Il primo Aid rivoluzionario
Radio Beckwith evangelica

Oggi è il giorno dell’Aid al-Fitr, la festa che conclude il mese di digiuno di Ramadan. Attenzione, però, ad augurare buone feste agli egiziani. Quest’anno il consueto augurio aid mubarak (festa benedetta) è stato sostituito dai più con aid said (felice festa). Perché? Lo potete immaginare… Mubarak è il nome dell’ex dittatore, mentre said ricorda Khaled Said, il giovane di Alessandria trucidato da alcuni poliziotti nel giugno 2010, diventato il simbolo più forte della rivolta egiziana contro l’oppressione poliziesca del regime.

In Egitto – non occorre dirlo – l’Aid si è festeggiato in piazza Tahrir che, con il permesso delle forze armate, è stata riaperta alle masse. Data la natura religiosa della manifestazione, infatti, l’esercito non ha ritenuto opportuno impedire l’accesso alla piazza, pur mantenendo il presidio attorno all’area centrale, per impedire l’eventuale ripresa di qualche sit-in. Ma neanche in occasione dell’Aid la politica ha potuto restare fuori da piazzaTahrir, nonostante l’ottimismo delle forze armate. E così, dopo la preghiera, sono stati scanditi nuovi slogan contro il Consiglio Militare, mentre alcuni striscioni, estratti al momento giusto, chiedevano giustizia per i martiri, sia per quelli della rivoluzione che per quelli uccisi dal fuoco israeliano nel Sinai.

No, nemmeno con l’Aid l’incidente nel Sinai è stato dimenticato. La società egiziana continua a chiedere una presa di posizione forte da parte del Consiglio Militare, oltre che la revisione di Camp David e di tutti i trattati commerciali con Israele. Nel frattempo, Israele ha rafforzato le difese sul confine con il Sinai, in attesa – forse – di costruire l’ennesimo muro per la propria protezione. E mentre i manifestanti erano impegnati altrove per l’Aid, la bandiera israeliana è tornata a sventolare sull’ambasciata. Un impiegato, dope essersi ben guardato intorno, l’ha appesa da una finestra del ventesimo piano, poco sotto la bandiera egiziana ancora issata sul tetto dell’ambasciata. Da quella nuova posizione sarà impossibile rimuoverla, ma dovrà convivere con la bandiera egiziana che incombe su di lei dall’alto.

Tuttavia, la politica estera egiziana non si limita alla guerra delle bandiere con Israele, per fortuna. Ieri, il Primo Ministro Sharaf ha incontrato alcuni membri del Consiglio Nazionale Transitorio libico, tra i quali Mahmoud Jibril. Il CNT è giunto al Cairo con alcune richieste d’aiuto, alle quali il governo egiziano intende rispondere positivamente. In particolare – ed è interessante – i libici hanno chiesto due cose all’Egitto: degli insegnanti, in vista dell’apertura dell’anno scolastico, in condizioni decisamente difficili, e un aiuto a livello legislativo. Sembra che i libici, dunque, vogliano costruire un nuovo Stato da capo a piedi e, nel fare ciò, si sono rivolti all’Egitto, con la sua lunga competenza in materia legislativa. Per l’Egitto, naturalmente, il rafforzamento dello Stato libico in senso democratico è fondamentale, pertanto è nel suo interesse dare il proprio contributo. Una domanda: che fine ha fatto l’ambasciatore libico al Cairo che era rimasto fedele a Gheddafi? Non ne ho più avuto notizia…

L’Egitto, tuttavia, nel costruire le sue relazioni con l’estero, guarda anche altrove. Alla Siria, per esempio. Il prossimo mese giungerà al Cairo una delegazione dell’opposizione siriana, incontro che sarà da seguire. Già si tessono i fili di una futura, agognata, unità araba?

E la seconda delegazione straniera attesa al Cairo nel prossimo mese di settembre è quella che accompagnerà il Primo Ministro etiope. Il principale argomento di discussione, naturalmente, sarà la “diga del millennio” sul Nilo che l’Etiopia intende costruire. E’ in progetto la creazione di un comitato tripartito (Egitto, Sudan ed Etiopia) per studiarne l’impatto. Inoltre, l’incontro con il Primo Ministro etiope sarà finalizzato a un generale rafforzamento delle relazioni tra i due paesi. L’Egitto sa che il suo tallone d’Achille è l’acqua, pertanto deve curare attentamente le relazioni con quei paesi che, da questo punto di vista, hanno il potere di danneggiarlo, cosa che Mubarak aveva sempre trascurato di fare.

Intanto, sono stati approvati legalmente due nuovi partiti: al-Asala, terzo partito salafita, e al-Karama, partito di stampo nasseriano panarabista. La chiesa copta, invece, torna a sollecitare le indagini sul coinvolgimento dell’ex Ministro degli Interni, Habib al-Adly, nell’attentato di Alessandria di Capodanno. Vista la scandalosa lentezza dell’indagine, i copti hanno chiesto l’intervento di Sharaf e del feldmaresciallo Tantawi. Non ho avuto notizia di risposte da parte loro.

Oggi è il giorno dell'Aid al-Fitr, la festa che conclude il mese di digiuno di Ramadan. Attenzione, però, ad augurare buone feste agli egiziani. Quest'anno il consueto augurio aid mubarak (festa benedetta) è stato sostituito dai più con aid said (felice festa). Perché? Lo potete immaginare... Mubarak è il nome dell'ex dittatore, mentre said ricorda Khaled Said, il giovane di Alessandria trucidato da alcuni poliziotti nel giugno 2010, diventato il simbolo più forte della rivolta egiziana contro l'oppressione poliziesca del regime. In Egitto - non occorre dirlo - l'Aid si è festeggiato in piazza Tahrir che, con il permesso delle forze armate, è stata riaperta alle masse. Data la natura religiosa della manifestazione, infatti, l'esercito non ha ritenuto opportuno impedire l'accesso alla piazza, pur mantenendo il presidio attorno all'area centrale, per impedire l'eventuale ripresa di qualche sit-in. Ma neanche in occasione dell'Aid la politica ha potuto restare fuori da piazzaTahrir, nonostante l'ottimismo delle forze armate. E così, dopo la preghiera, sono stati scanditi nuovi slogan contro il Consiglio Militare, mentre alcuni striscioni, estratti al momento giusto, chiedevano giustizia per i martiri, sia per quelli della rivoluzione che per quelli uccisi dal fuoco israeliano nel Sinai. No, nemmeno con l'Aid l'incidente nel Sinai è stato dimenticato. La società egiziana continua a chiedere una presa di posizione forte da parte del Consiglio Militare, oltre che la revisione di Camp David e di tutti i trattati commerciali con Israele. Nel frattempo, Israele ha rafforzato le difese sul confine con il Sinai, in attesa - forse - di costruire l'ennesimo muro per la propria protezione. E mentre i manifestanti erano impegnati altrove per l'Aid, la bandiera israeliana è tornata a sventolare sull'ambasciata. Un impiegato, dope essersi ben guardato intorno, l'ha appesa da una finestra del ventesimo piano, poco sotto la bandiera egiziana ancora issata sul tetto dell'ambasciata. Da quella nuova posizione sarà impossibile rimuoverla, ma dovrà convivere con la bandiera egiziana che incombe su di lei dall'alto. Tuttavia, la politica estera egiziana non si limita alla guerra delle bandiere con Israele, per fortuna. Ieri, il Primo Ministro Sharaf ha incontrato alcuni membri del Consiglio Nazionale Transitorio libico, tra i quali Mahmoud Jibril. Il CNT è giunto al Cairo con alcune richieste d'aiuto, alle quali il governo egiziano intende rispondere positivamente. In particolare - ed è interessante - i libici hanno chiesto due cose all'Egitto: degli insegnanti, in vista dell'apertura dell'anno scolastico, in condizioni decisamente difficili, e un aiuto a livello legislativo. Sembra che i libici, dunque, vogliano costruire un nuovo Stato da capo a piedi e, nel fare ciò, si sono rivolti all'Egitto, con la sua lunga competenza in materia legislativa. Per l'Egitto, naturalmente, il rafforzamento dello Stato libico in senso democratico è fondamentale, pertanto è nel suo interesse dare il proprio contributo. Una domanda: che fine ha fatto l'ambasciatore libico al Cairo che era rimasto fedele a Gheddafi? Non ne ho più avuto notizia... L'Egitto, tuttavia, nel costruire le sue relazioni con l'estero, guarda anche altrove. Alla Siria, per esempio. Il prossimo mese giungerà al Cairo una delegazione dell'opposizione siriana, incontro che sarà da seguire. Già si tessono i fili di una futura, agognata, unità araba? E la seconda delegazione straniera attesa al Cairo nel prossimo mese di settembre è quella che accompagnerà il Primo Ministro etiope. Il principale argomento di discussione, naturalmente, sarà la "diga del millennio" sul Nilo che l'Etiopia intende costruire. E' in progetto la creazione di un comitato tripartito (Egitto, Sudan ed Etiopia) per studiarne l'impatto. Inoltre, l'incontro con il Primo Ministro etiope sarà finalizzato a un generale rafforzamento delle relazioni tra i due paesi. L'Egitto sa che il suo tallone d'Achille è l'acqua, pertanto deve curare attentamente le relazioni con quei paesi che, da questo punto di vista, hanno il potere di danneggiarlo, cosa che Mubarak aveva sempre trascurato di fare. Intanto, sono stati approvati legalmente due nuovi partiti: al-Asala, terzo partito salafita, e al-Karama, partito di stampo nasseriano panarabista. La chiesa copta, invece, torna a sollecitare le indagini sul coinvolgimento dell'ex Ministro degli Interni, Habib al-Adly, nell'attentato di Alessandria di Capodanno. Vista la scandalosa lentezza dell'indagine, i copti hanno chiesto l'intervento di Sharaf e del feldmaresciallo Tantawi. Non ho avuto notizia di risposte da parte loro.