Decisa la data definitiva delle elezioni parlamentari
Radio Beckwith evangelica

Il Consiglio Militare ha definitivamente fissato la data delle prossime elezioni parlamentari, posticipandole ancora un poco rispetto alle date fornite qualche tempo fa. Le elezioni dell’Assemblea del Popolo inizieranno il 28 novembre, mentre quelle della Shoura avranno inizio il 29 gennaio.

E mentre ancora non si spengono le critiche sulla nuova legge elettorale, il governo avanza un’altra proposta: l’emanazione di una Dichiarazione Costituzionale “complementare”, rispetto a quella attuale. La nuova Dichiarazione dovrebbe contenenere alcuni emendamenti per rendere più veloce il trasferimento di poteri. La composizione della futura assemblea costituente dei cento dovrebbe essere formata entro un mese dall’elezione del nuovo Parlamento (e non più sei mesi). Le elezioni presidenziali si dovrebbero tenere contemporaneamente ai lavori di stesura della nuova Costituzione. Devo dire che questa sovrapposizione mi lascia un po’ perplessa.

Nel frattempo, torna all’opera la censura. Ieri, il giornale Rose al-Youssef, di proprietà statale, si è visto proibire la stampa del numero di oggi, perché conteneva un articolo su una spia israeliana – una donna – il cui arresto, negli anni Novanta, sarebbe stato impedito da Mubarak stesso. Era la seconda puntata di una serie dedicata a questa storia scabrosa. Il direttore del giornale, però, ha ricevuto una telefonata “dall’alto” che lo ha informato del divieto di stampare la copia. Per poter uscire regolarmente, il giornale ha dovuto sostituire l’articolo con un altro. Meno di quarant’otto ore fa, era scattata una simile censura per il giornale Sowt al-Umma. Come ai cari vecchi tempi.

Ma le forze armate vogliono darsi una parvenza di amabilità. E così, ieri sera, il feldmaresciallo Tantawi è comparso in centrocittà per fare un giro di saluti tra il “popolo”, vestito – udite udite – con abiti civili, un bel completo scuro che – come ha commentato un presentatore televisivo – era perfetto per la carica di Presidente. Sì, perché casualmente la tv di stato egiziana passava di lì e ha ripreso il feldmaresciallo nel suo giro populista, senza scorta (a parte le telecamere, naturalmente). Tale mossa prelude forse a una futura candidatura di Tantawi alla Presidenza dell’Egitto? Non è da escludere, purtroppo. E vi lascio immaginare i commenti feroci su Twitter (vedi anche la vignetta allegata). “Tantawi ha finalmente capito che gli egiziani vogliono uno stato civile, quindi si è tolto i vestiti militari e si è messo quelli civili. Ehi, Tantawi! Non è solo una questione di vestiti!”. Oppure: “E’ proprio vero quel che si dice, che in centrocittà girano troppi baltagheya“.

Per finire, è anche giunta la notizia che Wael Ghonim e Israa Abdel Fattah, per il Movimento 6 Aprile, sono stati proposti per il Nobel per la pace. L’idea non è piaciuta molto ai giovani egiziani. Wael Ghonim è criticato da molti, mentre altri non ne sopportano l’improvvisa (per alcuni immeritata) notorietà. Inoltre, i giovani egiziani avrebbero preferito la candidatura collettiva dei ragazzi di Tahrir, se non proprio di tutti gli egiziani. Questa era la proposta iniziale, in effetti. Ma è comunque un riconoscimento alla primavera araba.

Del nuovo attentato al gasdotto di Arish avrete già sentito. E’ il sesto e quasi non fa più notizia, se non fosse che evidenzia come la sicurezza nel Sinai sia molto lontana dall’essere stata raggiunta.