Scioperi e ancora scioperi
Radio Beckwith evangelica

Ormai nessuno ha più alcuna remora nel dire che il Consiglio Militare segue fedelmente le politiche di Mubarak. Su questo c’è un consenso quasi completo. Nonostante le speranze, le forze armate non hanno ceduto alle richieste delle forze politiche di emendare la legge elettorale, cosa che fa purtroppo pensare che vogliano assicurarsi l’elezione di un Parlamento “amico”, se non con i brogli almeno con leggi che favoriscano personaggi innocui, che non avranno mai il coraggi di toccare i loro privilegi.

L’Egitto di notte, con la forma del fior di loto

E allora, la rivoluzione cerca altre vie di protesta e di resistenza. La nuova ondata di scioperi che ha investito il paese sta crescendo come uno tsunami. Gli insegnanti sono in sciopero da sabato scorso, sempre più infuriati. Il Ministero degli Interni afferma che solo il 2% circa delle scuole risente dello sciopero, mentre le organizzazioni sindacali forniscono cifre molto più alte, che sfiorano il 50%. Mille operai di una ditta farmaceutica sono in sciopero da una settimana e cinquanta di loro hanno iniziato anche uno sciopero della fame. Sembra finita, invece, la protesta all’American University, che per una settimana ha coinvolto studenti, dipendenti della sicurezza, addetti alle pulizie e alla manutenzione, ecc. Tra l’altro, durante la protesta i dimostranti avevano anche rimosso (un’altra volta!) la bandiera americana, tenendola come ostaggio in cambio dell’accoglimento delle domande degli scioperanti. La direzione le avrebbe infine accolte, secondo i giornali, tuttavia oggi sono stati casualmente licenziati 55 dipendenti della sicurezza. La democrazia non è di casa nemmeno all’Università Americana. Anche il Supremo Consiglio per le Antichità è nella bufera, dopo le numerose proteste al suo interno. Il Segretario Generale ha finito per dimettersi. Ma questo è solo un assaggio degli scioperi in corso nel paese.

Travolta da una bufera di altro tipo è invece la storica Università del Cairo. I giornali hanno rivelato che il Dipartimento di Sicurezza dell’Università, residuo del vecchio regime, ha rispolverato anche vecchie usanze della passata – si fa per dire – dittatura, ovvero la schedatura dei candidati alle elezioni universitarie. “Liberale”, “Islamista”, “Neutro”, “Oppositore alla direzione”, “Impopolare”… queste le categorie utilizzate nella schedatura. Il Ministro degli Interni, prontamente, ha negato qualsiasi interferenza con le elezioni universitarie.

E sempre in tema di ricerca di nuove forme di protesta, il Movimento 6 Aprile tenta un’altra strategia. Ha indetto per venerdì 23 settembre la giornata della “rivoluzione al servizio della gente”. Gli attivisti gireranno quartiere per quartiere a parlare con gli abitanti, raccogliendo opinioni, suggerimenti e lamentele, ma anche spiegando le ragioni della rivoluzione. Puliranno le strade dai rifiuti, che vanno accumulandosi sempre più, e illustreranno come mettere in piedi comitati popolari che agiscano sia come rappresentanti dei vari quartieri, sia come responsabili della sicurezza (visto che la polizia ha perso la fiducia della gente e sembra ancora non fare il suo lavoro).

Polemiche invece tra i sufi. Il Consiglio Supremo degli Ordini Sufi sta infatti organizzando una Conferenza Internazionale che si terrà ad al-Azhar. Tuttavia, ha invitato alla Conferenza anche la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani, Mohammed Badie, e il Segretario del Partito Libertà e Giustiza, Mohammed Mursy. E fin qui tutto bene, senonché l’invito è stato esteso anche a uno sheykh salafita, Mohammed Hasan, cosa che a molti adepti sufi, i quali non hanno dimenticato gli attacchi dei salafiti contro di loro, non è piaciuta affatto.

Infine, sono tornati al Cairo quattro diplomatici israeliani, tra i quali il console. La prossima settimana, dopo le festività ebraiche, tornerà anche l’ambasciatore. Non si sa in quale luogo, però. L’ipotesi di un trasferimento della sede diplomatica, in un luogo possibilmente desertico, si fa più forte.

Ormai nessuno ha più alcuna remora nel dire che il Consiglio Militare segue fedelmente le politiche di Mubarak. Su questo c'è un consenso quasi completo. Nonostante le speranze, le forze armate non hanno ceduto alle richieste delle forze politiche di emendare la legge elettorale, cosa che fa purtroppo pensare che vogliano assicurarsi l'elezione di un Parlamento "amico", se non con i brogli almeno con leggi che favoriscano personaggi innocui, che non avranno mai il coraggi di toccare i loro privilegi. [caption id="attachment_792" align="alignright" width="300"] L'Egitto di notte, con la forma del fior di loto[/caption] E allora, la rivoluzione cerca altre vie di protesta e di resistenza. La nuova ondata di scioperi che ha investito il paese sta crescendo come uno tsunami. Gli insegnanti sono in sciopero da sabato scorso, sempre più infuriati. Il Ministero degli Interni afferma che solo il 2% circa delle scuole risente dello sciopero, mentre le organizzazioni sindacali forniscono cifre molto più alte, che sfiorano il 50%. Mille operai di una ditta farmaceutica sono in sciopero da una settimana e cinquanta di loro hanno iniziato anche uno sciopero della fame. Sembra finita, invece, la protesta all'American University, che per una settimana ha coinvolto studenti, dipendenti della sicurezza, addetti alle pulizie e alla manutenzione, ecc. Tra l'altro, durante la protesta i dimostranti avevano anche rimosso (un'altra volta!) la bandiera americana, tenendola come ostaggio in cambio dell'accoglimento delle domande degli scioperanti. La direzione le avrebbe infine accolte, secondo i giornali, tuttavia oggi sono stati casualmente licenziati 55 dipendenti della sicurezza. La democrazia non è di casa nemmeno all'Università Americana. Anche il Supremo Consiglio per le Antichità è nella bufera, dopo le numerose proteste al suo interno. Il Segretario Generale ha finito per dimettersi. Ma questo è solo un assaggio degli scioperi in corso nel paese. Travolta da una bufera di altro tipo è invece la storica Università del Cairo. I giornali hanno rivelato che il Dipartimento di Sicurezza dell'Università, residuo del vecchio regime, ha rispolverato anche vecchie usanze della passata - si fa per dire - dittatura, ovvero la schedatura dei candidati alle elezioni universitarie. "Liberale", "Islamista", "Neutro", "Oppositore alla direzione", "Impopolare"... queste le categorie utilizzate nella schedatura. Il Ministro degli Interni, prontamente, ha negato qualsiasi interferenza con le elezioni universitarie. E sempre in tema di ricerca di nuove forme di protesta, il Movimento 6 Aprile tenta un'altra strategia. Ha indetto per venerdì 23 settembre la giornata della "rivoluzione al servizio della gente". Gli attivisti gireranno quartiere per quartiere a parlare con gli abitanti, raccogliendo opinioni, suggerimenti e lamentele, ma anche spiegando le ragioni della rivoluzione. Puliranno le strade dai rifiuti, che vanno accumulandosi sempre più, e illustreranno come mettere in piedi comitati popolari che agiscano sia come rappresentanti dei vari quartieri, sia come responsabili della sicurezza (visto che la polizia ha perso la fiducia della gente e sembra ancora non fare il suo lavoro). Polemiche invece tra i sufi. Il Consiglio Supremo degli Ordini Sufi sta infatti organizzando una Conferenza Internazionale che si terrà ad al-Azhar. Tuttavia, ha invitato alla Conferenza anche la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani, Mohammed Badie, e il Segretario del Partito Libertà e Giustiza, Mohammed Mursy. E fin qui tutto bene, senonché l'invito è stato esteso anche a uno sheykh salafita, Mohammed Hasan, cosa che a molti adepti sufi, i quali non hanno dimenticato gli attacchi dei salafiti contro di loro, non è piaciuta affatto. Infine, sono tornati al Cairo quattro diplomatici israeliani, tra i quali il console. La prossima settimana, dopo le festività ebraiche, tornerà anche l'ambasciatore. Non si sa in quale luogo, però. L'ipotesi di un trasferimento della sede diplomatica, in un luogo possibilmente desertico, si fa più forte.