La tabella di marcia delle elezioni
Radio Beckwith evangelica

Nonostante il cammino democratico dell’Egitto sia ancora piuttosto nebuloso, si è almeno cominciato a chiarire il programma delle prossime elezioni. La proposta della Commissione Elettorale (che dovrà ricevere definitiva conferma) è di tenere le elezioni dell’Assemblea del Popolo e della Shura in tre fasi, come già ricordato qualche tempo fa. Si comincerà dall’Assemblea del Popolo, con il primo ciclo di votazioni previsto per il 21 novembre. Il secondo ciclo si terrà il 7 dicembre, seguito dai ballottaggi il 14 dicembre. Quindi, il 27 dicembre, ci sarà il terzo e ultimo ciclo, seguito dai ballottaggi il 3 gennaio. Le elezioni della Shura seguiranno uno schema simile. Il primo ciclo avrà inizio il 22 gennaio, con ballottaggio il 27 dello stesso mese; il secondo si terrà il 7 febbraio con ballottaggio il 14; infine, il terzo ciclo avrà luogo il 26 febbraio con ballottaggio il 4 marzo. Mercoledì prossimo si saprà se il Consiglio dei Ministri approverà questa tabella di marcia.

Quel che è certo – e quel che non piace a molte forze politiche – è che le due nuove Camere non si riuniranno prima di marzo, poi saranno necessari circa sei mesi per scrivere la nuova Costituzione e pertanto si prevede che le presidenziali non si terrano prima del mese di dicembre 2012, se non più tardi. Altro che sei mesi. Resta sospesa, per il momento, la questione del voto degli egiziani all’estero.

Qualcuno, però, sembra che rimarrà escluso dalle elezioni. Si tratta del partito “Costruzione e Sviluppo”, fondato dalla tristemente nota Jama’a Islamiya. Il riconoscimento ufficiale è stato rifiutato per due motivi principali: il primo è che alcuni dei fondatori del partito risultano banditi dalla politica (la Jama’a Islamiya è ritenuta responsabile dell’uccisione di Sadat e di vari atti terroristici negli anni ’80 e ’90), il secondo perché il loro programma viola la legge che proibisce la costituzione di partiti su base religiosa. Nel programma di “Costituzione e Sviluppo” si legge infatti la proposta di introdurre nella legislazione egiziana i cosiddettihudud previsti dalla sharia. Con hudud (limiti) si intende appunto la definizione dei comportamenti islamicamente consentiti e relative punizioni.

I Fratelli Musulmani, invece, hanno nuovamente riaggiustato (al ribasso) la percentuale di seggi in parlamento per i quali intendono concorrere. Ora sono il 40%, mentre in precedenza avevano annunciato di voler concorrere per il 50% dei seggi. Affermano anche che in alcuni collegi elettorali sosterranno candidati che non fanno parte della Fratellanza.

E mentre l’Egitto rivaluta – purtroppo – la possibilità di ricorrere al Fondo Monetario Internazionale per sanare i debiti, oltre che all’aiuto di Arabia Saudita ed Emirati Arabi, gli scioperi continuano. In piazza Tahrir, invece, anche se non è venerdì, sta partendo una marcia di protesta contro le leggi di emergenza che dovrebbe dirigersi verso la sede del Consiglio dei Ministri. Speriamo che tutto si svolga pacificamente. Il Ministro degli Interni ha già avvertito di aver ordinato di sparare su chiunque tenti di entrare nel ministero.

Nonostante il cammino democratico dell'Egitto sia ancora piuttosto nebuloso, si è almeno cominciato a chiarire il programma delle prossime elezioni. La proposta della Commissione Elettorale (che dovrà ricevere definitiva conferma) è di tenere le elezioni dell'Assemblea del Popolo e della Shura in tre fasi, come già ricordato qualche tempo fa. Si comincerà dall'Assemblea del Popolo, con il primo ciclo di votazioni previsto per il 21 novembre. Il secondo ciclo si terrà il 7 dicembre, seguito dai ballottaggi il 14 dicembre. Quindi, il 27 dicembre, ci sarà il terzo e ultimo ciclo, seguito dai ballottaggi il 3 gennaio. Le elezioni della Shura seguiranno uno schema simile. Il primo ciclo avrà inizio il 22 gennaio, con ballottaggio il 27 dello stesso mese; il secondo si terrà il 7 febbraio con ballottaggio il 14; infine, il terzo ciclo avrà luogo il 26 febbraio con ballottaggio il 4 marzo. Mercoledì prossimo si saprà se il Consiglio dei Ministri approverà questa tabella di marcia. Quel che è certo - e quel che non piace a molte forze politiche - è che le due nuove Camere non si riuniranno prima di marzo, poi saranno necessari circa sei mesi per scrivere la nuova Costituzione e pertanto si prevede che le presidenziali non si terrano prima del mese di dicembre 2012, se non più tardi. Altro che sei mesi. Resta sospesa, per il momento, la questione del voto degli egiziani all'estero. Qualcuno, però, sembra che rimarrà escluso dalle elezioni. Si tratta del partito "Costruzione e Sviluppo", fondato dalla tristemente nota Jama'a Islamiya. Il riconoscimento ufficiale è stato rifiutato per due motivi principali: il primo è che alcuni dei fondatori del partito risultano banditi dalla politica (la Jama'a Islamiya è ritenuta responsabile dell'uccisione di Sadat e di vari atti terroristici negli anni '80 e '90), il secondo perché il loro programma viola la legge che proibisce la costituzione di partiti su base religiosa. Nel programma di "Costituzione e Sviluppo" si legge infatti la proposta di introdurre nella legislazione egiziana i cosiddettihudud previsti dalla sharia. Con hudud (limiti) si intende appunto la definizione dei comportamenti islamicamente consentiti e relative punizioni. I Fratelli Musulmani, invece, hanno nuovamente riaggiustato (al ribasso) la percentuale di seggi in parlamento per i quali intendono concorrere. Ora sono il 40%, mentre in precedenza avevano annunciato di voler concorrere per il 50% dei seggi. Affermano anche che in alcuni collegi elettorali sosterranno candidati che non fanno parte della Fratellanza. E mentre l'Egitto rivaluta - purtroppo - la possibilità di ricorrere al Fondo Monetario Internazionale per sanare i debiti, oltre che all'aiuto di Arabia Saudita ed Emirati Arabi, gli scioperi continuano. In piazza Tahrir, invece, anche se non è venerdì, sta partendo una marcia di protesta contro le leggi di emergenza che dovrebbe dirigersi verso la sede del Consiglio dei Ministri. Speriamo che tutto si svolga pacificamente. Il Ministro degli Interni ha già avvertito di aver ordinato di sparare su chiunque tenti di entrare nel ministero.