Manifestazioni, elezioni e scambi di prigionieri
Radio Beckwith evangelica

Venerdì frizzante quello di oggi, dopo i fatti del Maspero di domenica scorsa. Si moltiplicano le marce di solidarietà ai copti o di protesta nei confronti del Consiglio Militare. Anzi, spesso le due cose coincidono. Già ieri sera ha avuto luogo una marcia-vigilia dei copti (con la costante presenza di musulmani, è sempre bene farlo presente) per ricordare le vittime di domenica notte.

Il corteo è partito da piazza Talaat Harb per confluire infine in piazza Tahrir. E la manifestazione, ricca di slogan contro Tantawi, è stata un’esplicita denuncia del tentativo di trascinare il paese in un conflitto religioso, per distrarre dall’ondata montante di scioperi che sta mettendo in crisi il governo provvisorio. Questa, almeno, è l’interpretazione di alcuni su quanto accaduto domenica sera, i quali credono anche che i militari – non proprio brillanti per abilità politica – non sappiano far di meglio che proseguire le vecchie politiche di Mubarak, inclusa la strumentalizzazione delle tensioni settarie. Pensano dunque che, non essendo le forze armate in grado di mettere a tacere le masse di lavoratori che protestano, prendersela con i copti, parte più debole della società, e incitare i fanatici islamisti, siano un utile diversivo. Ciò che è triste, tuttavia, è che la propaganda settaria contro i copti, diffusa dalla tv di Stato, sembra aver attecchito, come dimostrano le numerose testimonianze di chi afferma di udire gente, sempre più di frequente, ripetere le accuse e le menzogne sentite alla tv.

 

Vignettta del giorno. Mubarak, dalla prigione: “E’ finita?”. La guardia: “Non ancora, Presidente”.

Per tale motivo, oggi si è svolta una “marcia per l’unità nazionale”, alla quale hanno partecipato migliaia di persone, musulmani e cristiani (in foto il momento della preghiera del pomeriggio, nei pressi della Cattedrale Copta). La marcia è partita da al-Azhar, subito dopo la preghiera di mezzogiorno, in direzione di Abbasiya, dove si trovano i quartieri generali della chiesa copta. Le voci di un attacco del corteo, con lanci di pietre, da parte di sconosciuti sono state smentite da alcuni testimoni, ma forse se ne saprà di più domani. L’idea guida della marcia è stato il rifiuto di definirsi cristiani o musulmani. “Basta” – si è detto – “d’ora in poi parleremo solo di egiziani”.

Ma intanto, la giornata è stata importante anche per un altro motivo: le elezioni del sindacato dei medici, le prime in diciannove anni. Tale sindacato è una roccaforte dei Fratelli Musulmani e sarà interessante vedere come se la caverà la corrente sfidante degli indipendenti. Ricordo che le elezioni dei sindacati di categoria hanno un’importanza cruciale, non solo di per sé, ma anche in vista della formazione dell’Assemblea Costituente, la quale dovrà includere anche i rappresentanti scelti tra i loro direttivi.

Per il resto, l’attenzione è rivolta allo scambio di prigionieri con Israele. No, non quello tra Shalit e un migliaio di palestinesi, anche se l’Egitto ha giocato un ruolo in questo. Vi è stato un altro accordo, questa volta tra il Cairo e Tel Aviv: lo scambio della “spia” Ilan Grapel (che alla fine non era stato portato via da Leon Panetta) con un’ottantina di prigionieri egiziani, principalmente prigionieri politici che si sono uniti alla causa palestinese. Sembra che questo scambio, e le scuse israeliane per aver ucciso alcuni soldati egiziani nel Sinai, facciano parte di un “pacchetto di ringraziamento” per aver contribuito alla liberazione di Shalit. Tuttavia, vedremo se lo scambio avverrà per davvero.