L’Egitto nel dolore
Radio Beckwith evangelica

C’è un clima di grande tristezza in Egitto, e tanta tantissima rabbia. Ieri è stato il giorno dei funerali delle vittime delle violenze dell’esercito, mentre la gente, ancora scioccata, si scambiava informazioni e tentava di darsi spiegazioni sull’accaduto. C’è poco da spiegare, tuttavia. La brutalità dell’esercito contro i manifestanti copti e, in parte, musulmani, è lampante, nonostante i tentativi dei mass media di soprassedere sugli investimenti intenzionali di decine di persone da parte dei mezzi militari.

La tv di stato è sotto un serrato fuoco di accuse, come merita. Dopo la terribile performance di domenica notte, quando ha invitato i cittadini a scendere in strada per difendere i soldati dall’attacco dei copti, ha fatto una penosa marcia indietro, smentendo le notizie di soldati uccisi che aveva diffuso. “Colpa dell’emotività degli annunciatori” – è stata la scusa. E l’esercito si è rifiutato di fornire l’esatto numero delle vittime tra i militari. Veramente disgustoso. La collera è tanta, non mi stupirebbe di assistere presto all’assalto del palazzo della tv.
E per aggiungere rabbia alla collera, i familiari delle vittime, ieri, hanno anche avuto problemi con i certificati di morte dei loro cari. Pare che alcuni abbiano subito pressioni perché accettassero di scrivere, come causa del decesso, semplici incidenti e non armi da fuoco o investimenti. Diciassette famiglie sono invece state convinte a richiedere l’autopsia dei parenti uccisi. Non ce ne sarebbe affatto bisogno, ma gli esperti legali, per esperienza passata, ritengono che la cosa sia utile e necessaria per eventuali processi.

Ma i militari cosa dicono? Tutta colpa di infiltrati che complottano contro la rivoluzione. E ciò che ha addolorato molti, ancora di più, è che persino papa Shenouda ha avvalorato questa versione, sottomettendosi di nuovo al governante di turno. Tanti speravano che, almeno in questa occasione, avrebbe finalmento espresso una parola di critica verso i generali al potere. Invece, si è limitato ad annunciare tre giorni di digiuno per tutti i copti.

Adesso molti si interrogano su cosa succederà. C’è chi teme un peggioramento della situazione, con la probabile fuga in massa dei copti. C’è, al contrario, chi prevede una nuova grande sollevazione popolare, ricordando quanto successo dopo l’attentato di Capodanno alla chiesa di Alessandria. Queste persone ritengono che sia l’inizio della fine per il Consiglio Militare, il quale avrebbe commesso un enorme passo falso. Per ora, comunque, gli egiziani stanno ancora cercando di uscire dallo sconcerto e superare il dolore. Vi sono purtroppo molte persone che risultano ancora disperse da domenica notte. Non tranquilizzano le testimonianze che affermano che i militari avrebbero gettato nel Nilo molti cadaveri.

Oggi, inoltre, si terrà il processo d’appello per Maikel Nabil, che era previsto per il 4 ottobre e poi rimandato. Il ragazzo non ha smesso lo sciopero della fame. Anzi, sembra che abbia iniziato anche quello della sete. Se lo liberassero, sarebbe una buona notizia.

C'è un clima di grande tristezza in Egitto, e tanta tantissima rabbia. Ieri è stato il giorno dei funerali delle vittime delle violenze dell'esercito, mentre la gente, ancora scioccata, si scambiava informazioni e tentava di darsi spiegazioni sull'accaduto. C'è poco da spiegare, tuttavia. La brutalità dell'esercito contro i manifestanti copti e, in parte, musulmani, è lampante, nonostante i tentativi dei mass media di soprassedere sugli investimenti intenzionali di decine di persone da parte dei mezzi militari. La tv di stato è sotto un serrato fuoco di accuse, come merita. Dopo la terribile performance di domenica notte, quando ha invitato i cittadini a scendere in strada per difendere i soldati dall'attacco dei copti, ha fatto una penosa marcia indietro, smentendo le notizie di soldati uccisi che aveva diffuso. "Colpa dell'emotività degli annunciatori" - è stata la scusa. E l'esercito si è rifiutato di fornire l'esatto numero delle vittime tra i militari. Veramente disgustoso. La collera è tanta, non mi stupirebbe di assistere presto all'assalto del palazzo della tv. E per aggiungere rabbia alla collera, i familiari delle vittime, ieri, hanno anche avuto problemi con i certificati di morte dei loro cari. Pare che alcuni abbiano subito pressioni perché accettassero di scrivere, come causa del decesso, semplici incidenti e non armi da fuoco o investimenti. Diciassette famiglie sono invece state convinte a richiedere l'autopsia dei parenti uccisi. Non ce ne sarebbe affatto bisogno, ma gli esperti legali, per esperienza passata, ritengono che la cosa sia utile e necessaria per eventuali processi. Ma i militari cosa dicono? Tutta colpa di infiltrati che complottano contro la rivoluzione. E ciò che ha addolorato molti, ancora di più, è che persino papa Shenouda ha avvalorato questa versione, sottomettendosi di nuovo al governante di turno. Tanti speravano che, almeno in questa occasione, avrebbe finalmento espresso una parola di critica verso i generali al potere. Invece, si è limitato ad annunciare tre giorni di digiuno per tutti i copti. Adesso molti si interrogano su cosa succederà. C'è chi teme un peggioramento della situazione, con la probabile fuga in massa dei copti. C'è, al contrario, chi prevede una nuova grande sollevazione popolare, ricordando quanto successo dopo l'attentato di Capodanno alla chiesa di Alessandria. Queste persone ritengono che sia l'inizio della fine per il Consiglio Militare, il quale avrebbe commesso un enorme passo falso. Per ora, comunque, gli egiziani stanno ancora cercando di uscire dallo sconcerto e superare il dolore. Vi sono purtroppo molte persone che risultano ancora disperse da domenica notte. Non tranquilizzano le testimonianze che affermano che i militari avrebbero gettato nel Nilo molti cadaveri. Oggi, inoltre, si terrà il processo d'appello per Maikel Nabil, che era previsto per il 4 ottobre e poi rimandato. Il ragazzo non ha smesso lo sciopero della fame. Anzi, sembra che abbia iniziato anche quello della sete. Se lo liberassero, sarebbe una buona notizia.