Avanti con le elezioni in un clima di tensione
Radio Beckwith evangelica

Sono giorni di battaglia dell’informazione in Egitto. Si combatte sulla versione dei fatti di domenica 9 ottobre, quando la manifestazione dei copti è stata brutalmente repressa dalle forze armate. Il Consiglio Militare, oggi, ha tenuto una conferenza stampa con mass media locali e internazionali, nella quale ha difeso senza se e senza ma il comportamento dei soldati al Maspero, il palazzo della tv, sede della manifestazione di domenica scorsa.

Il palazzo della tv con la testa di serpente

Negato l’uso di munizioni vere sui manifestanti, negata l’intenzionalità degli investimenti con i blindati che hanno mietuto decine di vittime. Il portavoce dei militari, mostrando un video degli investimenti, ha addirittura preteso di dimostrare come i blindati abbiano fatto tutto il possibile per evitare la gente. Difesa a tutto spiano anche per la tv di Stato che, sia secondo il Ministro dell’Informazione, sia secondo il Consiglio Militare, avrebbe coperto gli eventi con esemplare imparzialità. In sostanza, le vittime di domenica scorsa sarebbero tutta colpa dei dimostranti.

Sul fronte opposto, invece, le decine di testimonianze, che si aggiungono di ora in ora, armate di filmati, le quali confermano l’eccesso di violenza dei militari. E la rabbia cresce. Certo, non è ancora chiaro se ci siano stati realmente degli agitatori che hanno provocato la reazione dei soldati. Del resto anche i cristiani hanno i loro salafiti, talvolta armati, come era già successo a Imbaba, dove ad aprire il fuoco era stato proprio un cristiano, affiliato al Partito Nazional Democratico. Tuttavia, qualunque sia stato il reale evento scatenante, la reazione dell’esercito resta a dir poco ingiustificabile, così come la propaganda settaria della tv di Stato.

Sembra ormai accertato, comunque, che anche tra i militari ci siano state delle vittime (e non c’è da stupirsi). Ma non si conosce né il loro nome, né il loro numero. I funerali si sono tenuti in segreto per non demoralizzare le truppe, questa è stata la giustificazione ufficiale. Il governo, dal canto suo, accelera sulla legge unificata dei luoghi di culto, accantonata per mesi. Sembra improbabile, in ogni caso, che questo basti a calmare gli animi. E ieri, il vice premier e Ministro delle Finanze, Hazem Biblawi ha tentato di dare le dimissioni, protestando contro la gestione della situazione al Maspero, domenica scorsa. Tuttavia, il Consiglio MIlitare le ha respinte, come ha già fatto varie volte in passato con altri ministri.

Un salafita che guida il corteo del funerale dei cristiani uccisi, reggendo una croce, un segno di speranza.

In questa clima a dir poco teso, proseguono tuttavia le procedure elettorali. Si è aperta oggi la registrazione dei candidati per le elezioni parlamentari delle due Camere, che durerà per una settimana, fino al 18 ottobre. E’ il momento di verificare quali forze politiche boicotteranno le elezioni e quali no. Gli ex membri del PND pare che stiano accorrendo a frotte, in assenza di una legge che ne bandisca la partecipazione alla vita politica. Ma i movimenti giovanili si difendono, lanciando una campagna di sensibilizzazione della gente, affinché non voti per loro. Sono state accuratamente stilate delle liste di tali candidati che possano aiutare le persone a identificarli. Si fa quel che si può…

E nel caos preelettorale, condito da tensione generalizzata, giungono a sorpresa, per bocca del Ministro della Difesa Ehud Barak, le sospirate scuse ufficiali di Israele per l’uccisione dei soldati egiziani in Sinai da parte dell’esercito israeliano. Tuttavia, tale notizia non ha fatto grande scalpore in Egitto. In questo momento le menti sono altrove, dopo i fatti di domenica.

Domani, invece, si deciderà la data del nuovo processo del blogger Maikel Nabil. Purtroppo, non è stato liberato. E’ stato semplicemente deciso che sarà riprocessato, sempre da un tribunale militare. Intanto, però, le sue condizioni non fanno che peggiorare, visto che non ha interrotto lo sciopero della fame.

Sono giorni di battaglia dell'informazione in Egitto. Si combatte sulla versione dei fatti di domenica 9 ottobre, quando la manifestazione dei copti è stata brutalmente repressa dalle forze armate. Il Consiglio Militare, oggi, ha tenuto una conferenza stampa con mass media locali e internazionali, nella quale ha difeso senza se e senza ma il comportamento dei soldati al Maspero, il palazzo della tv, sede della manifestazione di domenica scorsa. [caption id="attachment_860" align="alignright" width="204"] Il palazzo della tv con la testa di serpente[/caption] Negato l'uso di munizioni vere sui manifestanti, negata l'intenzionalità degli investimenti con i blindati che hanno mietuto decine di vittime. Il portavoce dei militari, mostrando un video degli investimenti, ha addirittura preteso di dimostrare come i blindati abbiano fatto tutto il possibile per evitare la gente. Difesa a tutto spiano anche per la tv di Stato che, sia secondo il Ministro dell'Informazione, sia secondo il Consiglio Militare, avrebbe coperto gli eventi con esemplare imparzialità. In sostanza, le vittime di domenica scorsa sarebbero tutta colpa dei dimostranti. Sul fronte opposto, invece, le decine di testimonianze, che si aggiungono di ora in ora, armate di filmati, le quali confermano l'eccesso di violenza dei militari. E la rabbia cresce. Certo, non è ancora chiaro se ci siano stati realmente degli agitatori che hanno provocato la reazione dei soldati. Del resto anche i cristiani hanno i loro salafiti, talvolta armati, come era già successo a Imbaba, dove ad aprire il fuoco era stato proprio un cristiano, affiliato al Partito Nazional Democratico. Tuttavia, qualunque sia stato il reale evento scatenante, la reazione dell'esercito resta a dir poco ingiustificabile, così come la propaganda settaria della tv di Stato. Sembra ormai accertato, comunque, che anche tra i militari ci siano state delle vittime (e non c'è da stupirsi). Ma non si conosce né il loro nome, né il loro numero. I funerali si sono tenuti in segreto per non demoralizzare le truppe, questa è stata la giustificazione ufficiale. Il governo, dal canto suo, accelera sulla legge unificata dei luoghi di culto, accantonata per mesi. Sembra improbabile, in ogni caso, che questo basti a calmare gli animi. E ieri, il vice premier e Ministro delle Finanze, Hazem Biblawi ha tentato di dare le dimissioni, protestando contro la gestione della situazione al Maspero, domenica scorsa. Tuttavia, il Consiglio MIlitare le ha respinte, come ha già fatto varie volte in passato con altri ministri. [caption id="attachment_861" align="alignleft" width="300"] Un salafita che guida il corteo del funerale dei cristiani uccisi, reggendo una croce, un segno di speranza.[/caption] In questa clima a dir poco teso, proseguono tuttavia le procedure elettorali. Si è aperta oggi la registrazione dei candidati per le elezioni parlamentari delle due Camere, che durerà per una settimana, fino al 18 ottobre. E' il momento di verificare quali forze politiche boicotteranno le elezioni e quali no. Gli ex membri del PND pare che stiano accorrendo a frotte, in assenza di una legge che ne bandisca la partecipazione alla vita politica. Ma i movimenti giovanili si difendono, lanciando una campagna di sensibilizzazione della gente, affinché non voti per loro. Sono state accuratamente stilate delle liste di tali candidati che possano aiutare le persone a identificarli. Si fa quel che si può... E nel caos preelettorale, condito da tensione generalizzata, giungono a sorpresa, per bocca del Ministro della Difesa Ehud Barak, le sospirate scuse ufficiali di Israele per l'uccisione dei soldati egiziani in Sinai da parte dell'esercito israeliano. Tuttavia, tale notizia non ha fatto grande scalpore in Egitto. In questo momento le menti sono altrove, dopo i fatti di domenica. Domani, invece, si deciderà la data del nuovo processo del blogger Maikel Nabil. Purtroppo, non è stato liberato. E' stato semplicemente deciso che sarà riprocessato, sempre da un tribunale militare. Intanto, però, le sue condizioni non fanno che peggiorare, visto che non ha interrotto lo sciopero della fame.