Tempo di verità
Radio Beckwith evangelica

E’ tempo di rivelazioni in Egitto. Alcune pesanti verità stanno venendo a galla, confermando quanto già si sapeva o si sospettava. La prima “rivelazione”, diciamo così, è opera di un’associazione indipendente per i diritti umani, la quale ha raccolto video e testimonianze dei detenuti di 5 prigioni diverse.

Il titolo dice “sgombero della protesta con la forza”, mentre il cartello dice “voglio i miei diritti”. Il significato della vignetta è chiaro…

Vi ricorderete forse del vuoto di sicurezza nazionale che era seguito al cosiddetto “venerdì della collera”, ossia il 28 gennaio scorso, quando la polizia era sparita dalle strade per ordine del regime e vi erano state numerose evasioni dalle prigioni, con uccisioni di massa dei detenuti. In tanti, allora, avevano pensato che tali evasioni fossero state pianificate. Ebbene, le prove raccolte da questa associazione per i diritti umani confermano i peggiori timori. Centinaia di carcerati sono stati uccisi, persino nelle loro celle, non perché ci fosse stato qualche tentativo di evasione o rivolta da parte loro, ma intenzionalmente, a sangue freddo. Un massacro perpetrato dal regime, nel tentativo di seminare il caos e salvare se stesso, dando la colpa ai rivoltosi.

Ma non finisce qua. Un ufficiale di polizia in pensione, che ha fatto parte del movimento “Poliziotti, ma onesti”, ha rilasciato l’altro ieri un’intervista televisiva esplosiva, nella quale ha rivelato di essere in possesso di documenti scottanti dell’Amn al-Dawla (Sicurezza di Stato), ricevuti da un ex impiegato civile che lavorava in tale struttura (ricorderete che dopo l’irruzione dei manifestanti in diverse sedi dell’Amn al-Dawla, circa due settimane dopo la caduta di Mubarak, molti documenti sono stati sequestrati dai militari e consegnati alla Procura). Questi documenti proverebbero l’esistenza di una organizzazione politica segreta fondata nel 2000, facente capo all’ex ministro degli interni Habib al-Adly, attualmente sotto processo. Obiettivo dell’organizzazione: la repressione degli oppositori del progetto di rendere ereditaria la carica di Presidente della Repubblica, passando i poteri a Gamal Mubarak, figlio dell’ex dittatore. Tale obiettivo avrebbe dovuto essere raggiunto senza il coinvolgimento di polizia e ministro degli interni.

E questa organizzazione sembra aver lavorato a pieno ritmo, secondo le rivelazioni di questo poliziotto in pensione. Innanzitutto, sarebbe la diretta responsabile dell’omicidio del giornalista di al-Ahram Reda Hilal, del quale si erano misteriosamente perse le tracce. Poi, avrebbe defenestrato l’attrice Suad Hosni dalla sua casa di Londra, perché la donna voleva scrivere le sue memorie, che sarebbero state altamente compromettenti per Safwat el-Sherif, ex presidente del Consiglio della Shura. Infine, a tale organizzazione si dovrebbe la preparazione dell’attentato di Alessandria contro i copti, sul quale si scoprono altri dettagli. L’organizzazione segreta si sarebbe servita, per effettuare materialmente l’attentato, di alcuni uomini di un gruppo terroristico chiamato “L’esercito di Dio”, i quali avrebbero dovuto rimanere uccisi nell’attacco. Invece, alcuni sono riusciti a scappare oltre confine. La motivazione dell’attentato era di mettere a tacere papa Shenouda e i copti, le cui proteste nei confronti del governo si stavano facendo forti (ho già parlato di questo in una newsletter di qualche tempo fa). L’ufficiale di polizia ha già riferito tutte queste cose anche alla Procura. Speriamo che sia fatta presto piena chiarezza su questa organizzazione segreta, soprattutto alla luce dei processi in corso.

Nel frattempo, non si è affatto calmata la crisi tra Egitto e Israele. Pare che le autorità israeliane, dopo aver rifiutato la presentazione di scuse formali all’Egitto, si siano anche rifiutate di avviare un’indagine congiunta con gli egiziani, preferendo condurne una da soli. Il Consiglio Militare egiziano, allora, ha alzato un po’ la voce, minacciando il ritiro del proprio ambasciatore (questa volta sul serio, sembra). Israele ha fatto marcia indietro e pare, infine, aver accettato l’indagine congiunta sui fatti del Sinai. Inoltre, sembra che Israele consentirà un maggior dispiegamento di forze egiziane nel Sinai, proibito dal trattato di Camp David. Pare anche che Israele abbia chiesto al Consiglio Militare di rimettere la bandiera israeliana sull’ambasciata, dopo che Ahmed Shahat l’aveva rimossa per sostituirla con quella egiziana. Il Consiglio Militare ha risposto no, non adesso, la popolazione non accetterebbe.

In effetti, la popolazione egiziana non è affatto contenta. Oggi, centinaia di persone sono tornate a manifestare in 6 governatorati diversi, per chiedere la cacciata dell’ambasciatore israeliano. Vedremo questa sera se i numeri si ingrosseranno. Per una volta, uniti nella manifestazione ci sono sufi e salafiti. Si sono astenuti, invece, i copti, almeno a livello istituzionale, perché alcuni gruppi di cristiani hanno dichiarato invece che avrebbero partecipato.

In ambito islamico, gli sciiti stanno pensando di dar vita a un proprio partito. Si dovrebbe chiamare Unità e Libertà, con l’intenzione di sostenere la fondazione di uno stato civile. Ferve, invece, il dibattito lanciato da Mohammed el-Katatny, Segretario Generale del partito Libertà e Giustizia, il partito dei Fratelli Musulmani. El-Katatny vorrebbe imporre alcune restrizioni ai turisti che giungono sulle spiagge egiziane: niente bikini e niente consumo di alcol in pubblico. L’industria del turismo ha vigorosamente rifiutato l’idea, prevedendo la rovina dell’Egitto che vive proprio sul turismo. L’80% del turismo, come è stato fatto notare, è turismo di spiaggia, mentre il 95% dei turisti arabi bevono alcol. La proposta suicida di el-Katatny, dunque, per ora non è passata.

E' tempo di rivelazioni in Egitto. Alcune pesanti verità stanno venendo a galla, confermando quanto già si sapeva o si sospettava. La prima "rivelazione", diciamo così, è opera di un'associazione indipendente per i diritti umani, la quale ha raccolto video e testimonianze dei detenuti di 5 prigioni diverse. [caption id="attachment_726" align="alignright" width="300"] Il titolo dice "sgombero della protesta con la forza", mentre il cartello dice "voglio i miei diritti". Il significato della vignetta è chiaro...[/caption] Vi ricorderete forse del vuoto di sicurezza nazionale che era seguito al cosiddetto "venerdì della collera", ossia il 28 gennaio scorso, quando la polizia era sparita dalle strade per ordine del regime e vi erano state numerose evasioni dalle prigioni, con uccisioni di massa dei detenuti. In tanti, allora, avevano pensato che tali evasioni fossero state pianificate. Ebbene, le prove raccolte da questa associazione per i diritti umani confermano i peggiori timori. Centinaia di carcerati sono stati uccisi, persino nelle loro celle, non perché ci fosse stato qualche tentativo di evasione o rivolta da parte loro, ma intenzionalmente, a sangue freddo. Un massacro perpetrato dal regime, nel tentativo di seminare il caos e salvare se stesso, dando la colpa ai rivoltosi. Ma non finisce qua. Un ufficiale di polizia in pensione, che ha fatto parte del movimento "Poliziotti, ma onesti", ha rilasciato l'altro ieri un'intervista televisiva esplosiva, nella quale ha rivelato di essere in possesso di documenti scottanti dell'Amn al-Dawla (Sicurezza di Stato), ricevuti da un ex impiegato civile che lavorava in tale struttura (ricorderete che dopo l'irruzione dei manifestanti in diverse sedi dell'Amn al-Dawla, circa due settimane dopo la caduta di Mubarak, molti documenti sono stati sequestrati dai militari e consegnati alla Procura). Questi documenti proverebbero l'esistenza di una organizzazione politica segreta fondata nel 2000, facente capo all'ex ministro degli interni Habib al-Adly, attualmente sotto processo. Obiettivo dell'organizzazione: la repressione degli oppositori del progetto di rendere ereditaria la carica di Presidente della Repubblica, passando i poteri a Gamal Mubarak, figlio dell'ex dittatore. Tale obiettivo avrebbe dovuto essere raggiunto senza il coinvolgimento di polizia e ministro degli interni. E questa organizzazione sembra aver lavorato a pieno ritmo, secondo le rivelazioni di questo poliziotto in pensione. Innanzitutto, sarebbe la diretta responsabile dell'omicidio del giornalista di al-Ahram Reda Hilal, del quale si erano misteriosamente perse le tracce. Poi, avrebbe defenestrato l'attrice Suad Hosni dalla sua casa di Londra, perché la donna voleva scrivere le sue memorie, che sarebbero state altamente compromettenti per Safwat el-Sherif, ex presidente del Consiglio della Shura. Infine, a tale organizzazione si dovrebbe la preparazione dell'attentato di Alessandria contro i copti, sul quale si scoprono altri dettagli. L'organizzazione segreta si sarebbe servita, per effettuare materialmente l'attentato, di alcuni uomini di un gruppo terroristico chiamato "L'esercito di Dio", i quali avrebbero dovuto rimanere uccisi nell'attacco. Invece, alcuni sono riusciti a scappare oltre confine. La motivazione dell'attentato era di mettere a tacere papa Shenouda e i copti, le cui proteste nei confronti del governo si stavano facendo forti (ho già parlato di questo in una newsletter di qualche tempo fa). L'ufficiale di polizia ha già riferito tutte queste cose anche alla Procura. Speriamo che sia fatta presto piena chiarezza su questa organizzazione segreta, soprattutto alla luce dei processi in corso. Nel frattempo, non si è affatto calmata la crisi tra Egitto e Israele. Pare che le autorità israeliane, dopo aver rifiutato la presentazione di scuse formali all'Egitto, si siano anche rifiutate di avviare un'indagine congiunta con gli egiziani, preferendo condurne una da soli. Il Consiglio Militare egiziano, allora, ha alzato un po' la voce, minacciando il ritiro del proprio ambasciatore (questa volta sul serio, sembra). Israele ha fatto marcia indietro e pare, infine, aver accettato l'indagine congiunta sui fatti del Sinai. Inoltre, sembra che Israele consentirà un maggior dispiegamento di forze egiziane nel Sinai, proibito dal trattato di Camp David. Pare anche che Israele abbia chiesto al Consiglio Militare di rimettere la bandiera israeliana sull'ambasciata, dopo che Ahmed Shahat l'aveva rimossa per sostituirla con quella egiziana. Il Consiglio Militare ha risposto no, non adesso, la popolazione non accetterebbe. In effetti, la popolazione egiziana non è affatto contenta. Oggi, centinaia di persone sono tornate a manifestare in 6 governatorati diversi, per chiedere la cacciata dell'ambasciatore israeliano. Vedremo questa sera se i numeri si ingrosseranno. Per una volta, uniti nella manifestazione ci sono sufi e salafiti. Si sono astenuti, invece, i copti, almeno a livello istituzionale, perché alcuni gruppi di cristiani hanno dichiarato invece che avrebbero partecipato. In ambito islamico, gli sciiti stanno pensando di dar vita a un proprio partito. Si dovrebbe chiamare Unità e Libertà, con l'intenzione di sostenere la fondazione di uno stato civile. Ferve, invece, il dibattito lanciato da Mohammed el-Katatny, Segretario Generale del partito Libertà e Giustizia, il partito dei Fratelli Musulmani. El-Katatny vorrebbe imporre alcune restrizioni ai turisti che giungono sulle spiagge egiziane: niente bikini e niente consumo di alcol in pubblico. L'industria del turismo ha vigorosamente rifiutato l'idea, prevedendo la rovina dell'Egitto che vive proprio sul turismo. L'80% del turismo, come è stato fatto notare, è turismo di spiaggia, mentre il 95% dei turisti arabi bevono alcol. La proposta suicida di el-Katatny, dunque, per ora non è passata.