I candidati alla Presidenza uniscono le forze
Radio Beckwith evangelica

Continua la visita di Erdogan in Egitto, tra consenso e scontento. Lo scontento, oggi, è stato implicitamente espresso dalla vecchia leadership dei Fratelli Musulmani, contrariamente a quanto si poteva pensare. I leader della Fratellanza hanno non tanto velatamente suggerito al premier turco di ridimensionare le sue ambizioni di espandere la propria influenza nella regione mediorientale.

I manifestanti accampati in piazza Tahrir turbano il sonno del Consiglio Militare, urlando a gran voce “Democrazia!”

Sembra che i vecchi leader islamisti, infatti, siano infastiditi dall’accoglienza festosa della gioventù della Fratellanza ad Erdogan, nel quale vedono un esempio da seguire. Dunque, hanno affermato che l’Egitto non ha bisogno di seguire nessun esempio. Sostanzialmente, una scenata di gelosia!

E mentre Erdogan raccoglie applausi in giro per l’Egitto, sette tra i maggiori candidati alla Presidenza egiziana si sono riuniti per discutere su come salvare il paese dalla crisi nella quale sembra essere caduto. Sono Mohammed el-Baradei, Amr Moussa, Hamdeen Sabahi, Hazem Abu Ismail, Mohammed Selim al-Awa, Abdel Moneim Abul Futuh e Hisham el-Bastawisi. Candidati di tutte le correnti, dunque. L’idea è partita da Amr Moussa, il quale vorrebbe costituire un comitato consultativo di 100 personalità di rilievo che aiutino il Consiglio Militare a risolvere i numerosi problemi del paese. Il punto è che i militari non sembrano molto disponibili all’ascolto. I sette aspiranti presidenti vogliono anche lanciare una campagna di raccolta firme contro la legge sui collegi elettorali.

Intanto, procede il processo di Mubarak. Non si sa cosa abbia testimoniato ieri Omar Suleyman. Due sono le possibili versioni contrastanti, basate su dichiarazioni lasciate ai giornali tempo fa dallo stesso Suleyman. La prima salverebbe Mubarak, che non avrebbe dato l’ordine di sparare sui manifestanti, la seconda lo metterebbe seriamente nei guai, perché sosterrebbe che Mubarak era al corrente di ogni singola pallottola sparata sui dimostranti. I “figli di Mubarak” si dicono fiduciosi che Suleyman non abbia tradito l’ex Presidente.

Oggi, invece, è stato il turno della testimonianza dell’attuale Ministro degli Interni, Mansour el-Essawi, messo pesantemente sotto accusa dai manifestanti. Nel frattempo, ci si prepara a venerdì, ma già molte forze politiche (in testa gli islamisti) hanno dichiarato che non scenderanno in piazza, visto i risultati fallimentari che le dimostrazioni sembrano ottenere di questi tempi.