Riprende il processo di Mubarak, nel bel mezzo della campagna militare in Sinai
Radio Beckwith evangelica

Ieri è ripreso il processo di Mubarak e figli, nuovamente trasmesso in diretta tv. Mubarak si è presentato su una barella, come già nella scorsa sessione. Tuttavia, vestiva una tuta blu che ha irritato molti. Infatti, un imputato non ancora condannato dovrebbe per legge indossare una divisa bianca, come hanno fatto Alaa e Gamal Mubarak. Inoltre, altra fonte di irritazione, i due figli dell’ex rais continuano nel loro atteggiamento di ostentata sicurezza. Alaa si è persino permesso di oscurare la telecamera con la mano per impedire che riprendesse il padre (il quale questa volta non è stato colto con le mani nel naso, ma mentre sbadigliava sguaiatamente). L’arrivo degli imputati è stato accolto, ancora una volta, da scontri tra pro-Mubarak e anti-Mubarak, che hanno causato decine di feriti. I testimoni, tuttavia, sostengono che la polizia abbia picchiato solo gli anti-Mubarak. Ad assistere al processo, questa volta, sono stati ammessi tutti gli avvocati iscritti al sindacato.
Comunque, a parte il clima teso, il processo è ripartito. Si sono aperte le buste sigillate contenenti le prove dell’accusa e si sono sentiti gli avvocati. Quelli che difendono le vittime si sono mostrati, come sempre, disorganizzati e litigiosi, tanto che il giudice ha chiesto loro di porre per iscritto le loro domande. Qualche spettatore, su Twitter, ha commentato che sembrava di essere all’asilo. Per altri, invece, è naturale che ci siano confusione e lentezza in un processo così complicato dal punto di vista organizzativo, data la presenza di centinaia di avvocati. L’importante è che, alla fine, sia un processo giusto, prenda pure tutto il tempo necessario.

Il giudice ha accettato la richiesta dei difensori delle vittime di unire di nuovo, per quanto riguardo il caso sull’uccisione dei manifestanti, i processi di Habib el-Adly e dei Mubarak, mentre il processo per corruzione di questi ultimi procederà separatamente. Sembra una decisione importante, a sentire gli avvocati della difesa, perché processare insieme Mubarak e el-Adly – oltre, se si riuscirà, agli esecutori materiali degli ordini di sparare sui manifestanti – significa spingerli a testimoniare l’uno contro l’altro, ottenendo prove che altrimenti non si riuscerebbe a ottenere.

Infine, il giudice ha aggiornato il processo al 5 settembre, come quello di Habib el-Adly. Ha ordinato inoltre che le prossime sedute non siano trasmesse in tv. Fine della trasparenza promessa dal Consiglio Militare? Lo pensano in tanti, tuttavia gli esperti in materia dicono che è una misura giusta, perché a partire dalla prossima seduta si comincerà ad ascoltare i testimoni e la diretta tv potrebbe far sì che si influenzino l’uno con l’altro. Inoltre, aggiunge qualcuno, è probabile che questa mossa prepari alla convocazione del feldmaresciallo Tantawi e dell’ex vice presidente Omar Suleyman. Le loro testimonianze potrebbero essere esplosive dal punto di vista della sicurezza nazionale, dunque meglio non diffonderle pubblicamente. E forse, se sapessero di essere in tv, si rifiuterebbero di dire ciò che sanno. La polemica, comunque, continua.

E mentre Mubarak affronta un processo civile, tanti civili devono purtroppo affrontare i tribunali militari. Un’altra attivista politica, Maha Abu Bakr, che è anche avvocato, è stata convocata in Procura Militare. Continuano invece le rappresaglie contro Asmaa Mahfouz, il cui account Facebook è stato chiuso. Pare siano stati quelli che si definiscono “i figli di Mubarak”, i quali si sono persino permessi di pubblicare un avviso su internet, dove minacciano di assaltare le prigioni, nel caso in cui Mubarak venisse trasferito in carcere. Eppure, nessuno li ha arrestati per incitamento alla violenza.

La campagna militare nel Sinai, invece, procede a pineo ritmo e pare che durerà mesi. Nessuno capisce bene cosa stia veramente succedendo. Per ora la campagna coinvolge soltanto il nord della penisola, dove i militari egiziani, con il permesso di Israele, sono tornati a mettere piede per la prima volta dalla firma del trattato di Camp David. Infatti, la zona C al confine con Israele, era zona demilitarizzata fino all’altro ieri. L’Egitto sembra ai ferri corti con Hamas, il quale avrebbe rifiutato di consegnare i palestinesi coinvolti nell’attacco armato ad Arish, poi rifugiatisi a Gaza passando per i tunnel scavati sotto il confine. Non è dal valico di Rafah, infatti che passano i terroristi. Quelli trovano sempre il modo, anche con il valico chiuso.

Ma siccome le disgrazie non vengono mai sole, ecco l’annuncio che Zahi “Indiana Jones” Hawass, l’ex ministro delle antichità, sta scrivendo un libro sulla rivoluzione. Si salvi chi può…

Da seguire, invece, la notizia della nascita del Blocco Egiziano, una nuova coalizione di forze politiche che include il Partito del Fronte Democratico, il Partito Social Democratico, il Partito degli Egiziani Liberi, il Partito dell’Egitto Libero, il Tagammu, il Partito della Consapevolezza (questo mi era sfuggito), il Partito dei Sufi di Tahrir, il Partito Comunista, il sindacato degli agricoltori, l’unione degli operai, l’Associazione Nazionale per il Cambiamento e il Consiglio Nazionale. Dunque, una coalizione di liberali, forze di sinistra e sufi, con l’obiettivo di concorrere con una lista unica alle prossime elezioni parlamentari. Anche gli islamisti sono invitati a unirsi, ma finora nessuno ha accettato l’invito. Nota interessante, oltre a supportare uno stato civile, il Blocco dà particolare importanza al ruolo che la scienza dovrebbe rivestire nella società. Inaudito, non ho mai sentito una cosa simile da parte di nessuna formazione politica italiana.

Ieri è ripreso il processo di Mubarak e figli, nuovamente trasmesso in diretta tv. Mubarak si è presentato su una barella, come già nella scorsa sessione. Tuttavia, vestiva una tuta blu che ha irritato molti. Infatti, un imputato non ancora condannato dovrebbe per legge indossare una divisa bianca, come hanno fatto Alaa e Gamal Mubarak. Inoltre, altra fonte di irritazione, i due figli dell'ex rais continuano nel loro atteggiamento di ostentata sicurezza. Alaa si è persino permesso di oscurare la telecamera con la mano per impedire che riprendesse il padre (il quale questa volta non è stato colto con le mani nel naso, ma mentre sbadigliava sguaiatamente). L'arrivo degli imputati è stato accolto, ancora una volta, da scontri tra pro-Mubarak e anti-Mubarak, che hanno causato decine di feriti. I testimoni, tuttavia, sostengono che la polizia abbia picchiato solo gli anti-Mubarak. Ad assistere al processo, questa volta, sono stati ammessi tutti gli avvocati iscritti al sindacato. Comunque, a parte il clima teso, il processo è ripartito. Si sono aperte le buste sigillate contenenti le prove dell'accusa e si sono sentiti gli avvocati. Quelli che difendono le vittime si sono mostrati, come sempre, disorganizzati e litigiosi, tanto che il giudice ha chiesto loro di porre per iscritto le loro domande. Qualche spettatore, su Twitter, ha commentato che sembrava di essere all'asilo. Per altri, invece, è naturale che ci siano confusione e lentezza in un processo così complicato dal punto di vista organizzativo, data la presenza di centinaia di avvocati. L'importante è che, alla fine, sia un processo giusto, prenda pure tutto il tempo necessario. Il giudice ha accettato la richiesta dei difensori delle vittime di unire di nuovo, per quanto riguardo il caso sull'uccisione dei manifestanti, i processi di Habib el-Adly e dei Mubarak, mentre il processo per corruzione di questi ultimi procederà separatamente. Sembra una decisione importante, a sentire gli avvocati della difesa, perché processare insieme Mubarak e el-Adly - oltre, se si riuscirà, agli esecutori materiali degli ordini di sparare sui manifestanti - significa spingerli a testimoniare l'uno contro l'altro, ottenendo prove che altrimenti non si riuscerebbe a ottenere. Infine, il giudice ha aggiornato il processo al 5 settembre, come quello di Habib el-Adly. Ha ordinato inoltre che le prossime sedute non siano trasmesse in tv. Fine della trasparenza promessa dal Consiglio Militare? Lo pensano in tanti, tuttavia gli esperti in materia dicono che è una misura giusta, perché a partire dalla prossima seduta si comincerà ad ascoltare i testimoni e la diretta tv potrebbe far sì che si influenzino l'uno con l'altro. Inoltre, aggiunge qualcuno, è probabile che questa mossa prepari alla convocazione del feldmaresciallo Tantawi e dell'ex vice presidente Omar Suleyman. Le loro testimonianze potrebbero essere esplosive dal punto di vista della sicurezza nazionale, dunque meglio non diffonderle pubblicamente. E forse, se sapessero di essere in tv, si rifiuterebbero di dire ciò che sanno. La polemica, comunque, continua. E mentre Mubarak affronta un processo civile, tanti civili devono purtroppo affrontare i tribunali militari. Un'altra attivista politica, Maha Abu Bakr, che è anche avvocato, è stata convocata in Procura Militare. Continuano invece le rappresaglie contro Asmaa Mahfouz, il cui account Facebook è stato chiuso. Pare siano stati quelli che si definiscono "i figli di Mubarak", i quali si sono persino permessi di pubblicare un avviso su internet, dove minacciano di assaltare le prigioni, nel caso in cui Mubarak venisse trasferito in carcere. Eppure, nessuno li ha arrestati per incitamento alla violenza. La campagna militare nel Sinai, invece, procede a pineo ritmo e pare che durerà mesi. Nessuno capisce bene cosa stia veramente succedendo. Per ora la campagna coinvolge soltanto il nord della penisola, dove i militari egiziani, con il permesso di Israele, sono tornati a mettere piede per la prima volta dalla firma del trattato di Camp David. Infatti, la zona C al confine con Israele, era zona demilitarizzata fino all'altro ieri. L'Egitto sembra ai ferri corti con Hamas, il quale avrebbe rifiutato di consegnare i palestinesi coinvolti nell'attacco armato ad Arish, poi rifugiatisi a Gaza passando per i tunnel scavati sotto il confine. Non è dal valico di Rafah, infatti che passano i terroristi. Quelli trovano sempre il modo, anche con il valico chiuso. Ma siccome le disgrazie non vengono mai sole, ecco l'annuncio che Zahi "Indiana Jones" Hawass, l'ex ministro delle antichità, sta scrivendo un libro sulla rivoluzione. Si salvi chi può... Da seguire, invece, la notizia della nascita del Blocco Egiziano, una nuova coalizione di forze politiche che include il Partito del Fronte Democratico, il Partito Social Democratico, il Partito degli Egiziani Liberi, il Partito dell'Egitto Libero, il Tagammu, il Partito della Consapevolezza (questo mi era sfuggito), il Partito dei Sufi di Tahrir, il Partito Comunista, il sindacato degli agricoltori, l'unione degli operai, l'Associazione Nazionale per il Cambiamento e il Consiglio Nazionale. Dunque, una coalizione di liberali, forze di sinistra e sufi, con l'obiettivo di concorrere con una lista unica alle prossime elezioni parlamentari. Anche gli islamisti sono invitati a unirsi, ma finora nessuno ha accettato l'invito. Nota interessante, oltre a supportare uno stato civile, il Blocco dà particolare importanza al ruolo che la scienza dovrebbe rivestire nella società. Inaudito, non ho mai sentito una cosa simile da parte di nessuna formazione politica italiana.