Ora e sempre leggi di emergenza
Radio Beckwith evangelica

È scoppiata una polemica sulla costituzionalità delle leggi di emergenza, recentemente rinforzate dal Consiglio Militare. A dare inizio alla discussione è stato nientemeno che Tareq al-Bishry, l’ex presidente della Commisione per gli Emendamenti Elettorali che a febbraio aveva redatto le modifiche alla Costituzione del 1971, poi sottoposte a referendum il 19 marzo scorso.

 

Al-Bishry non è certo un personaggio molto amato tra le forze laiche, viste le sue tendenze islamiste conservatrici. Ma questa volta anche lui ha alzato la voce contro le forze armate, affermando che il rinnovo dello stato di emergenza è in disaccordo con la Dichiarazione Costituzionale emanata dallo stesso Consiglio Militare. Infatti, secondo la Dichiarazione, lo stato di emergenza non può durare oltre sei mesi, dopo i quali, per prolungarlo, è necessario il ricorso al referendum.

E qual è stata la risposta del Consiglio Militare? Ebbene, dopo aver ribadito ancora una volta che le leggi di emergenza resteranno in vigore fino a giugno 2012, i militari hanno sostenuto di non aver mai violato la Dichiarazione Costituzionale, perché lo stato di emergenza non è stato indetto da loro. Infatti, era già in vigore dal 2010, rinnovato per altri due anni dal precedente Parlamento, quello che era stato eletto con clamorosi brogli elettorali. “Come se non fosse mai avvenuta nessuna rivoluzione” – è stato l’amaro commento di qualcuno. Ormai è chiaro a tutti il vero volto delle forze armate.

Nel frattempo, non cessano gli scioperi: medici, insegnanti, lavoratori dell’industria dello zucchero, trasporti pubblici… Lo sciopero di questi ultimi, ad esempio, dopo le risposte negative del governo alle loro richieste, è diventato nazionale. Sembra che gli scioperi coinvolgano ormai mezzo milione di lavoratori. La città di Mahalla, famosa per l’industria tessile, minaccia di esplodere con le proteste. E si sta studiando l’ipotesi di uno sciopero generale in tutto il paese. Qualche risultato sembra arrivare, anche se non basta. Ad esempio, i rettori di quattro università, tra cui l’Università del Cairo, hanno dato le dimissione ed è stata decretata la ri-nazionalizzazione di tre industrie che erano state privatizzate illegalmente e vendute a investitori stranieri. Domani, intanto, è di nuovo venerdì e si vedrà come evolveranno le proteste. Inoltre, si attende il voto sullo stato di Palestina.

Ma la brutta aria che tira di questi tempi in Egitto colpisce di nuovo il Movimento 6 Aprile. Alcuni suoi leader, tra i quali il fondatore Ahmed Mager e Asmaa Mahfouz, sono di nuovo sotto inchiesta. Questa volta si indaga sulle loro presunte proprietà. Gli indagati si sono detti tranquilli e disponibili a qualsiasi indagine, tanto sono certi che si scoprirà che non possiedono nulla. Intanto, però, le intimidazioni e le illazioni nei loro confronti continuano con sempre nuove forme. Non bisogna mollare.

È scoppiata una polemica sulla costituzionalità delle leggi di emergenza, recentemente rinforzate dal Consiglio Militare. A dare inizio alla discussione è stato nientemeno che Tareq al-Bishry, l'ex presidente della Commisione per gli Emendamenti Elettorali che a febbraio aveva redatto le modifiche alla Costituzione del 1971, poi sottoposte a referendum il 19 marzo scorso.   Al-Bishry non è certo un personaggio molto amato tra le forze laiche, viste le sue tendenze islamiste conservatrici. Ma questa volta anche lui ha alzato la voce contro le forze armate, affermando che il rinnovo dello stato di emergenza è in disaccordo con la Dichiarazione Costituzionale emanata dallo stesso Consiglio Militare. Infatti, secondo la Dichiarazione, lo stato di emergenza non può durare oltre sei mesi, dopo i quali, per prolungarlo, è necessario il ricorso al referendum. E qual è stata la risposta del Consiglio Militare? Ebbene, dopo aver ribadito ancora una volta che le leggi di emergenza resteranno in vigore fino a giugno 2012, i militari hanno sostenuto di non aver mai violato la Dichiarazione Costituzionale, perché lo stato di emergenza non è stato indetto da loro. Infatti, era già in vigore dal 2010, rinnovato per altri due anni dal precedente Parlamento, quello che era stato eletto con clamorosi brogli elettorali. "Come se non fosse mai avvenuta nessuna rivoluzione" - è stato l'amaro commento di qualcuno. Ormai è chiaro a tutti il vero volto delle forze armate. Nel frattempo, non cessano gli scioperi: medici, insegnanti, lavoratori dell'industria dello zucchero, trasporti pubblici... Lo sciopero di questi ultimi, ad esempio, dopo le risposte negative del governo alle loro richieste, è diventato nazionale. Sembra che gli scioperi coinvolgano ormai mezzo milione di lavoratori. La città di Mahalla, famosa per l'industria tessile, minaccia di esplodere con le proteste. E si sta studiando l'ipotesi di uno sciopero generale in tutto il paese. Qualche risultato sembra arrivare, anche se non basta. Ad esempio, i rettori di quattro università, tra cui l'Università del Cairo, hanno dato le dimissione ed è stata decretata la ri-nazionalizzazione di tre industrie che erano state privatizzate illegalmente e vendute a investitori stranieri. Domani, intanto, è di nuovo venerdì e si vedrà come evolveranno le proteste. Inoltre, si attende il voto sullo stato di Palestina. Ma la brutta aria che tira di questi tempi in Egitto colpisce di nuovo il Movimento 6 Aprile. Alcuni suoi leader, tra i quali il fondatore Ahmed Mager e Asmaa Mahfouz, sono di nuovo sotto inchiesta. Questa volta si indaga sulle loro presunte proprietà. Gli indagati si sono detti tranquilli e disponibili a qualsiasi indagine, tanto sono certi che si scoprirà che non possiedono nulla. Intanto, però, le intimidazioni e le illazioni nei loro confronti continuano con sempre nuove forme. Non bisogna mollare.