L’Egitto ancora e sempre nello stato di emergenza
Radio Beckwith evangelica

Si va sempre più radicando, in Egitto, la convinzione che l’esercito abbia volutamente consentito l’irruzione nell’ambasciata israeliana, al fine di poter ristabilire il proprio governo autoritario. E se non l’ha fatto ha comunque colto la palla al balzo. E’ lo stesso Israele a esprimere perplessità, secondo quanto riferito da alcuni giornali occidentali. Ma poco importa, ormai. E’ probabile che le relazioni tra Egitto e Israele si rinormalizzaranno, pur rimanendo fredde (parlo delle relazioni ufficiali, perché la gente ribolle di rabbia dagli anni ’30).

Una mela (il frutto della rivoluzione) insidiata da un vermetto malevolo (i resti del regime)

Nessuno dei due paesi, infatti, come hanno dichiarato le rispettive autorità, ha interesse alla guerra. Chi rimane invece intrappolata nel pantano è la società egiziana, tanto per cambiare. Le leggi di emergenza che, secondo le promesse del Consiglio Militare, erano sul punto di essere abolite (da quanto tempo gli egiziani chiedono che siano rimosse!), sono invece state rinforzate. Uno dei membri del Consiglio Militare ha addirittura affermato che resteranno in vigore almeno fino a giugno 2012.

E che cosa vuol dire il rinforzo delle leggi di emergenza? Significa che queste saranno applicate a tutta una serie di “infrazioni”, come il blocco delle strade (cosa che avviene spesso durante le manifestazioni), la pubblicazione di informazioni false (odore di censura allargata) e il possesso illegale di armi (questo sta effettivamente diventando un problema). Significa inoltre che la polizia, da ora in poi, è autorizzata a sparare su chiunque tenti di assaltare il Ministero degli Interni o costituisca una minaccia alla vita dei poliziotti. Il problema, naturalmente, è come verranno applicate in pratica queste leggi.

Gli egiziani non l’hanno presa bene, ovviamente. C’è abbattimento, I più ottimisti commentano che, comunque, con le leggi di emergenza ci convivono dalla nascita, dunque non cambierà nulla. Appunto, si sperava che le cose cambiassero. Gli attivisti radicali – così li hanno chiamati i giornali – hanno invece indetto una protesta contro il Consiglio Militare per il 30 settembre, protesta che non promette nulla di buono temo. Tra i manifestanti – è ancora in corso una grande protesta all’Università Americana e in altre università, per chiedere la rimozione dei dirigenti nominati dal regime di Mubarak – ora circola un nuovo slogan: “Abbasso il Presidente che verrà!”. Ironia amara…

Il feldmaresciallo Tantawi fracassa una telecamera di al-Jazeera (vedi newsletter di ieri) con una mazza (la censura), dicendo: “E’ per la vostra protezione”.

Prosegue, nel frattempo, il processo della “battaglia del cammello”, nel quale sono implicati diversi uomini (e una donna, ex ministro) di Mubarak, accusati di essere i mandanti dei baltagheya a cavallo che hanno attaccato i manifestanti in piazza Tahrir il 2 e 3 febbraio 2011, causando centinaia di morti. Purtroppo, però, il giudice ha imposto il black out mediatico. Proibito l’ingresso a tv e giornalisti. Oggi, pare, si sarebbero dovute ascoltare varie testimonianze di poliziotti.

E’ stato deciso, intanto, di separare le elezioni per la Camera Bassa da quelle per la Shura, la Camera Alta. Le prime si terrano a novembre-dicembre, mentre le seconde slitteranno a gennaio. L’ultima settimana di settembre si aprirà la raccolta delle candidature, quindi si stabilirà la data esatta delle elezioni, che non si terranno prima di 30 giorni dall’inizio delle procedure elettorali. Le elezioni coinvolgeranno 10.000 giudici, sia nella supervisione del voto, sia nel controllo delle operazioni di scrutinio e nella convalida del voto. Gli islamisti, anche loro sempre più nervosi nei confronti del Consiglio Militare, fanno sapere che, se ci sarà un qualunque ritardo nelle elezioni, torneranno in piazza assieme a tutti gli altri.

E mentre il cielo si rabbuia, in Egitto, giunge al Cairo Erdogan, nel quale molti ripongono grosse speranze…

Si va sempre più radicando, in Egitto, la convinzione che l'esercito abbia volutamente consentito l'irruzione nell'ambasciata israeliana, al fine di poter ristabilire il proprio governo autoritario. E se non l'ha fatto ha comunque colto la palla al balzo. E' lo stesso Israele a esprimere perplessità, secondo quanto riferito da alcuni giornali occidentali. Ma poco importa, ormai. E' probabile che le relazioni tra Egitto e Israele si rinormalizzaranno, pur rimanendo fredde (parlo delle relazioni ufficiali, perché la gente ribolle di rabbia dagli anni '30). [caption id="attachment_765" align="alignright" width="300"] Una mela (il frutto della rivoluzione) insidiata da un vermetto malevolo (i resti del regime)[/caption] Nessuno dei due paesi, infatti, come hanno dichiarato le rispettive autorità, ha interesse alla guerra. Chi rimane invece intrappolata nel pantano è la società egiziana, tanto per cambiare. Le leggi di emergenza che, secondo le promesse del Consiglio Militare, erano sul punto di essere abolite (da quanto tempo gli egiziani chiedono che siano rimosse!), sono invece state rinforzate. Uno dei membri del Consiglio Militare ha addirittura affermato che resteranno in vigore almeno fino a giugno 2012. E che cosa vuol dire il rinforzo delle leggi di emergenza? Significa che queste saranno applicate a tutta una serie di "infrazioni", come il blocco delle strade (cosa che avviene spesso durante le manifestazioni), la pubblicazione di informazioni false (odore di censura allargata) e il possesso illegale di armi (questo sta effettivamente diventando un problema). Significa inoltre che la polizia, da ora in poi, è autorizzata a sparare su chiunque tenti di assaltare il Ministero degli Interni o costituisca una minaccia alla vita dei poliziotti. Il problema, naturalmente, è come verranno applicate in pratica queste leggi. Gli egiziani non l'hanno presa bene, ovviamente. C'è abbattimento, I più ottimisti commentano che, comunque, con le leggi di emergenza ci convivono dalla nascita, dunque non cambierà nulla. Appunto, si sperava che le cose cambiassero. Gli attivisti radicali - così li hanno chiamati i giornali - hanno invece indetto una protesta contro il Consiglio Militare per il 30 settembre, protesta che non promette nulla di buono temo. Tra i manifestanti - è ancora in corso una grande protesta all'Università Americana e in altre università, per chiedere la rimozione dei dirigenti nominati dal regime di Mubarak - ora circola un nuovo slogan: "Abbasso il Presidente che verrà!". Ironia amara... [caption id="attachment_764" align="alignleft" width="300"] Il feldmaresciallo Tantawi fracassa una telecamera di al-Jazeera (vedi newsletter di ieri) con una mazza (la censura), dicendo: "E' per la vostra protezione".[/caption] Prosegue, nel frattempo, il processo della "battaglia del cammello", nel quale sono implicati diversi uomini (e una donna, ex ministro) di Mubarak, accusati di essere i mandanti dei baltagheya a cavallo che hanno attaccato i manifestanti in piazza Tahrir il 2 e 3 febbraio 2011, causando centinaia di morti. Purtroppo, però, il giudice ha imposto il black out mediatico. Proibito l'ingresso a tv e giornalisti. Oggi, pare, si sarebbero dovute ascoltare varie testimonianze di poliziotti. E' stato deciso, intanto, di separare le elezioni per la Camera Bassa da quelle per la Shura, la Camera Alta. Le prime si terrano a novembre-dicembre, mentre le seconde slitteranno a gennaio. L'ultima settimana di settembre si aprirà la raccolta delle candidature, quindi si stabilirà la data esatta delle elezioni, che non si terranno prima di 30 giorni dall'inizio delle procedure elettorali. Le elezioni coinvolgeranno 10.000 giudici, sia nella supervisione del voto, sia nel controllo delle operazioni di scrutinio e nella convalida del voto. Gli islamisti, anche loro sempre più nervosi nei confronti del Consiglio Militare, fanno sapere che, se ci sarà un qualunque ritardo nelle elezioni, torneranno in piazza assieme a tutti gli altri. E mentre il cielo si rabbuia, in Egitto, giunge al Cairo Erdogan, nel quale molti ripongono grosse speranze...