Condannati gli assassini di Khaled Said
Radio Beckwith evangelica

Il processo agli assassini di Khaled Said, il giovane di Alessandria torturato e ucciso da due poliziotti il 6 giugno 2011, diventato l’emblema dell’oppressione del regime di Mubarak, si è concluso oggi in maniera quasi inaspettata. Dopo tanti rinvii, oggi è stato emesso il verdetto finale per i due poliziotti assassini.

La differenza tra “prima della rivoluzione” (a sinistra) e “dopo la rivoluzione” (a destra). Beh, un po’ più di spazio vitale c’è…

Sarebbe stata una magnifica notizia per festeggiare questa duecentesima newsletter, ma purtroppo la condanna è stata molto al di sotto delle aspettative: sette anni di carcere. Pena ridicola, vista l’efferatezza del crimine. La stessa condanna – ha commentato un ragazzo su Twitter – prevista per chi viola il coprifuoco. La rabbia e la delusione sono esplose, ma nessuno si è stupito. Il clima era ormai maturo per archiviare il processo più seguito, sul crimine considerato da molti come una delle scintille che hanno fatto infiammare la rivoluzione. E il rischio che la rivoluzione si infiammi un’altra volta aumenta.
Tra l’altro, è iniziata in sordina una campagna di raccolta firme – l’obiettivo sarebbe di un milione – per sostenere la candidatura del feldmaresciallo Tantawi (chiamato un tempo “il barboncino di Mubarak”, è bene ricordarlo) alla Presidenza del paese. Sui muri del Cairo sono già apparsi dei manifesti che appoggiano tale candidatura, zitti zitti… L’odore di militare si fa più forte.

Nel frattempo, i poliziotti hanno interrotto il loro sciopero, ma altre proteste – sempre tantissime – sono in corso. Oggi, ad esempio, ci sono state le manifestazioni degli studenti di al-Azhar (che chiedono l’elezione del rettore), le proteste degli studenti in varie altre università e anche alla famosa biblioteca di Alessandria, per rimuovere il direttore. Per venerdì è prevista una nuova manifestazione in piazza Tahrir, per chiedere che i militari lascino il potere più in fretta di quanto previsto. Attualmente, tuttavia, il grosso delle proteste, come ho spesso ricordato, avviene nei singoli settori della società, oppure attraverso il boicottaggio delle elezioni e la resistenza civile.

Per quanto riguarda la politica estera, invece, si è finalmente raggiunto l’accordo sullo scambio di prigionieri con Israele: la “spia” Ilan Grapel verrà restituita agli israeliani in cambio di 25 prigionieri egiziani. Tre di questi sono minorenni (sedici-diciassette anni), accusati di immigrazione clandestina e traffico illegale di sigarette, mentre gli altri 22 sono beduini del Sinai. Lo scambio dovrebbe avvenire domani a Taba.

Per finire, oggi si sono svolte le importanti elezioni del sindacato dei giornalisti, delle quali sarà necessario seguire i risultati con attenzione, ma è ancora presto.

Chi invece vuol saperne di più sull’esercito egiziano (e ce n’è bisogno), può leggere questo articolo (in inglese):
http://www.almasryalyoum.com/en/node/508736

Il processo agli assassini di Khaled Said, il giovane di Alessandria torturato e ucciso da due poliziotti il 6 giugno 2011, diventato l'emblema dell'oppressione del regime di Mubarak, si è concluso oggi in maniera quasi inaspettata. Dopo tanti rinvii, oggi è stato emesso il verdetto finale per i due poliziotti assassini. [caption id="attachment_907" align="alignright" width="300"] La differenza tra "prima della rivoluzione" (a sinistra) e "dopo la rivoluzione" (a destra). Beh, un po' più di spazio vitale c'è...[/caption] Sarebbe stata una magnifica notizia per festeggiare questa duecentesima newsletter, ma purtroppo la condanna è stata molto al di sotto delle aspettative: sette anni di carcere. Pena ridicola, vista l'efferatezza del crimine. La stessa condanna - ha commentato un ragazzo su Twitter - prevista per chi viola il coprifuoco. La rabbia e la delusione sono esplose, ma nessuno si è stupito. Il clima era ormai maturo per archiviare il processo più seguito, sul crimine considerato da molti come una delle scintille che hanno fatto infiammare la rivoluzione. E il rischio che la rivoluzione si infiammi un'altra volta aumenta. Tra l'altro, è iniziata in sordina una campagna di raccolta firme - l'obiettivo sarebbe di un milione - per sostenere la candidatura del feldmaresciallo Tantawi (chiamato un tempo "il barboncino di Mubarak", è bene ricordarlo) alla Presidenza del paese. Sui muri del Cairo sono già apparsi dei manifesti che appoggiano tale candidatura, zitti zitti... L'odore di militare si fa più forte. Nel frattempo, i poliziotti hanno interrotto il loro sciopero, ma altre proteste - sempre tantissime - sono in corso. Oggi, ad esempio, ci sono state le manifestazioni degli studenti di al-Azhar (che chiedono l'elezione del rettore), le proteste degli studenti in varie altre università e anche alla famosa biblioteca di Alessandria, per rimuovere il direttore. Per venerdì è prevista una nuova manifestazione in piazza Tahrir, per chiedere che i militari lascino il potere più in fretta di quanto previsto. Attualmente, tuttavia, il grosso delle proteste, come ho spesso ricordato, avviene nei singoli settori della società, oppure attraverso il boicottaggio delle elezioni e la resistenza civile. Per quanto riguarda la politica estera, invece, si è finalmente raggiunto l'accordo sullo scambio di prigionieri con Israele: la "spia" Ilan Grapel verrà restituita agli israeliani in cambio di 25 prigionieri egiziani. Tre di questi sono minorenni (sedici-diciassette anni), accusati di immigrazione clandestina e traffico illegale di sigarette, mentre gli altri 22 sono beduini del Sinai. Lo scambio dovrebbe avvenire domani a Taba. Per finire, oggi si sono svolte le importanti elezioni del sindacato dei giornalisti, delle quali sarà necessario seguire i risultati con attenzione, ma è ancora presto. Chi invece vuol saperne di più sull'esercito egiziano (e ce n'è bisogno), può leggere questo articolo (in inglese): http://www.almasryalyoum.com/en/node/508736