Shalit alla tv egiziana e l’ultima sfida di Maikel Nabil
Radio Beckwith evangelica

Come avrete potuto leggere altrove, oggi è avvenuta la liberazione del soldato israeliano Gilaad Shalit, in cambio della scarcerazione di più di mille prigionieri palestinesi. Anche gli egiziani hanno seguito lo scambio, che ha direttamente coinvolto il loro paese come mediatore. Anzi, in realtà è stata l’intelligence egiziana ad agire da mediatrice. Shalit non è stato però subito restituito alle autorità israeliane e alla sua famiglia. Il ragazzo è stato prima consegnato alle autorità egiziane, che hanno quindi provveduto a inviarlo a quelle israeliane. 

La scritta dice: “Io sono contro i processi militari ai civili”

Durante il passaggio in Egitto, tuttavia, lo sfortunato ragazzo ha dovuto subire l’ultima tortura, almeno a detta dei maligni: un’intervista con la tv di Stato egiziana, già tremendamente sotto accusa, in questi giorni. Pare che l’intervista sia stata patetica, con domande a dir poco idiote (“Sei stato contento della notizia della tua liberazione?”), alternate ad altre più subdole sulla mediazione dell’Egitto nello scambio. Molti, infatti, si sono detti sicuri che l’intervista fosse dettata, parola per parola, dall’intelligence. Quest’ultima, infatti, non è certo stupida. Oltre che per la possibilità di strappare qualche informazione (o confessione) utile, si pensa anche che l’intervista sia stata fatta per dimostrare che Shalit fosse in buona salute, per prevenire l’eventualità che il governo israeliano possa in seguito affermare il contrario. Fidarsi è bene, ma non si sa mai. E poi, un po’ di audience sulla pelle e sulle emozioni di qualcuno non guasta mai, nemmeno in Egitto…

E per un prigioniero che viene liberato, un altro continua la sua lotta per essere scarcerato. Sto parlando di Maikel Nabil, naturalmente, che oggi avrebbe dovuto presentarsi al suo nuovo processo. Ebbene, nonostante il suo digiuno di quasi due mesi l’abbia ormai debilitato e ridotto a 40 chili di peso, il ragazzo ha dimostrato ancora una volta grande coraggio. Si è rifiutato, sdegnato, di presentarsi in tribunale, invitando i propri avvocati, per bocca del fratello, a fare altrettanto. Anzi, li ha proprio diffidati, affermando che chiunque di loro si fosse presentato in tribunale non lo avrebbe rappresentato. Il punto è che Maikel Nabil, accusato di aver insultato l’esercito, non si ritiene colpevole, reo soltanto di aver espresso le proprie opinioni, e non vuole partecipare a quella che secondo lui è una farsa dei militari. Ha quindi dichiarato che non intende affatto scusarsi con il Consiglio Militare, come ha invece fatto il padre qualche giorno fa, al posto suo, nella speranza che liberassero il figlio. Non c’è motivo di scusarsi per Maikel. Piuttosto si suicida. Di certo – è queste sono parole sue – “non implorerà mai un gruppo di assassini e ladri di patria di liberarlo, vadano all’inferno”.

Ho saputo or ora che è stato finalmente deciso il trasferimento di Maikel all’ospedale. A quello psichiatrico. Speriamo almeno che gli salvino la vita, ma che non lo tengano lì dentro per il resto dei suoi giorni.