Manovre politiche contrapposte
Radio Beckwith evangelica

Oggi è stato il Capodanno Islamico, un’occasione, in Egitto, per un intero week end di milioniye. In effetti, piazza Tahrir non si svuota. I numeri diminuiscono e aumentano a seconda delle ore, ma la piazza non si svuota. Tutt’altro che rassegnati per la nomina di Ganzouri a Primo Ministro, la Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, il Movimento 6 Aprile e altri gruppi giovanili hanno già indetto una nuova manifestazione del milione per domani, la “domenica della legittimità rivoluzionaria”. Gira voce che anche i lavoratori si stiano organizzando per sostenere piazza Tahrir e se partisse uno sciopero generale il Consiglio Militare si troverebbe ancora più in crisi.

il bambino seduto sulla bandiera porta la scritta “democrazia”; lo striscione nella seconda foto, invece, mostra il nuovo nome dato dai rivoluzionari alla via Muhammad Mahmoud, teatro dei violenti scontri della scorsa settimana: via Occhi della Libertà (con riferimento ai tanti che hanno perso un occhio a causa delle pallottole di gomma della polizia); la terza foto mostra una preghiera diretta da uno degli imam di al-Azhar feriti in via Muhammad Mahmoud.

La piazza, dunque, reagisce alle manovre politiche del Consiglio Militare. Ieri sera è stato annunciato il tanto atteso governo rivoluzionario, capeggiato da Mohammed el-Baradei e due vice: Hossam Eissa, per i laici, e Abu Elela Madi (del Wasat), per gli islamisti. Non si capisce, però, se el-Baradei abbia accettato questo ruolo e se questa scelta sia ampiamente condivisa tra i rivoluzionari di Tahrir (nel paese non lo è di certo). Il neo-Primo Ministro Ganzouri, invece, ha avviato le consultazioni per formare un nuovo governo. Fino ad allora resterà in carica quello di Sharaf. Ganzouri ha tentato di guadagnarsi la simpatia dei rivoltosi, e soprattutto del resto del paese, promettendo che i suoi ministri saranno solo facce nuove e dicendo di essere disposto a formare un consiglio di tutti i candidati alla Presidenza che sovrintenda ai lavori del governo. Ha insistito, inoltre, sui “pieni poteri” che il Consiglio Militare gli avrebbe concesso. Tuttavia, molte forze politiche hanno deciso di boicottarlo, non collaborando con lui alla formazione del governo (vedremo cosa faranno i Fratelli Musulmani). Ganzouri, oggi, ha incontrato alcuni giovani, ma la piazza ha già smentito la rappresentatività della loro delegazione. Il feldmaresciallo Tantawi, invece, ha incontrato el-Baradei e Amr Moussa, per consultarsi sugli scontri recenti e sul modo di fermarli.

No, Ganzouri, proprio non lo digeriscono in piazza Tahrir. Un motivo di tale antipatia è che è stato proprio Ganzouri, quando era al governo negli anni novanta, a nominare Ministro degli Interni Habib al-Adly, che in seguito sarebbe diventato il vertice di quello stato di polizia, fondato sulla tortura sistematica dei cittadini, contro il quale si sono sollevati gli egiziani il 25 gennaio scorso. Inoltre, Ganzouri sarebbe responsabile in qualche modo di uno degli affari di corruzione sul quale si sta indagando. Pertanto la protesta va avanti a oltranza, come a gennaio.

E neanche oggi, purtroppo, la giornata è passata senza violenza. Questa mattina un veicolo delle Forze di Sicurezza Centrale ha investito un giovane che partecipava al sit-in, iniziato dopo la manifestazione di ieri, di fronte al palazzo del governo. Tuttavia, alcuni testimoni presenti affermano che non sia stata la polizia, questa volta, a dare inizio alle violenze, anche se ha reagito con brutalità, come al solito. E’ bastata la presenza delle FSC, infatti, che passavano di lì senza aver intenzione di sgombrare il sit-in, per suscitare l’ira di alcuni manifestanti, che hanno cominciato a tirare pietre alle FSC, senza che altri dimostranti riuscissero a fermarli. Poi la situazione è degenerata e un ventenne ci ha rimesso la vita.

 

Ma ci sono altri fatti inquietanti che succedono in Egitto in questi giorni, contribuendo ad incupire l’atmosfera. Rapimenti, aggressioni, rapine ai supermercati… Il Cairo non sembra più la città supersicura che era. Ieri è stata rapita – secondo la famiglia – la moglie di un presentatore siriano. E’ stata appena ritrovata gettata in una strada e portata in ospedale, ma non si sa nulla di più per ora. Sempre ieri sera, il blogger Sandmonkey,ora candidato alle Parlamentari, ha denunciato di essere stato aggredito da una banda di baltagheya, probabilmente inviata – suppone lui – da qualche candidato avversario. E sempre Sandmonkey ha riferito che un altro candidato nella sua circoscrizione è stato pugnalato. Io invece mi chiedo che cosa stia veramente succedendo al di fuori del Cairo, dove l’informazione è scarsa. Un amico, poco tempo fa, mi ha confessato che nel sud dell’Egitto sono iniziate inquietanti guerre tribali. L’Egitto deve uscire da questo momento oscuro, deve farcela.

Intanto, all’estero hanno già votato circa 100.000 egiziani. Pochini, direi. Non credo, però, che gli astenuti aderiscano tutti al boicottaggio delle elezioni. E’ più probabile che molti siano stati scoraggiati dalle complicate regole del voto e dalla confusione che ha regnato fino all’ultimo, con informazioni contraddittorie sul numero di preferenze da dare e sui candidati eleggibili. Lunedì, comunque, inizierà la conta dei voti, e inizieranno anche le elezioni in Egitto, che secondo il Consiglio Militare dovrebbero magicamente risolvere tutti i problemi del paese.

E tanto per aggiungere preoccupazione alla preoccupazione, ora sembra che al Cairo si siano perse le tracce del nostro Gabriele Del Grande. Rabbina iustur, per dirla con gli egiziani…