PND all’assalto delle candidature mentre si ribellano i poliziotti
Radio Beckwith evangelica

In Egitto, oggi, è l’ultimo giorno utile – salvo ulteriori dilazioni – per presentare le candidature alle prossime elezioni parlamentari ed è già possibile trarre alcune conclusioni. Come era stato largamente previsto, le candidature sono state prese d’assalto dagli ex membri del Partito Nazional Democratico.

Secondo il blogger Sandmonkey, se prima ci si aspettava una distribuzione delle candidature del tipo 30% ex PND, 30% islamisti, 30% liberali e 10% indipendenti, ora la realtà è cambiata, più vicina a 50% ex PND, 30% islamisti e 20% liberali e indipendenti insieme. Non c’è da stare molto allegri. Resta ancora una piccola speranza che passi la “legge dell’isolamento politico”, che metterebbe al bando gli ex PND, ma visto la politica perseguita utlimamente da governo e Consiglio Militare, la probabilità che ciò avvenga è remota. Intanto, comunque, alcuni gruppi e movimenti hanno indetto una manifestazione, venerdì prossimo, per invocare questa legge. Se la legge non passerà, starà agli elettori isolare politicamente, nel segreto dell’urna, gli ex PND.

Una buona notizia: l’Alleanza per la Rivoluzione Continua è riuscita, in extremis, a preparare la sua lista di candidati. Questa coalizione è forse la più rappresentativa di piazza Tahrir, perché formata da molti giovani, uomini e donne, dai copti ai Fratelli Musulmani. Forse non godrà di vasta base popolare, ma è importante che ci sia nella competizione elettorale.

Il giallo del giorno, però, è di nuovo la salute di Mubarak. Qualche giorno fa sono di nuovo girate voci su un arresto cardiaco, coinciso con la notizia dell’assassinio di Gheddafi. Mubarak ne sarebbe stato molto scosso, evidentemente… Ma oggi l’ennesima notizia della morte dell’ex dittatore è stata smentita. Si parla invece di un virus che l’avrebbe colpito al cervello. Le battute a commento della notizia ve le lascio immaginare, anche se sono state contenute, gli egiziani sono troppo distratti dalla Libia e dalla Tunisia, com’è giusto che sia.

Oggi, inoltre, è iniziato il processo per corruzione di Zakariya Azmi, l’ex capo di gabinetto di Mubarak (per ben ventidue anni!). E a proposito di processi, il Consiglio Supremo della Magistratura ha rifiutato le due proposte di legge attualmente esistenti per riformare la giustizia: la prima, formulata dal Club dei Giudici, pare concentrarsi di più sul miglioramento delle condizioni economiche dei magistrati, mentre la seconda, proposta da un comitato dello stesso CSM, si focalizza sulla maggiore indipendenza dei giudici. Entrambe le proposte, tuttavia, avevano fatto infuriare gli avvocati che, non consultati, si sono sentiti tagliati fuori. Un articolo della nuova legge, infatti, consentiva ai giudici maggiori possibilità di farli arrestare, in caso di azioni di disturbo dei processi da parte loro. La disputa tra giudici e avvocati non è ancora risolta.

Nel frattempo, però, sono scesi in piazza anche i poliziotti di basso grado. La loro protesta, finora, è stata accolta con diffidenza dagli egiziani. Si sa, la polizia era – ed è ancora – odiata per essere stata il principale strumento di oppressione dei cittadini sotto il regime di Mubarak. Comunque sia, sembra che le richieste dei poliziotti siano varie: dal miglioramento delle condizioni di lavoro alla richiesta di combattere la corruzione nel Ministero degli Interni, con le dimissioni del Ministro Mansour el-Essawi. Chiedono inoltre l’abolizione dei processi militari ai poliziotti (e qui la diffidenza degli egiziani si fa altissima). Staremo a vedere…

Il Feldmaresciallo Tantawi, invece, ha incontrato papa Shenouda per discutere dei problemi dei copti. Purtroppo sembra che il colloquio sia finito con la solita promessa di aprire più chiese. Niente punizione per i colpevoli di atti discriminatori nei confronti dei cristiani, niente giustizia per le vittime dei copti massacrati al Maspero. Niente stato di diritto, insomma. Ma questo, a onor del vero, vale per tutti, cristiani e musulmani, almeno su questo punto non esiste discriminazione. La Procura Militare, infatti, ha nuovamente convocato a “colloquio” (non si sa per quale motivo) alcuni blogger e attivisti, tra i quali il padre dei blogger egiziani: Alaa Abdel Fattah. A ciò si aggiunge una nuova “sparizione”, quella di un attivista del Movimento 6 Aprile. Le forze oscure, in Egitto, sono attive più che mai.

Vorrei, tuttavia, concludere con una nota positiva. Vi consiglio, allora, di vedere il video qui sotto (o di leggere l’articolo annesso), in arabo con sottotitoli in inglese. Parla dei Comitati Popolari nati durante la rivoluzione, un argomento che personalmente trovo interessantissimo. Questi Comitati, nel silenzio, hanno proseguito il loro lavoro anche dopo i diciotto giorni che hanno rovesciato Mubarak, costruendosi un ruolo politico (nel senso più genuino del termine) a livello dei numerosi quartieri popolari delle città del Cairo. La loro attività, dunque, continua ancora oggi, in altre forme. Nei Comitati sono presenti donne, uomini, copti, salafiti, Fratelli Musulmani e liberali, proprio come in piazza Tahrir. La rivoluzione, dunque, non finirà nel nulla, anche se ci sarà da lavorare a lungo, tra alti e bassi. Ma l’esperienza di Tahrir ha insegnato qualcosa che non può essere dimenticato, soprattutto da parte dei giovani e questo fa ben sperare per il futuro. Ecco il link al video.

In Egitto, oggi, è l'ultimo giorno utile - salvo ulteriori dilazioni - per presentare le candidature alle prossime elezioni parlamentari ed è già possibile trarre alcune conclusioni. Come era stato largamente previsto, le candidature sono state prese d'assalto dagli ex membri del Partito Nazional Democratico. Secondo il blogger Sandmonkey, se prima ci si aspettava una distribuzione delle candidature del tipo 30% ex PND, 30% islamisti, 30% liberali e 10% indipendenti, ora la realtà è cambiata, più vicina a 50% ex PND, 30% islamisti e 20% liberali e indipendenti insieme. Non c'è da stare molto allegri. Resta ancora una piccola speranza che passi la "legge dell'isolamento politico", che metterebbe al bando gli ex PND, ma visto la politica perseguita utlimamente da governo e Consiglio Militare, la probabilità che ciò avvenga è remota. Intanto, comunque, alcuni gruppi e movimenti hanno indetto una manifestazione, venerdì prossimo, per invocare questa legge. Se la legge non passerà, starà agli elettori isolare politicamente, nel segreto dell'urna, gli ex PND. Una buona notizia: l'Alleanza per la Rivoluzione Continua è riuscita, in extremis, a preparare la sua lista di candidati. Questa coalizione è forse la più rappresentativa di piazza Tahrir, perché formata da molti giovani, uomini e donne, dai copti ai Fratelli Musulmani. Forse non godrà di vasta base popolare, ma è importante che ci sia nella competizione elettorale. Il giallo del giorno, però, è di nuovo la salute di Mubarak. Qualche giorno fa sono di nuovo girate voci su un arresto cardiaco, coinciso con la notizia dell'assassinio di Gheddafi. Mubarak ne sarebbe stato molto scosso, evidentemente... Ma oggi l'ennesima notizia della morte dell'ex dittatore è stata smentita. Si parla invece di un virus che l'avrebbe colpito al cervello. Le battute a commento della notizia ve le lascio immaginare, anche se sono state contenute, gli egiziani sono troppo distratti dalla Libia e dalla Tunisia, com'è giusto che sia. Oggi, inoltre, è iniziato il processo per corruzione di Zakariya Azmi, l'ex capo di gabinetto di Mubarak (per ben ventidue anni!). E a proposito di processi, il Consiglio Supremo della Magistratura ha rifiutato le due proposte di legge attualmente esistenti per riformare la giustizia: la prima, formulata dal Club dei Giudici, pare concentrarsi di più sul miglioramento delle condizioni economiche dei magistrati, mentre la seconda, proposta da un comitato dello stesso CSM, si focalizza sulla maggiore indipendenza dei giudici. Entrambe le proposte, tuttavia, avevano fatto infuriare gli avvocati che, non consultati, si sono sentiti tagliati fuori. Un articolo della nuova legge, infatti, consentiva ai giudici maggiori possibilità di farli arrestare, in caso di azioni di disturbo dei processi da parte loro. La disputa tra giudici e avvocati non è ancora risolta. Nel frattempo, però, sono scesi in piazza anche i poliziotti di basso grado. La loro protesta, finora, è stata accolta con diffidenza dagli egiziani. Si sa, la polizia era - ed è ancora - odiata per essere stata il principale strumento di oppressione dei cittadini sotto il regime di Mubarak. Comunque sia, sembra che le richieste dei poliziotti siano varie: dal miglioramento delle condizioni di lavoro alla richiesta di combattere la corruzione nel Ministero degli Interni, con le dimissioni del Ministro Mansour el-Essawi. Chiedono inoltre l'abolizione dei processi militari ai poliziotti (e qui la diffidenza degli egiziani si fa altissima). Staremo a vedere... Il Feldmaresciallo Tantawi, invece, ha incontrato papa Shenouda per discutere dei problemi dei copti. Purtroppo sembra che il colloquio sia finito con la solita promessa di aprire più chiese. Niente punizione per i colpevoli di atti discriminatori nei confronti dei cristiani, niente giustizia per le vittime dei copti massacrati al Maspero. Niente stato di diritto, insomma. Ma questo, a onor del vero, vale per tutti, cristiani e musulmani, almeno su questo punto non esiste discriminazione. La Procura Militare, infatti, ha nuovamente convocato a "colloquio" (non si sa per quale motivo) alcuni blogger e attivisti, tra i quali il padre dei blogger egiziani: Alaa Abdel Fattah. A ciò si aggiunge una nuova "sparizione", quella di un attivista del Movimento 6 Aprile. Le forze oscure, in Egitto, sono attive più che mai. Vorrei, tuttavia, concludere con una nota positiva. Vi consiglio, allora, di vedere il video qui sotto (o di leggere l'articolo annesso), in arabo con sottotitoli in inglese. Parla dei Comitati Popolari nati durante la rivoluzione, un argomento che personalmente trovo interessantissimo. Questi Comitati, nel silenzio, hanno proseguito il loro lavoro anche dopo i diciotto giorni che hanno rovesciato Mubarak, costruendosi un ruolo politico (nel senso più genuino del termine) a livello dei numerosi quartieri popolari delle città del Cairo. La loro attività, dunque, continua ancora oggi, in altre forme. Nei Comitati sono presenti donne, uomini, copti, salafiti, Fratelli Musulmani e liberali, proprio come in piazza Tahrir. La rivoluzione, dunque, non finirà nel nulla, anche se ci sarà da lavorare a lungo, tra alti e bassi. Ma l'esperienza di Tahrir ha insegnato qualcosa che non può essere dimenticato, soprattutto da parte dei giovani e questo fa ben sperare per il futuro. Ecco il link al video.