Una fugace tregua in un mare di violenza
Radio Beckwith evangelica

Ieri sera, dopo il discorso del feldmaresciallo Tantawi, piazza Tahrir non si è svuotata affatto. Tuttavia, poco dopo le molli parole di Tantawi, la scure della brutale repressione si è abbattuta inesorabile sui manifestanti, in tutto l’Egitto. Verso le 11, gran parte dei manifestanti in piazza Tahrir hanno cominciato a sentirsi male, molti sono scappati e per alcune ore è scoppiato il panico.

Ha cominciato a girare voce che le Forze di Sicurezza Centrale, o l’esercito, avevano diffuso un nuovo gas incolore attraverso i tombini di areazione della metropolitana, oppure lanciato da elicotteri, non si è capito. In effetti, diversi testimoni hanno confermato che prendere la metro, in quel momento, era equivalente a entrare in una camera a gas. E in effetti i sintomi mostrati dalle persone colpite dal gas, in questi giorni, sono estremamente forti, diversi da quelli riscontrati a gennaio: nausea, vomito, diarrea, cecità temporanea, spasmi e convulsioni, paralisi momentanea della cassa toracica e arresto del respiro… Alcune persone sono morte soffocate. Inoltre, a volte, gli effetti si protraggono per giorni, oppure compaiono sintomi dopo diverse ore. Ma ciò che ieri ha causato il panico è stata la notizia che forse la polizia stava usando una specie di gas nervino. Mohammed el-Baradei è stato il primo a denunciare il fatto in un tweet. Alcuni medici, in televisione, hanno parlato di un gas dall’odore di mostarda, causando ulteriore panico, perché tale gas era stato usato da Saddam Hussein.

Onestamente, la questione non è ancora chiarita. Il Ministro della Sanità dimissionario ha dichiarato che non è vero nulla, era solo “normale” gas lacrimogeno. Questo, ovviamente, non ha rassicurato nessuno, basti ricordare che anche il Ministro degli Interni, in passato, aveva dichiarato che non esistevano cecchini, nonostante le numerose prove video. Gli specialisti, dunque, si sono messi al lavoro, analizzando i dati disponibili. Anche diverse ONG internazionali si sono messe all’opera per far luce sulla faccenda. Ma intanto, il panico che si è scatenato rivela che la popolazione si aspetta il peggio dalla propria polizia. Senza ombra di dubbio, però, il gas di ieri – che nel migliore dei casi è gas CR usato solo in guerra – è stato gettato in abbondanza, raggiungendo anche il nono piano degli edifici nei dintorni. E’ servito ad allontanare molta gente dalla piazza, mentre la Tv egiziana raccontava come molti manifestanti si fossero convinti a tornare a casa dopo il discorso di Tantawi. Dopo una prima ritirata, tuttavia, la piazza è tornata a riempirsi di persone, sempre più furibonde, che cominciavano anche a chiedersi quali saranno gli effetti di tutto questo gas fra qualche anno. Ad Alessandria e in altre città, nel frattempo, Dio solo sa quel che è successo, visto che la copertura mediatica è molto minore.

Ieri sera la rabbia era così tanta che in piazza Tahrir si è sfiorato l’omicidio. Un presunto ufficiale dell’ex Sicurezza di Stato è stato scoperto in mezzo ai manifestanti, che l’hanno quasi linciato. I dottori, a fatica, sono riusciti a strapparlo alla gente infuriata quasi in fin di vita e a portarlo in un ospedale da campo. La gente, da fuori, minacciava di entrare a prenderlo, ma i medici hanno chiesto aiuto ad altri giovani per porteggere l’ospedale. Con i medici c’era anche Gamila Ismail, una candidata alle Parlamentari (che ha naturalmente sospeso la sua campagna elettorale come tanti altri). Nonostante abbia una lunga storia di lotta alle spalle contro il regime e la Sicurezza di Stato, la donna ha lanciato per diversi minuti disperati appelli, affinché la gente accorresse a difendere l’ufficiale catturato. Gridava: “Tutti hanno diritto a essere curati, anche un ufficiale della Sicurezza di Stato, anche un assassino, non siamo la Libia!” Dopo ore di concitazione, pare che l’ufficiale si sia salvato, ma che in realtà non appartenesse alla Sicurezza di Stato. I nervi degli egiziani, purtroppo, sono sempre più a fior di pelle.

Nel pomeriggio di oggi sono giunte due marce in piazza Tahrir: quella delle donne, come programmato ieri, e quella degli sheykh di al-Azhar. L’idea era di agire da scudi umani tra la polizia e i manifestanti per porre fine alla carneficina. Gli Azhariti hanno negoziato una tregua, che finalmente è stata accettata da entrambe le parti. E’ durata solo due ore. Poi, mentre i manifestanti gridavano silmiyya, e alcuni di loro pregavano guidati dagli Azhariti, le FSC hanno rotto la tregua attaccandoli a tradimento con i lacrimogeni, e i morti hanno ripreso ad affluire negli ospedali da campo. Cinquanta feriti in dieci minuti e sei morti. Anche undici degli Azhariti che avevano trattato la tregua sono stati feriti e, a questo punto, si sono uniti ai manifestanti per protestare contro il tradimento delle FSC. Nel frattempo, da un canale televisivo, lo sheykh di al-Azhar invitava le forze di polizia al cessate il fuoco, indipendentemente da quali fossero le ragioni dei manifestanti o delle FSC. L’appello è rimasto inascoltato. Secondo alcuni testimoni, pare sia stato usato di nuovo il gas invisibile. E gli arresti, naturalmente, avvengono senza interruzione, persino tra i medici che lavorano negli ospedali da campo, ormai traumatizzati per i feriti e i morti di cui sono testimoni ogni minuto. Tra parentesi, molti di questi dottori appartengono ai Fratelli Musulmani, non presenti ufficialmente alle proteste, ma molto attivi e solidali nel portare soccorso.

A proposito dei Fratelli Musulmani: sono sempre più criticati dai manifestanti che proseguono le proteste… Tuttavia, ho letto ieri su Facebook la dichiarazione di un gruppo di giovani della Fratellanza che tenta di spiegare la loro posizione. Dicono di aver atteso a lungo l’ordine della Fratellanza di scendere in piazza, ma dopo essersi recati di persona sul luogo degli scontri per capire la situazione, si sono convinti a rinunciare. Secondo loro, il Consiglio Militare ha tutte le colpe per la repressione in corso e va condannato su tutta la linea. Sarebbe facile fermare gli scontri interponendo un paio di carri armati tra la polizia e i dimostranti. Se non lo fanno è perché non vogliono, dunque, secondo loro, è tutto un piano per gettare il paese nel caos e rimandare le elezioni (o privarle di ogni significato), rimanendo così al potere. Pertanto, scendere in piazza con gli altri sarebbe utile solo al piano dei militari. Questo non toglie, come ho già detto, che i Fratelli Musulmani siano presenti tra i manifestanti in varie forme.

Sul fronte politico, invece, oggi è stata una giornata povera di novità. Sembra che alcune forze politiche stiano studiando la proposta di posticipare le elezioni di due settimane, spostando il primo turno – quello che riguarda il governatorato del Cairo e altre province infiammate dalle proteste – dopo la terza tornata. Intanto, però, oggi hanno iniziato a votare per il primo turno gli egiziani residenti all’estero. Chissà che fine faranno i loro voti se posticiperanno le elezioni. Nel frattempo si mormora che domani sarà presa una decisione sul nuovo Primo Ministro: Mohammed el-Baradei o Amr Moussa. Ma per ora sono solo voci.

Vi lascio, in conclusione, un po’ di materiale per aiutarvi a comprendere ancora meglio la situazione egiziana. Qui sotto trovate le opinioni di due amici di questa newsletter che offrono due punti di vista differenti: il giudice Hossam Mikawi (in inglese) e Abdel Fattah Hassan, esponente della Fratellanza Musulmana. Non c’è bisogno di aggiungere che tutti gli egiziani che conosco sono a dir poco angosciati.

Qui, invece, c’è un documento sulla situazione egiziana (e alcuni video che hanno fatto il giro del mondo) diffuso da Ramy Raoof, un attivista per i diritti umani. Il sito sarà via via aggiornato, quindi di tanto in tanto controllatelo:

Infine, qui c’è un video che filma il momento della rottura della tregua di questo pomeriggio. I manifestanti urlanosilmiyya silmiyya e chi ama l’Egitto non lo distrugge”:

Ieri sera, dopo il discorso del feldmaresciallo Tantawi, piazza Tahrir non si è svuotata affatto. Tuttavia, poco dopo le molli parole di Tantawi, la scure della brutale repressione si è abbattuta inesorabile sui manifestanti, in tutto l'Egitto. Verso le 11, gran parte dei manifestanti in piazza Tahrir hanno cominciato a sentirsi male, molti sono scappati e per alcune ore è scoppiato il panico. Ha cominciato a girare voce che le Forze di Sicurezza Centrale, o l'esercito, avevano diffuso un nuovo gas incolore attraverso i tombini di areazione della metropolitana, oppure lanciato da elicotteri, non si è capito. In effetti, diversi testimoni hanno confermato che prendere la metro, in quel momento, era equivalente a entrare in una camera a gas. E in effetti i sintomi mostrati dalle persone colpite dal gas, in questi giorni, sono estremamente forti, diversi da quelli riscontrati a gennaio: nausea, vomito, diarrea, cecità temporanea, spasmi e convulsioni, paralisi momentanea della cassa toracica e arresto del respiro... Alcune persone sono morte soffocate. Inoltre, a volte, gli effetti si protraggono per giorni, oppure compaiono sintomi dopo diverse ore. Ma ciò che ieri ha causato il panico è stata la notizia che forse la polizia stava usando una specie di gas nervino. Mohammed el-Baradei è stato il primo a denunciare il fatto in un tweet. Alcuni medici, in televisione, hanno parlato di un gas dall'odore di mostarda, causando ulteriore panico, perché tale gas era stato usato da Saddam Hussein. Onestamente, la questione non è ancora chiarita. Il Ministro della Sanità dimissionario ha dichiarato che non è vero nulla, era solo "normale" gas lacrimogeno. Questo, ovviamente, non ha rassicurato nessuno, basti ricordare che anche il Ministro degli Interni, in passato, aveva dichiarato che non esistevano cecchini, nonostante le numerose prove video. Gli specialisti, dunque, si sono messi al lavoro, analizzando i dati disponibili. Anche diverse ONG internazionali si sono messe all'opera per far luce sulla faccenda. Ma intanto, il panico che si è scatenato rivela che la popolazione si aspetta il peggio dalla propria polizia. Senza ombra di dubbio, però, il gas di ieri - che nel migliore dei casi è gas CR usato solo in guerra - è stato gettato in abbondanza, raggiungendo anche il nono piano degli edifici nei dintorni. E' servito ad allontanare molta gente dalla piazza, mentre la Tv egiziana raccontava come molti manifestanti si fossero convinti a tornare a casa dopo il discorso di Tantawi. Dopo una prima ritirata, tuttavia, la piazza è tornata a riempirsi di persone, sempre più furibonde, che cominciavano anche a chiedersi quali saranno gli effetti di tutto questo gas fra qualche anno. Ad Alessandria e in altre città, nel frattempo, Dio solo sa quel che è successo, visto che la copertura mediatica è molto minore. Ieri sera la rabbia era così tanta che in piazza Tahrir si è sfiorato l'omicidio. Un presunto ufficiale dell'ex Sicurezza di Stato è stato scoperto in mezzo ai manifestanti, che l'hanno quasi linciato. I dottori, a fatica, sono riusciti a strapparlo alla gente infuriata quasi in fin di vita e a portarlo in un ospedale da campo. La gente, da fuori, minacciava di entrare a prenderlo, ma i medici hanno chiesto aiuto ad altri giovani per porteggere l'ospedale. Con i medici c'era anche Gamila Ismail, una candidata alle Parlamentari (che ha naturalmente sospeso la sua campagna elettorale come tanti altri). Nonostante abbia una lunga storia di lotta alle spalle contro il regime e la Sicurezza di Stato, la donna ha lanciato per diversi minuti disperati appelli, affinché la gente accorresse a difendere l'ufficiale catturato. Gridava: "Tutti hanno diritto a essere curati, anche un ufficiale della Sicurezza di Stato, anche un assassino, non siamo la Libia!" Dopo ore di concitazione, pare che l'ufficiale si sia salvato, ma che in realtà non appartenesse alla Sicurezza di Stato. I nervi degli egiziani, purtroppo, sono sempre più a fior di pelle. Nel pomeriggio di oggi sono giunte due marce in piazza Tahrir: quella delle donne, come programmato ieri, e quella degli sheykh di al-Azhar. L'idea era di agire da scudi umani tra la polizia e i manifestanti per porre fine alla carneficina. Gli Azhariti hanno negoziato una tregua, che finalmente è stata accettata da entrambe le parti. E' durata solo due ore. Poi, mentre i manifestanti gridavano silmiyya, e alcuni di loro pregavano guidati dagli Azhariti, le FSC hanno rotto la tregua attaccandoli a tradimento con i lacrimogeni, e i morti hanno ripreso ad affluire negli ospedali da campo. Cinquanta feriti in dieci minuti e sei morti. Anche undici degli Azhariti che avevano trattato la tregua sono stati feriti e, a questo punto, si sono uniti ai manifestanti per protestare contro il tradimento delle FSC. Nel frattempo, da un canale televisivo, lo sheykh di al-Azhar invitava le forze di polizia al cessate il fuoco, indipendentemente da quali fossero le ragioni dei manifestanti o delle FSC. L'appello è rimasto inascoltato. Secondo alcuni testimoni, pare sia stato usato di nuovo il gas invisibile. E gli arresti, naturalmente, avvengono senza interruzione, persino tra i medici che lavorano negli ospedali da campo, ormai traumatizzati per i feriti e i morti di cui sono testimoni ogni minuto. Tra parentesi, molti di questi dottori appartengono ai Fratelli Musulmani, non presenti ufficialmente alle proteste, ma molto attivi e solidali nel portare soccorso. A proposito dei Fratelli Musulmani: sono sempre più criticati dai manifestanti che proseguono le proteste... Tuttavia, ho letto ieri su Facebook la dichiarazione di un gruppo di giovani della Fratellanza che tenta di spiegare la loro posizione. Dicono di aver atteso a lungo l'ordine della Fratellanza di scendere in piazza, ma dopo essersi recati di persona sul luogo degli scontri per capire la situazione, si sono convinti a rinunciare. Secondo loro, il Consiglio Militare ha tutte le colpe per la repressione in corso e va condannato su tutta la linea. Sarebbe facile fermare gli scontri interponendo un paio di carri armati tra la polizia e i dimostranti. Se non lo fanno è perché non vogliono, dunque, secondo loro, è tutto un piano per gettare il paese nel caos e rimandare le elezioni (o privarle di ogni significato), rimanendo così al potere. Pertanto, scendere in piazza con gli altri sarebbe utile solo al piano dei militari. Questo non toglie, come ho già detto, che i Fratelli Musulmani siano presenti tra i manifestanti in varie forme. Sul fronte politico, invece, oggi è stata una giornata povera di novità. Sembra che alcune forze politiche stiano studiando la proposta di posticipare le elezioni di due settimane, spostando il primo turno - quello che riguarda il governatorato del Cairo e altre province infiammate dalle proteste - dopo la terza tornata. Intanto, però, oggi hanno iniziato a votare per il primo turno gli egiziani residenti all'estero. Chissà che fine faranno i loro voti se posticiperanno le elezioni. Nel frattempo si mormora che domani sarà presa una decisione sul nuovo Primo Ministro: Mohammed el-Baradei o Amr Moussa. Ma per ora sono solo voci. Vi lascio, in conclusione, un po' di materiale per aiutarvi a comprendere ancora meglio la situazione egiziana. Qui sotto trovate le opinioni di due amici di questa newsletter che offrono due punti di vista differenti: il giudice Hossam Mikawi (in inglese) e Abdel Fattah Hassan, esponente della Fratellanza Musulmana. Non c'è bisogno di aggiungere che tutti gli egiziani che conosco sono a dir poco angosciati. Qui, invece, c'è un documento sulla situazione egiziana (e alcuni video che hanno fatto il giro del mondo) diffuso da Ramy Raoof, un attivista per i diritti umani. Il sito sarà via via aggiornato, quindi di tanto in tanto controllatelo: Infine, qui c'è un video che filma il momento della rottura della tregua di questo pomeriggio. I manifestanti urlanosilmiyya silmiyya e "chi ama l'Egitto non lo distrugge": [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=IiTUlRTtLP0[/youtube]