Erdogan, il laico, in visita al Cairo
Radio Beckwith evangelica

il premier turco è giunto ieri sera al Cairo, a distrarre le menti dal recente attacco all’ambasciata israeliana e dal rinvigorimento delle leggi di emergenza. Le telecamere sono puntate su di lui, nonostante siano in corso due importanti processi: quello della “battaglia del cammello”, del quale ho già parlato, e quello di Mubarak, con la testimonianza resa oggi da Omar Suleyman, ex capo dell’intelligence militare. Suleyman, al contrario di Tantawi e Anan, si è puntualmente presentato in tribunale, ma per adesso non è ancora trapelato nulla sulla sua testimonianza (ricordo che tali testimonianze si tengono in sedute processuali coperte dal segreto).

Pertanto, l’evento del giorno è l’arrivo di Erdogan al Cairo, dove si tratterrà qualche giorno. La sua agenda è ricca di appuntamenti, con il preciso scopo di incrementare la cooperazione tra Turchia ed Egitto, due paesi che – come ha ricordato lo stesso Erdogan – rivestono un ruolo di primo piano nella regione, assieme ad Iran e Arabia Saudita. E’ allo studio anche la possibilità di abolire i visti per viaggiare tra i due paesi. Oggi, Erdogan ha tenuto un discorso alla Lega Araba e ha fatto visita all’Università di al-Azhar. Previsto, naturalmente, un incontro con Tantawi e il primo ministro Sharaf. Ma ciò che più ha fatto discutere – e anche sorridere, come vedremo – è stata l’intervista lasciata a una tv, nella quale Erdogan ha fortemente sostenuto l’istuzione di uno stato laico in Egitto. Il premier turco ha esplicitamente invitato gli egiziani a riscrivere la Costituzione basandosi su principi laici, affermando inoltre che l’Egitto sarà perfettamente in grado di costruire uno stato moderno se compirà i seguenti passi: una corretta amministrazione, una grande attenzione per l’istruzione, una buona gestione delle finanze, l’eliminazione della corruzione e il raggiungimento della stabilità. Ha ricordato quindi che i principi di laicità richiedono allo Stato di essere laico, non ai cittadini. Dunque la laicità non è la negazione della religione e gli egiziani non devono temerla.

Ora, le parole di Erdogan sulla laicità hanno strappato un largo sorriso a tutti gli esponenti delle forze secolari, che in quel momento avrebbero tanto voluto – a sentire i commenti di qualcuno – vedere le facce degli islamisti, i più entusiasti ammiratori del premier turco, accorsi in massa ad accoglierlo all’aeroporto. Nonostante ciò, molti giovani della rivoluzione restano diffidenti verso Erdogan, sia perché non amano l’idea di rifarsi a modelli di qualunque sorta, sia a causa della questione curda. Tuttavia, nemmeno loro hanno potuto non notare la diversa “statura politica” di Erdogan, rispetto ai propri rappresentanti politici (e militari).

E naturalmente, nelle parole di Erdogan, non poteva mancare un riferimento all’attuale crisi con Israele. Ha affermato che le relazioni della Turchia con Tel Aviv non si rinormalizzeranno. Israele ha perso un importante alleato strategico. La Turchia, tuttavia, non è nemica del popolo israeliano, ma solo della sua amministrazione. Quindi, Erdogan ha sgridato l’Occidente, accusandolo di trattare Israele come un bambino viziato, mentre quest’ultimo compie azioni di stampo terroristico. Ha infine ribadito il sostegno della Turchia alla dichiarazione dello stato palestinese prevista per la fine di settembre. Nessun accenno alla Siria, ha fatto notare qualcuno.

Nel frattempo, si consuma la frattura tra islamisti e Consiglio Militare. I primi sono furiosi, perché i militari intendono nominare direttamente, previa consultazione con tutte le forze politiche, i membri della futura Commissione Costituente, invece di lasciarli eleggere dal nuovo Parlamento. La Dichiarazione Costituzionale, in effetti, non stipula in qual modo debbano essere scelti i membri della Commissione, ma stabilisce soltanto che debbano essere in numero di cento. Gli islamisti, tuttavia, che sperano di guadagnare seggi abbondanti in Parlamento, speravano anche di imporre una propria vasta rappresentanza nella Commissione. Il vice premier Ali el-Silmy ha proposto un compromesso: 50% dei membri per nomina diretta e l’altro 50% scelti dal Parlamento. Purtroppo, però, dopo aver avanzato questa proposta, Ali el-Selmy si è sentito male, finendo in ospedale. La trattativa è ora sospesa.

Ma la rabbia per il rafforzamento delle leggi di emergenza è tutt’altro che sopita. La Coalizione dei Giovani della Rivoluzione ha invitato a una nuova manifestazione il 16 settembre. Titolo: il “venerdì del terrificante silenzio”. Bisognerà vestirsi di nero e restare zitti, con la bocca tappata.

il premier turco è giunto ieri sera al Cairo, a distrarre le menti dal recente attacco all'ambasciata israeliana e dal rinvigorimento delle leggi di emergenza. Le telecamere sono puntate su di lui, nonostante siano in corso due importanti processi: quello della "battaglia del cammello", del quale ho già parlato, e quello di Mubarak, con la testimonianza resa oggi da Omar Suleyman, ex capo dell'intelligence militare. Suleyman, al contrario di Tantawi e Anan, si è puntualmente presentato in tribunale, ma per adesso non è ancora trapelato nulla sulla sua testimonianza (ricordo che tali testimonianze si tengono in sedute processuali coperte dal segreto). Pertanto, l'evento del giorno è l'arrivo di Erdogan al Cairo, dove si tratterrà qualche giorno. La sua agenda è ricca di appuntamenti, con il preciso scopo di incrementare la cooperazione tra Turchia ed Egitto, due paesi che - come ha ricordato lo stesso Erdogan - rivestono un ruolo di primo piano nella regione, assieme ad Iran e Arabia Saudita. E' allo studio anche la possibilità di abolire i visti per viaggiare tra i due paesi. Oggi, Erdogan ha tenuto un discorso alla Lega Araba e ha fatto visita all'Università di al-Azhar. Previsto, naturalmente, un incontro con Tantawi e il primo ministro Sharaf. Ma ciò che più ha fatto discutere - e anche sorridere, come vedremo - è stata l'intervista lasciata a una tv, nella quale Erdogan ha fortemente sostenuto l'istuzione di uno stato laico in Egitto. Il premier turco ha esplicitamente invitato gli egiziani a riscrivere la Costituzione basandosi su principi laici, affermando inoltre che l'Egitto sarà perfettamente in grado di costruire uno stato moderno se compirà i seguenti passi: una corretta amministrazione, una grande attenzione per l'istruzione, una buona gestione delle finanze, l'eliminazione della corruzione e il raggiungimento della stabilità. Ha ricordato quindi che i principi di laicità richiedono allo Stato di essere laico, non ai cittadini. Dunque la laicità non è la negazione della religione e gli egiziani non devono temerla. Ora, le parole di Erdogan sulla laicità hanno strappato un largo sorriso a tutti gli esponenti delle forze secolari, che in quel momento avrebbero tanto voluto - a sentire i commenti di qualcuno - vedere le facce degli islamisti, i più entusiasti ammiratori del premier turco, accorsi in massa ad accoglierlo all'aeroporto. Nonostante ciò, molti giovani della rivoluzione restano diffidenti verso Erdogan, sia perché non amano l'idea di rifarsi a modelli di qualunque sorta, sia a causa della questione curda. Tuttavia, nemmeno loro hanno potuto non notare la diversa "statura politica" di Erdogan, rispetto ai propri rappresentanti politici (e militari). E naturalmente, nelle parole di Erdogan, non poteva mancare un riferimento all'attuale crisi con Israele. Ha affermato che le relazioni della Turchia con Tel Aviv non si rinormalizzeranno. Israele ha perso un importante alleato strategico. La Turchia, tuttavia, non è nemica del popolo israeliano, ma solo della sua amministrazione. Quindi, Erdogan ha sgridato l'Occidente, accusandolo di trattare Israele come un bambino viziato, mentre quest'ultimo compie azioni di stampo terroristico. Ha infine ribadito il sostegno della Turchia alla dichiarazione dello stato palestinese prevista per la fine di settembre. Nessun accenno alla Siria, ha fatto notare qualcuno. Nel frattempo, si consuma la frattura tra islamisti e Consiglio Militare. I primi sono furiosi, perché i militari intendono nominare direttamente, previa consultazione con tutte le forze politiche, i membri della futura Commissione Costituente, invece di lasciarli eleggere dal nuovo Parlamento. La Dichiarazione Costituzionale, in effetti, non stipula in qual modo debbano essere scelti i membri della Commissione, ma stabilisce soltanto che debbano essere in numero di cento. Gli islamisti, tuttavia, che sperano di guadagnare seggi abbondanti in Parlamento, speravano anche di imporre una propria vasta rappresentanza nella Commissione. Il vice premier Ali el-Silmy ha proposto un compromesso: 50% dei membri per nomina diretta e l'altro 50% scelti dal Parlamento. Purtroppo, però, dopo aver avanzato questa proposta, Ali el-Selmy si è sentito male, finendo in ospedale. La trattativa è ora sospesa. Ma la rabbia per il rafforzamento delle leggi di emergenza è tutt'altro che sopita. La Coalizione dei Giovani della Rivoluzione ha invitato a una nuova manifestazione il 16 settembre. Titolo: il "venerdì del terrificante silenzio". Bisognerà vestirsi di nero e restare zitti, con la bocca tappata.