Verso le elezioni: la legge sui collegi elettorali
Radio Beckwith evangelica

Procedono i preparativi per le prossime elezioni parlamentari, anche se non si conosce ancora la data esatta (dovrebbero comunque tenersi a novembre). Ricordo che il 18 settembre cominceranno i lavori della Commissione Elettorale. Intanto, il Consiglio Militare ha sottoposto all’opinione pubblica e alle forze politiche il disegno di legge che definisce i nuovi collegi elettorali, suscitando un vespaio di polemiche e critiche.

I collegi elettorali sono stati ridotti da 222 a 126, con il sistema del singolo candidato, e 58, con il sistema a lista. Conseguenza della riduzione del numero dei collegi è l’ampliamento delle loro dimensioni, ed è proprio questo fatto che ha scatenato le critiche. Avere collegi più grandi significa dover impiegare più fondi per la campagna elettorale, poiché non basta una campagna porta a porta. I partiti più piccoli, o che si affacciano per la prima volta sulla scena politica, sono svantaggiati rispetto ai Fratelli Musulmani, che dispongono di grandi risorse. Le forze laiche, pertanto, sostengono che tale legge sia confezionata apposta per favorire gli islamisti. Inoltre, gli ex membri del Partito Nazional Democratico, ora sciolto, potranno liberamente concorrere alle elezioni. Qualcuno ha contato che ci sono almeno otto partiti guidati da ex membri del PND, per il quale si chiedeva invece il bando dalla vita politica. E se si vuole ulteriore conferma del favoritismo nei confronti di ex PND e islamisti, basti dire che questi si sono dichiarati soddisfatti della legge.

Ma avere collegi elettorali più grandi significa anche, secondo alcuni, una loro maggiore eterogeneità, la quale implicherà una forte competitività tra i singoli candidati (infatti le forze laiche chiedevano anche un sistema interamente proporzionale). In un collegio più piccolo vincerebbe il notabile locale (come in passato), mentre in un collegio più grande è probabile che si assisterà alla guerra tra più notabili di luoghi diversi. Tradotto in soldoni: maggiore violenza per accaparrarsi la vittoria elettorale.

In seguito alle critiche ricevute, sembra che il Consiglio Militare stia studiando degli emendamenti alla legge, ma per ora non si sa quali sono. Inoltre, il Consiglio Militare ha infine emanato il decreto sulla formazione dei consigli locali temporanei, dei quali ho parlato in una newsletter precedente.

Nel frattempo, si registra la nascita del Partito delle Donne Egiziane, che si dichiara di tendenza liberale e disponibile ad accogliere anche uomini. Il nuovo partito sosterrà uno stato civile e democratico, ma ribadisce che la Costituzione deriva dalla sharia. Il partito Nahda (una delle filiazioni della Fratellanza Musulmana) e il partito salafita al-Asala tentano invece una fusione.

 

Ma al momento di lasciarci, prima della pausa, l’Egitto era nel pieno della crisi con Israele. Che cosa è successo dopo? Non si è registrata nessuna sostanziale novità, senonché la telenovela dell’ambasciata egiziana al Cairo è continuata. Il Consiglio Militare, infatti, ha ordinato la costruzione, attorno all’edificio, di un muro di protezione alto tre metri (un altro muro!). Per la protezione dei piani bassi, dice il governatore di Giza, dove si trova l’ambasciata. Per la protezione dei diplomatici israeliani, dice la gente, ancora infuriata (tra l’altro, l’ambasciatore israeliano è finalmente tornato dalle vacanze). Il muro, inoltre, è stato inspiegabilmente dipinto con i colori della bandiera egiziana e una scritta: “l’Egitto sopra tutti”. Nessuno ne ha capito il significato. Non c’è bisogno di dire, tuttavia, che il giorno successivo alla fine della costruzione del muro, quest’ultimo è stato subito ricoperto da graffiti (vedi foto).

Procedono i preparativi per le prossime elezioni parlamentari, anche se non si conosce ancora la data esatta (dovrebbero comunque tenersi a novembre). Ricordo che il 18 settembre cominceranno i lavori della Commissione Elettorale. Intanto, il Consiglio Militare ha sottoposto all'opinione pubblica e alle forze politiche il disegno di legge che definisce i nuovi collegi elettorali, suscitando un vespaio di polemiche e critiche. I collegi elettorali sono stati ridotti da 222 a 126, con il sistema del singolo candidato, e 58, con il sistema a lista. Conseguenza della riduzione del numero dei collegi è l'ampliamento delle loro dimensioni, ed è proprio questo fatto che ha scatenato le critiche. Avere collegi più grandi significa dover impiegare più fondi per la campagna elettorale, poiché non basta una campagna porta a porta. I partiti più piccoli, o che si affacciano per la prima volta sulla scena politica, sono svantaggiati rispetto ai Fratelli Musulmani, che dispongono di grandi risorse. Le forze laiche, pertanto, sostengono che tale legge sia confezionata apposta per favorire gli islamisti. Inoltre, gli ex membri del Partito Nazional Democratico, ora sciolto, potranno liberamente concorrere alle elezioni. Qualcuno ha contato che ci sono almeno otto partiti guidati da ex membri del PND, per il quale si chiedeva invece il bando dalla vita politica. E se si vuole ulteriore conferma del favoritismo nei confronti di ex PND e islamisti, basti dire che questi si sono dichiarati soddisfatti della legge. Ma avere collegi elettorali più grandi significa anche, secondo alcuni, una loro maggiore eterogeneità, la quale implicherà una forte competitività tra i singoli candidati (infatti le forze laiche chiedevano anche un sistema interamente proporzionale). In un collegio più piccolo vincerebbe il notabile locale (come in passato), mentre in un collegio più grande è probabile che si assisterà alla guerra tra più notabili di luoghi diversi. Tradotto in soldoni: maggiore violenza per accaparrarsi la vittoria elettorale. In seguito alle critiche ricevute, sembra che il Consiglio Militare stia studiando degli emendamenti alla legge, ma per ora non si sa quali sono. Inoltre, il Consiglio Militare ha infine emanato il decreto sulla formazione dei consigli locali temporanei, dei quali ho parlato in una newsletter precedente. Nel frattempo, si registra la nascita del Partito delle Donne Egiziane, che si dichiara di tendenza liberale e disponibile ad accogliere anche uomini. Il nuovo partito sosterrà uno stato civile e democratico, ma ribadisce che la Costituzione deriva dalla sharia. Il partito Nahda (una delle filiazioni della Fratellanza Musulmana) e il partito salafita al-Asala tentano invece una fusione.   Ma al momento di lasciarci, prima della pausa, l'Egitto era nel pieno della crisi con Israele. Che cosa è successo dopo? Non si è registrata nessuna sostanziale novità, senonché la telenovela dell'ambasciata egiziana al Cairo è continuata. Il Consiglio Militare, infatti, ha ordinato la costruzione, attorno all'edificio, di un muro di protezione alto tre metri (un altro muro!). Per la protezione dei piani bassi, dice il governatore di Giza, dove si trova l'ambasciata. Per la protezione dei diplomatici israeliani, dice la gente, ancora infuriata (tra l'altro, l'ambasciatore israeliano è finalmente tornato dalle vacanze). Il muro, inoltre, è stato inspiegabilmente dipinto con i colori della bandiera egiziana e una scritta: "l'Egitto sopra tutti". Nessuno ne ha capito il significato. Non c'è bisogno di dire, tuttavia, che il giorno successivo alla fine della costruzione del muro, quest'ultimo è stato subito ricoperto da graffiti (vedi foto).