discorso che si rivolge agli amici reali, a quelli virtuali sui social networks e al vasto pubblico della televisione. Non bisogna farsi beffe delle opinioni altrui, perché è controproducente. L’anziano va rispettato, come vuole la cultura egiziana. Non si deve eccedere con le apparizioni televisive, per non essere accusati di cercare la notorietà. Il sostegno di parenti e amici non va confuso con l’opinione della strada, che è altra cosa. La cosiddetta maggioranza silenziosa non va umiliata, perché è la stessa che era umiliata sotto Mubarak ed è scesa in piazza contro il regime assieme ai giovani di Facebook, i quali, da soli, non sarebbero andati lontano. Bisogna smettere di darsi dei traditori a vicenda e non concentrarsi solo sulla politica. Economia e problemi sociali sono questioni altrettanto urgenti che aspettano una risposta, altrimenti la distanza con la gente della strada si farà più grande ancora.

Ecco, questi consigli evidenziano quali siano stati gli errori della gioventù rivoluzionaria secondo molte persone. Intanto, il tweet incriminato di Asmaa Mahfouz sta facendo il giro del mondo in tutte le lingue…

In attesa che riprenda il processo di Mubarak, i giovani attivisti di internet sono nuovamente sotto attacco del Consiglio Militare. Ieri, Asmaa Mahfouz, una delle fondatrici del Movimento 6 Aprile, nonché uno dei volti più noti della rivoluzione, è stata convocata dalla Procura Militare per indagini. L'interrogatorio è durato più di sei ore, alla fine del quale è scattato l'arresto con possibilità di essere rilasciata su cauzione, fissata a 20000 lire egiziane. Asmaa Mahfouz è accusata di incitazione alla violenza e oltraggio ai militari. La colpa, apparentemente, è stata di un messaggio su Twitter che diceva: "Se non avremo giustizia, nessuno si sorprenda se spunteranno gruppi armati che commetteranno assassinii. Finché non ci saranno legge e giustizia, nessuno si soprenda di nulla". Il tweet è stato interpretato, appunto, come esplicito incitamento alla violenza. Appena diffusasi la notizia, c'è stata grande mobilitazione. I manifestanti riuniti di fronte alla Procura Militare sin dal mattino, hanno protestato vivamente, ma a nulla è servito. Sono giunte truppe speciali a riportare l'ordine, picchiando e arrestando. Anche il figlio di Ayman Nour è stato detenuto brevemente. Sul web è partita una campagna per raccogliere i soldi della cauzione. Nel giro di un'ora è stata pagata, grazie al contributo di Mamdouh Hamza (l'imprenditore portavoce del Consiglio Nazionale, in passato perseguitato dal regime), Ragia Omran (avvocato per i diritti umani) ed altri attivisti. Asmaa Mahfouz è quindi stata rilasciata, ma ora l'aspetta il tribunale militare, alla faccia delle dichiarazioni dei vertici delle forze armate che i processi militari riguardano solo i baltagheya. Come molti hanno fatto notare, Asmaa ha dovuto pagare 20000 lire egiziane e sarà sottoposta al verdetto di un tribunale militare, mentre Aisha Abdel Hady, ex ministro del lavoro e dell'immigrazione, imputata nel processo sulla "battaglia del cammello" e sull'uccisione di manifestanti, è giudicata da un tribunale civile che ha stabilito una cauzione di 10000 sterline egiziane. E non parliamo della famiglia Mubarak... I giovani di internet sono sotto shock. E' chiaro, secondo loro, che è finalmente partita la temuta vendetta dell'esercito contro di loro. Ciò che è successo ad Asmaa Mahfouz implica che sono tutti in pericolo, basta un tweet o un post su Facebook. I militari hanno imparato bene la lezione, ora controllano ciò che dicono gli attivisti sui social networks e qualsiasi pretesto è buono per arrestarli. Secondo i giovani attivisti, il Consiglio Militare si sente al riparo da critiche, in questo momento, avendo dalla sua parte l'opinione pubblica e gli islamisti. I pericolosi giovani di Facebook sono finalmente isolati, come ai vecchi tempi. Ma l'accaduto ha dato il via anche a un nuovo dibattito, perché per molti l'isolamento dei giovani di Facebook è anche colpa loro, che hanno sbagliato completamente strategia nei confronti della "strada", dopo i diciotto giorni della rivoluzione. Questo, naturalmente, non giustifica affatto il comportamento del Consiglio Militare. Sia quel che sia, ieri Wael Ghonim ha sollevato la questione, suggerendo alcune regole di comportamento quando si ha a che fare con i mezzi di informazione, social networks inclusi, e l'opinione pubblica. Innanzitutto, bisognerebbe fare molta attenzione a come si parla, anche su Facebook e Twitter, perché le parole che lì sono scritte sono facilmente riprese e diffuse in tutto il mondo. Non si dovrebbe parlare soltanto ai sostenitori della rivoluzione, ma soprattutto a coloro che tengono una posizione neutrale. Bisogna ricordare che non tutti hanno avuto la stessa esperienza della rivoluzione, non tutti sono stati arrestati e torturati. Milioni di egiziani non sono mai scesi in piazza, dunque bisogna cercare di immedesimarsi anche con loro. Alzare la voce non è più segno di coraggio come in passato, ma è interpretato come arroganza. Si deve fare una precisa distinzione tra il discorso che si rivolge agli amici reali, a quelli virtuali sui social networks e al vasto pubblico della televisione. Non bisogna farsi beffe delle opinioni altrui, perché è controproducente. L'anziano va rispettato, come vuole la cultura egiziana. Non si deve eccedere con le apparizioni televisive, per non essere accusati di cercare la notorietà. Il sostegno di parenti e amici non va confuso con l'opinione della strada, che è altra cosa. La cosiddetta maggioranza silenziosa non va umiliata, perché è la stessa che era umiliata sotto Mubarak ed è scesa in piazza contro il regime assieme ai giovani di Facebook, i quali, da soli, non sarebbero andati lontano. Bisogna smettere di darsi dei traditori a vicenda e non concentrarsi solo sulla politica. Economia e problemi sociali sono questioni altrettanto urgenti che aspettano una risposta, altrimenti la distanza con la gente della strada si farà più grande ancora. Ecco, questi consigli evidenziano quali siano stati gli errori della gioventù rivoluzionaria secondo molte persone. Intanto, il tweet incriminato di Asmaa Mahfouz sta facendo il giro del mondo in tutte le lingue...