Un’intervista alla scrittrice Mansoura Ez Eldin
Radio Beckwith evangelica

All’ultimo Festival di Internazionale, svoltosi a Ferrara, ho avuto l’onore di incontrare la scrittrice egiziana Mansoura Ez Eldin, giunta sul posto per presentare il suo “Oltre il paradiso”, libro appena tradotto in italiano ed edito da PIEMME. Mansoura è una scrittrice molto nota in Egitto e nel mondo arabo, appartenente alla cosidetta generazione degli anni novanta. Inoltre, lavora come giornalista presso Akhbar al-Adab, il noto settimanale dedicato alla letteratura che fu fondato da Gamal al-Ghitani. Il libro “Oltre il paradiso”, tra l’altro, è stato selezionato nella short list dell’edizione 2010 dell’Arabic Booker, il premio internazionale per il romanzo arabo.


Ho chiesto di poter intervistare Mansoura principalmente per approfondire un po’ meglio il ruolo degli scrittori, e degli intellettuali in generale, nella rivoluzione egiziana. Come ha testimoniato lei stessa, Mansoura ha partecipato alle dimostrazioni di piazza del 28 gennaio, il “giorno della collera”, dunque le sue parole acquistano un duplice valore, quello di una cittadina che ha condiviso la rivolta del suo popolo, assieme a tanti altri egiziani di tutti gli ambienti e di tutte le classi sociali, e quello di una scrittrice abituata a leggere la realtà che la circonda, emotivamente e analiticamente.

Le ho chiesto subito qual è stato il ruolo degli intellettuali nella rivolta. Mi interessava sapere se condivideva la critica a loro rivolta da qualcuno di essere stati troppo silenziosi o poco presenti. Secondo Mansoura, tuttavia, questa visione non è corretta. Gli intellettuali c’erano durante le manifestazioni, lei ne ha incontrati tantissimi di sua conoscenza. Specialmente i giovani scrittori sono stati in prima linea, fin dai primi giorni. Prima si sentivano disperati, ma quando la gente si è riversata in massa nelle strade per protestare, si sono uniti a loro senza esitare. Il punto è che non erano a capo della rivolta che, come si sa, non aveva leader. Inoltre, se si vuole rinunciare a una visione ristretta della cose, anche i blogger e gli attivisti che sono stati il motore della rivolta possono, in fondo, essere considerati degli intellettuali. Gran parte degli scrittori, comunque, erano in piazza Tahrir, prendendo tuttavia parte alle manifestazioni come semplici cittadini, una componente tra le tante della comunità.

Le ho quindi domandato se vi sono stati dei cambiamenti sostanziali, dopo la rivoluzione, a livello di istituzioni culturali. Mi ha risposto che cambiamenti, per ora, non ce ne sono stati. Né le istituzioni, né le persone che le occupano sono cambiate. Anche secondo Mansoura saranno necessarie delle mini-rivoluzioni per poter davvero realizzare qualche cambiamento. Per quanto riguarda Akhbar al-Adab, la rivista per la quale lavora, si sono già dati da fare. Lei e gli altri colleghi, scioperando, sono riusciti a far dimettere il vecchio direttore legato al regime di Mubarak.

Alla mia osservazione su una probabile esplosione creativa dopo la rivoluzione, Mansoura ha risposto che è ancora presto, per quanto riguarda la letteratura. I libri sulla rivoluzione che sono stati pubblicati finora non sono di buona qualità dal punto di vista letterario. Si tratta più che altro di testimonianze, non di vere e proprie opere creative. Lei stessa, nei giorni della rivoluzione, ha scritto molto, di getto, testi poi pubblicati su vari giornali. Ma la vera creazione letteraria richiede tempo. Sicuramente, tuttavia, la letteratura egiziana acquisterà nuova linfa dalla rivoluzione. Secondo Mansoura, gli scrittori riscopriranno un rapporto diverso con il popolo egiziano. Durante i giorni passati in strada a manifestare, Mansoura è infatti rimasta molto colpita dalla grande consapevolezza dei comuni egiziani. Le hanno insegnato molto sul regime di Mubarak, tanto da farle dire che ragionano come dei veri e propri intellettuali. E questo, non c’è dubbio, in futuro si rifletterà nella letteratura.

Per quanto riguarda la situazione attuale, con i militari al potere, Mansoura si è mostrata convinta che il Consiglio Militare non sia mai stato dalla parte della rivoluzione. Anzi, secondo lei, il Consiglio Militare guida addirittura la contro-rivoluzione. Ricorda il momento in cui l’esercito si è schierato in città, nella serata del 28 gennaio, come l’istante più brutto in assoluto. E tuttavia, come sento continuamente dire a tantissimi egiziani, anche lei si è dichiarata molto ottimista per il futuro. Quel che è successo è un vero miracolo e il nuovo spirito, nato con la rivoluzione, non potrà essere cambiato.

Non ho potuto esimermi, infine, dal farle una domanda sulla questione della donna in Egitto. Mansoura si è mostrata stanca almeno quanto me dell’argomento, tuttavia mi ha chiarito la sua opinione in proposito. Certo, la relazione tra i sessi, in Egitto, è complessa. Sicuramente i problemi che riguardano le donne sono numerosi. Eppure, le donne sono spesso responsabili dei loro problemi, specie nelle campagne. Ad esempio, parlando appunto delle campagne, le nonne hanno un enorme potere, tuttavia sono più patriarcali degli uomini. In ogni caso, la situazione della donna egiziana è tra le migliori nel mondo arabo, come per le donne libanesi, grazie a un lungo lavoro di anni e anni, portato avanti da numerose attiviste per i diritti delle donne.

Concludendo l’intervista, le ho domandato se, secondo lei, la letteratura araba tradotta in Occidente sia davvero rappresentativa. Mi ha risposto che, a suo parere, non lo è e che molti autori arabi scrivono con un occhio rivolto all’Occidente, in vista di una possibile traduzione, indovinando temi e gusti preferiti dai lettori occidentali. Tuttavia, l’aspetto positivo è che la traduzione della letteratura araba sta fiorendo, pertanto la situazione dovrebbe migliorare.

E per finire, non mi resta che invitarvi a leggere i libri di Mansoura. Buona lettura.