Luci e ombre del venerdì dell’ultima occasione
Radio Beckwith evangelica

Oggi è stato il giorno di una nuova milioniya in Egitto, il “giorno dei martiri” o “dell’ultima occasione” (quella concessa al Consiglio Militare, per alcuni, o alla rivoluzione, per altri). Secondo alcune stime, la partecipazione è stata effettivamente più grande di quella di martedì scorso. Non c’è stato nessun palco politico, né religioso, se si esclude la predica del venerdì di Mazhar Shaheen, soprannominato ormai “l’imam della rivoluzione”. In seguito, si è inoltre tenuta la preghiera per i martiri degli ultimi giorni. Poi, in piazza, sono fiorite le discussioni politiche. Non dai palchi, che non c’erano, ma più o meno in ogni angolo, a gruppi. 
Alla preghiera del venerdì in piazza Tahrir ha partecipato anche Mohammed el-Baradei, senza trattenersi, però, dopo la cerimonia, affermando che non voleva, con la sua presenza, dare un colore politico alla giornata che doveva invece essere dedicata ai martiri. Tra i partecipanti della milioniya si è fatto notare anche Wael Ghonim, indossando assieme ad altri una benda su un occhio, in solidarietà con i feriti di via Mohammad Mahmoud (vedi foto). E c’erano naturalmente tanti altri, come la madre e la sorella di Khaled Said.

I manifestanti di piazza Tahrir sono stati uniti nel rifiutare la nomina del nuovo Primo Ministro Kamal al-Ganzouri, non tanto per la persona in sé, anche se il suo legame con il vecchio regime desta forti sospetti, quanto per il fatto che la formazione di un nuovo governo non risponde alle richieste della piazza, se il Consiglio Militare resta al potere. Inoltre, Ganzoury è considerato troppo anziano (78 anni) e su questo oggi si è ampiamente scherzato. Si è detto di lui che “ha più di 120 anni” ed “è già morto due volte”. Quando è stato al governo la prima volta, poi, “si usava ancora il papiro” e “la gente credeva che la terra fosse piatta”, e via di questo passo. Qualcuno è anche preoccupato per la sua tinta di capelli. E’ risaputo, infatti, che i dittatori amano nascondere i capelli bianchi…

A parte gli scherzi, i manifestanti vogliono un governo di unità nazionale civile che sostituisca del tutto il Consiglio Militare. Le rassicurazioni che Ganzoury ha dato oggi in una conferenza stampa, sulla sua totale libertà di formare il governo che vuole, non convincono affatto. Del resto ogni decisione del governo deve avere l’approvazione dei generali, non importa che governo sia. In ogni caso, Ganzoury ha dichiarato che il nuovo governo non sarà pronto prima dell’inizio delle elezioni (a proposito, il Consiglio Militare ha deciso che si voterà in due giorni e non più in uno solo). La gente di Tahrir, tuttavia, non sta ad aspettare. In questo momento si sta decidendo la formazione di un governo rivoluzionario che includerà, probabilmente, Mohammed el-Baradei e Abdel Moneim Abul Futuh, più altre personalità rispettate. L’annuncio è atteso tra breve in piazza Tahrir. Non è chiaro, però, quale seguito e quale legittimità avrà un tale governo.

Eppure, nonostante per molti attivisti la giornata sia stata un successo, ci sono state moltissime ombre. I Fratelli Musulmani hanno organizzato una marcia alternativa da al-Azhar per sostenere la causa della moschea di al-Aqsa e nessuno ha ben capito perché mai debbano tirar fuori questa storia proprio adesso. Non ha avuto un gran successo, tuttavia i manifestanti di Tahrir sono sempre più irritati con i Fratelli Musulmani. E anche i sostenitori del Consiglio Militare, circa un migliaio, disubbidendo ai generali, hanno tenuto lo stesso la loro manifestazione nel quartiere di Abbasiya.

 

Ma non sono state queste le vere ombre. L’atmosfera è stata strana, a metà tra il teso e il carnevalesco. Molti non hanno gradito la presenza dei venditori ambulanti che hanno reso l’ambiente più simile a un mercato, o i fuochi di artificio che hanno dato un’aria di festa a una manifestazione che doveva ricordare quanti sono stati uccusi negli scontri con le Forze di Sicurezza Centrale. La cosa peggiore, tuttavia, è stata l’enorme quantità di molestie sessuali denunciate oggi dalle donne, che alla fine hanno dovuto essere protette da cordoni di uomini, o lasciare la piazza. Questo non è mai successo prima, non a questi livelli. Sembravano molestie sistematiche e organizzate, con gruppi di uomini che puntavano una donna, la circondavano e poi la palpavano da tutte le parti. Se reagiva, la insultavano. Altro segnale negativo è stato l’ennesimo attacco di xenofobia verso gli stranieri, guardati con diffidenza e a volte cacciati (questo, a dire il vero, è successo soprattutto nelle manifestazioni pro-SCAF). Alcune persone hanno denunciato di essere state “arrestate” e portate alla polizia da normali cittadini, proprio come chiesto ieri dal Consiglio Militare. I comunicati dello SCAF, e le varie accuse di tradimento del proprio paese che le varie parti in causa si lanciano l’un l’altra, con le continue allusioni a interferenze straniere,  stanno sortendo l’effetto di seminare il sospetto tra i cittadini, l’uno contro l’altro. Non è la prima volta che succede, a dire il vero. Ma se tale clima dovesse continuare, o peggiorare, le cose potrebbero precipitare.

Purtroppo la giornata non è stata nemmeno priva di violenza. In una via vicino a piazza Tahrir è scoppiato un scontro con bombe molotov e armi varie tra i proprietari dei negozi e i venditori di strada. Questo non è un bel segnale. E ad Alessandria c’è di nuovo stata battaglia tra i manifestanti e le Forze di Sicurezza Centrale. La situazione, dunque, resta estremamente tesa, eppure in tale situazione dovranno svolgersi le elezioni.

Oggi è stato il giorno di una nuova milioniya in Egitto, il "giorno dei martiri" o "dell'ultima occasione" (quella concessa al Consiglio Militare, per alcuni, o alla rivoluzione, per altri). Secondo alcune stime, la partecipazione è stata effettivamente più grande di quella di martedì scorso. Non c'è stato nessun palco politico, né religioso, se si esclude la predica del venerdì di Mazhar Shaheen, soprannominato ormai "l'imam della rivoluzione". In seguito, si è inoltre tenuta la preghiera per i martiri degli ultimi giorni. Poi, in piazza, sono fiorite le discussioni politiche. Non dai palchi, che non c'erano, ma più o meno in ogni angolo, a gruppi.  Alla preghiera del venerdì in piazza Tahrir ha partecipato anche Mohammed el-Baradei, senza trattenersi, però, dopo la cerimonia, affermando che non voleva, con la sua presenza, dare un colore politico alla giornata che doveva invece essere dedicata ai martiri. Tra i partecipanti della milioniya si è fatto notare anche Wael Ghonim, indossando assieme ad altri una benda su un occhio, in solidarietà con i feriti di via Mohammad Mahmoud (vedi foto). E c'erano naturalmente tanti altri, come la madre e la sorella di Khaled Said. I manifestanti di piazza Tahrir sono stati uniti nel rifiutare la nomina del nuovo Primo Ministro Kamal al-Ganzouri, non tanto per la persona in sé, anche se il suo legame con il vecchio regime desta forti sospetti, quanto per il fatto che la formazione di un nuovo governo non risponde alle richieste della piazza, se il Consiglio Militare resta al potere. Inoltre, Ganzoury è considerato troppo anziano (78 anni) e su questo oggi si è ampiamente scherzato. Si è detto di lui che "ha più di 120 anni" ed "è già morto due volte". Quando è stato al governo la prima volta, poi, "si usava ancora il papiro" e "la gente credeva che la terra fosse piatta", e via di questo passo. Qualcuno è anche preoccupato per la sua tinta di capelli. E' risaputo, infatti, che i dittatori amano nascondere i capelli bianchi... A parte gli scherzi, i manifestanti vogliono un governo di unità nazionale civile che sostituisca del tutto il Consiglio Militare. Le rassicurazioni che Ganzoury ha dato oggi in una conferenza stampa, sulla sua totale libertà di formare il governo che vuole, non convincono affatto. Del resto ogni decisione del governo deve avere l'approvazione dei generali, non importa che governo sia. In ogni caso, Ganzoury ha dichiarato che il nuovo governo non sarà pronto prima dell'inizio delle elezioni (a proposito, il Consiglio Militare ha deciso che si voterà in due giorni e non più in uno solo). La gente di Tahrir, tuttavia, non sta ad aspettare. In questo momento si sta decidendo la formazione di un governo rivoluzionario che includerà, probabilmente, Mohammed el-Baradei e Abdel Moneim Abul Futuh, più altre personalità rispettate. L'annuncio è atteso tra breve in piazza Tahrir. Non è chiaro, però, quale seguito e quale legittimità avrà un tale governo. Eppure, nonostante per molti attivisti la giornata sia stata un successo, ci sono state moltissime ombre. I Fratelli Musulmani hanno organizzato una marcia alternativa da al-Azhar per sostenere la causa della moschea di al-Aqsa e nessuno ha ben capito perché mai debbano tirar fuori questa storia proprio adesso. Non ha avuto un gran successo, tuttavia i manifestanti di Tahrir sono sempre più irritati con i Fratelli Musulmani. E anche i sostenitori del Consiglio Militare, circa un migliaio, disubbidendo ai generali, hanno tenuto lo stesso la loro manifestazione nel quartiere di Abbasiya.   Ma non sono state queste le vere ombre. L'atmosfera è stata strana, a metà tra il teso e il carnevalesco. Molti non hanno gradito la presenza dei venditori ambulanti che hanno reso l'ambiente più simile a un mercato, o i fuochi di artificio che hanno dato un'aria di festa a una manifestazione che doveva ricordare quanti sono stati uccusi negli scontri con le Forze di Sicurezza Centrale. La cosa peggiore, tuttavia, è stata l'enorme quantità di molestie sessuali denunciate oggi dalle donne, che alla fine hanno dovuto essere protette da cordoni di uomini, o lasciare la piazza. Questo non è mai successo prima, non a questi livelli. Sembravano molestie sistematiche e organizzate, con gruppi di uomini che puntavano una donna, la circondavano e poi la palpavano da tutte le parti. Se reagiva, la insultavano. Altro segnale negativo è stato l'ennesimo attacco di xenofobia verso gli stranieri, guardati con diffidenza e a volte cacciati (questo, a dire il vero, è successo soprattutto nelle manifestazioni pro-SCAF). Alcune persone hanno denunciato di essere state "arrestate" e portate alla polizia da normali cittadini, proprio come chiesto ieri dal Consiglio Militare. I comunicati dello SCAF, e le varie accuse di tradimento del proprio paese che le varie parti in causa si lanciano l'un l'altra, con le continue allusioni a interferenze straniere,  stanno sortendo l'effetto di seminare il sospetto tra i cittadini, l'uno contro l'altro. Non è la prima volta che succede, a dire il vero. Ma se tale clima dovesse continuare, o peggiorare, le cose potrebbero precipitare. Purtroppo la giornata non è stata nemmeno priva di violenza. In una via vicino a piazza Tahrir è scoppiato un scontro con bombe molotov e armi varie tra i proprietari dei negozi e i venditori di strada. Questo non è un bel segnale. E ad Alessandria c'è di nuovo stata battaglia tra i manifestanti e le Forze di Sicurezza Centrale. La situazione, dunque, resta estremamente tesa, eppure in tale situazione dovranno svolgersi le elezioni.