Un altro emendamento della legge elettorale
Radio Beckwith evangelica

In mezzo a tutto quel che sta accadendo in Egitto, il governo ha approvato l’emendamento della legge elettorale. Il Parlamento sarà eletto per due terzi con il sistema proporzionale a lista chiusa e per un terzo con il sistema del candidato unico. Prima era metà e metà. Il numero delle circoscrizioni elettorali è stato aumentato, mentre il numero di parlamentari, in entrambe le Camere, è stato ridotto.

L’emendamento era stato fortemente voluto dalle forze politiche, tuttavia queste non sembrano ancora soddisfatte. Il Blocco Egiziano, la coalizione liberal-socialista, ha subito espresso la sua disapprovazione. Sembra che i candidati indipendenti, non sostenuti da partiti, saranno del tutto sfavoriti, non essendo dotati di mezzi finanziari sufficienti per affrontare una lunghissima campagna elettorale in circoscrizioni giganti. Ancora nessun bando per gli ex esponenti del Partito Nazional Democratico che, anzi, hanno già fondato ben otto partiti. Ma niente paura. Il Ministro degli Interni, Mansour el-Essawi, ha rassicurato gli egiziani dicendo che il suo Ministero non intende falsificare le elezioni. Troppa bontà!

Sempre restando in ambito di elezioni, stanno arrivando i primi risultati di quelle universitarie. Sconfortanti. Alle Facoltà di Scienze, Legge e Ingegneria dell’Università del Cairo sono stati rieletti i presidi dimissionari, quelli nominati da Mubarak, ex PND. Stessa cosa per il preside della Facoltà di Commercio dell’Università di Port Said. C’è chi già mormora di interferenze da parte della Sicurezza di Stato, che di questi tempi pare più attiva che mai.

Una notizia buona c’è stata, però: la prima condanna, non in absentia, di un poliziotto accusato di aver ucciso una manifestante il 28 gennaio. E’ stato condannato a cinque anni di prigione e al pagamento di 10.000 sterline egiziane per compensazione. Venerdì, intanto, si prepara una nuova manifestazione contro le leggi di emergenza, sulla quale c’è già divisione…

E dopo il “dito della libertà” (quello fucsia degli egiziani dopo aver votato al referendum di marzo sugli emendamenti costituzionali), il dito del generale Fangary (con il quale ha minacciato i manifestanti di piazza Tahrir in un discorso televisivo divenuto storico) e il dito di Hosni Mubarak (infilato nel naso durante il suo processo, davanti alle telecamere di mezzo mondo), è arrivato il turno di quello di Gamal Mubarak. Il dito medio. Alzato verso gli avvocati delle famiglie dei martiri nell’ultima seduta processuale, con tutta l’antica strafottenza di un regime arrogante e prepotente. Un funzionario del Ministero degli Interni l’ha richiamato all’ordine, minacciandolo di rinchiuderlo in una cella di isolamento. Troppo poco, avrebbe dovuto farlo subito.

E a proposito di “dita”, vi lasco con una vignetta in allegato: una mano, le cui dita rappresentano ciascuna un personaggio. Da destra a sinistra, dal mignolo al pollice, leggiamo: “Ecco la rivoluzione”, “Ecco chi l’ha fatta”, “Ecco chi l’ha repressa”, “Ecco chi l’ha cavalcata”, “Ecco chi se l’è mangiataaa ah ah ah!”.

In mezzo a tutto quel che sta accadendo in Egitto, il governo ha approvato l'emendamento della legge elettorale. Il Parlamento sarà eletto per due terzi con il sistema proporzionale a lista chiusa e per un terzo con il sistema del candidato unico. Prima era metà e metà. Il numero delle circoscrizioni elettorali è stato aumentato, mentre il numero di parlamentari, in entrambe le Camere, è stato ridotto. L'emendamento era stato fortemente voluto dalle forze politiche, tuttavia queste non sembrano ancora soddisfatte. Il Blocco Egiziano, la coalizione liberal-socialista, ha subito espresso la sua disapprovazione. Sembra che i candidati indipendenti, non sostenuti da partiti, saranno del tutto sfavoriti, non essendo dotati di mezzi finanziari sufficienti per affrontare una lunghissima campagna elettorale in circoscrizioni giganti. Ancora nessun bando per gli ex esponenti del Partito Nazional Democratico che, anzi, hanno già fondato ben otto partiti. Ma niente paura. Il Ministro degli Interni, Mansour el-Essawi, ha rassicurato gli egiziani dicendo che il suo Ministero non intende falsificare le elezioni. Troppa bontà! Sempre restando in ambito di elezioni, stanno arrivando i primi risultati di quelle universitarie. Sconfortanti. Alle Facoltà di Scienze, Legge e Ingegneria dell'Università del Cairo sono stati rieletti i presidi dimissionari, quelli nominati da Mubarak, ex PND. Stessa cosa per il preside della Facoltà di Commercio dell'Università di Port Said. C'è chi già mormora di interferenze da parte della Sicurezza di Stato, che di questi tempi pare più attiva che mai. Una notizia buona c'è stata, però: la prima condanna, non in absentia, di un poliziotto accusato di aver ucciso una manifestante il 28 gennaio. E' stato condannato a cinque anni di prigione e al pagamento di 10.000 sterline egiziane per compensazione. Venerdì, intanto, si prepara una nuova manifestazione contro le leggi di emergenza, sulla quale c'è già divisione... E dopo il "dito della libertà" (quello fucsia degli egiziani dopo aver votato al referendum di marzo sugli emendamenti costituzionali), il dito del generale Fangary (con il quale ha minacciato i manifestanti di piazza Tahrir in un discorso televisivo divenuto storico) e il dito di Hosni Mubarak (infilato nel naso durante il suo processo, davanti alle telecamere di mezzo mondo), è arrivato il turno di quello di Gamal Mubarak. Il dito medio. Alzato verso gli avvocati delle famiglie dei martiri nell'ultima seduta processuale, con tutta l'antica strafottenza di un regime arrogante e prepotente. Un funzionario del Ministero degli Interni l'ha richiamato all'ordine, minacciandolo di rinchiuderlo in una cella di isolamento. Troppo poco, avrebbe dovuto farlo subito. E a proposito di "dita", vi lasco con una vignetta in allegato: una mano, le cui dita rappresentano ciascuna un personaggio. Da destra a sinistra, dal mignolo al pollice, leggiamo: "Ecco la rivoluzione", "Ecco chi l'ha fatta", "Ecco chi l'ha repressa", "Ecco chi l'ha cavalcata", "Ecco chi se l'è mangiataaa ah ah ah!".