Confusione alla vigilia delle elezioni
Radio Beckwith evangelica

Manca un solo giorno alle elezioni Parlamentari e l’unica parola che mi viene in mente per descrivere la situazione è “confusione”. In questo momento, l’Egitto sembra avere tre governi: quello di Sharaf, ufficialmente ancora in carica; quello di Ganzouri, in formazione; e quello rivoluzionario di el-Baradei.

La scritta dice: “Puoi calpestare le rose, ma non puoi ritardare la primavera”. Prendiamolo come un buon augurio per l’Egitto e tutto il mondo arabo.

Quest’ultimo ha finalmente dichiarato, infatti, di essere disposto a rinunciare alla Presidenza per dirigere un tale governo di salvezza nazionale. Tuttavia, a complicare le cose, Ganzouri gli ha anche offerto la sua stessa premiership, previa autorizzazione dei generali (che non è arrivata, perché el-Baradei vuole pieni poteri). Nel frattempo, però, Tantawi ha di nuovo incontrato vari candidati alla Presidenza, leader di partiti politici e personalità pubbliche di rilievo. El-Baradei e altri candidati (trai quali, credo, Abdel Monei Abul Futuh) non hanno partecipato. Sembra che il risultato dell’incontro, comunque, sia stata la decisione di formare un consiglio consultivo di personalità civili da affiancare al nuovo governo. Ci avete capito qualcosa? Consigli e governi si moltiplicano, in questo momento. Io sto perdendo il filo…

Ma questo non è nulla rispetto al caos delle elezioni, specie all’estero: molti elettori avrebbero voluto votare ma non ci sono riusciti. Il groviglio burocratico e le informazioni contraddittorie hanno mandato in tilt il sistema (se ce n’era uno): scadenze variabili, rinviate all’ultimo momento senza preavviso; necessità di una carta d’identità per votare (con conseguente corsa a richiederne una per chi possedeva solo il passaporto); incertezza sul numero di preferenze da dare e sulle liste di candidati; malfunzionamento dei siti per registrarsi al voto… Un calvario. Solo che una volta registrati bisogna votare, altrimenti scatta una multa di 500 pound.

E non parliamo poi dell’atmosfera pre-elettorale al Cairo. Piazza Tahrir è ancora strapiena di dimostranti che non hanno dimenticato le vittime della settimana scorsa. In tanti boicotteranno le elezioni. Ma chi, nonostante tutto, andrà a votare, lo farà vestito a lutto per protesta. Naturalmente, è previsto un dispiegamento di forze di sicurezza senza precedenti per proteggere i seggi, perché il clima è tutt’altro che disteso. C’è da sperare che non vi saranno violenze. Anche in patria, comunque, la gente fa fatica a capire come si vota. Non gli islamisti e gli ex PND, però, che sono organizzatissimi e non hanno mai perso di vista l’obiettivo, neanche in mezzo agli scontri sanguinosi dei giorni scorsi. E’ anche iniziata la guerra dei poster elettorali. Islamisti ed ex PND hanno tappezzato le città e i rivoluzionari, quando possono, li strappano. Stessa cosa fanno i primi con i poster dei candidati avversari, anche se questi sono molti di meno.

Il momento, pertanto, è alquanto nebuloso. Ma una certezza c’è: i blogger Alaa Abdel Fattah e Maikel Nabil restano in carcere. Il primo dei due, il cui caso è stato trasferito dalla Procura Militare a quella della Sicurezza di Stato, si è visto rinnovare la detenzione per quindici giorni, dopo un mese di prigionia. Il secondo, invece, si è visto riniviare un’altra volta il processo al 4 dicembre. Uscendo dall’aula, però, ha urlato con tutta la forza che aveva: “Abbasso il governo militare!” Grido che si è diffuso a macchia d’olio ormai…