Il primo giorno di elezioni
Radio Beckwith evangelica

Dopo una settimana di scontri che hanno fatto 41 vittime e più di tremila feriti, per quanto se ne sa finora, sono finalmente arrivate le elezioni, delle quali molti auspicavano il rinvio. Si vota, oggi e domani, per il primo turno delle elezioni dell’Assemblea del Popolo e i ballottaggi (per la quota maggioritaria) si terranno il 5 dicembre. 

Sull’urna circondata da militari, polizia e filo spinato, c’è scritto: “Elezioni libere”

Fino a ieri sera, in piazza Tahrir, il dibattito tra i dimostranti sull’opportunità o meno di boicottare il voto è stato feroce. I fautori del boicottaggio ritengono che queste elezioni siano una farsa, concepite in modo da dare soltanto maggior legittimità al Consiglio MIlitare e campo libero alla vittoria degli islamisti. Inoltre, dopo i morti dei giorni scorsi, a molti pare quasi un insulto, o un’ipocrisia, partecipare allo spettacolo democratico allestito dal Consiglio Militare, per di più sotto la protezione di quelle stesse forze di polizia che, fino a pochi giorni fa, li uccidevano senza pietà. I sostenitori del boicottaggio, oltre a essere convinti dell’inutilità del voto, non hanno nessuna fiducia nemmeno nella sua regolarità. A questo gruppo di persone appartengono, in primo luogo, i movimenti di sinistra.

Sul fronte opposto, invece, si trovano quelli che credono che, nonostante tutto, alla gara elettorale si debba partecipare comunque, per tentare di strappare quanti più seggi possibili alle forze islamiste e controrivoluzionarie. La tesi, in questo caso, è che qualsiasi spazio democratico si crei, per quanto imperfetto, debba essere occupato. Gli avversari, islamisti o elementi del vecchio regime che siano, devono essere combattuti attivamente su ogni terreno disponibile, senza ritirarsi dalla lotta con un atteggiamento da duri e puri. E la scelta di votare non impedisce comunque di continuare la lotta per la democrazia anche attraverso le proteste di piazza. Anzi, le due cose possono andare in parallelo, perché l’una non esclude l’altra. In questo gruppo si contano soprattutto i liberali.

Gli islamisti, dal canto loro, non hanno nessun dubbio. Hanno aspettato con ansia e trepidazione questo momento, pertanto affluiranno in massa per votare  (specialmente domani, secondo le direttive del movimento, perché temono che nella notte i voti possano andare persi per qualsiasi motivo). Si sono comunque perfettamente organizzati per proteggere i seggi da eventuali attacchi dei baltagheya.

Finora, a giudicare dall’affluenza alle urne, sembra che il partito pro-elezioni abbia vinto la partita. Il boicottaggio si è limitato a pochi gruppi e movimenti. Anche piazza Tahrir si è in parte svuotata, perché molti dimostranti, facendo i turni, si sono recati a votare. Non credo sia giusto attribuire questa grande affluenza solo alla paura della multa di 500 pound. C’è davvero, nonostante le molte disillusioni e la consapevolezza del valore limitato di queste elezioni, un sincero desiderio di partecipare con il proprio voto al processo democratico. Chi va a votare non è necessariamente un sostenitore del Consiglio Militare o un nostalgico del vecchio regime, ma esprime una speranza, non volendo perdere anche la più minima occasione di cambiare le cose.

  

Pertanto, questa mattina alle 8 i seggi hanno aperto le porte per accogliere fiumane di gente. Le code sono state più lunghe di quelle già viste in occasione del referendum costituzionale di marzo. Molte persone hanno atteso sei o sette ore per votare, a volte sotto la pioggia. Per adesso non si registrano le violenze temute, per fortuna, solo qualche baruffa o litigio. In alcuni seggi, infatti, ci sono state vivaci proteste per il ritardo dei giudici o delle schede elettorali. Le irregolarità riscontrate, a dire il vero, sono molte, ma non sistematiche. Molte, secondo me, sono dovute alla disorganizzazione di base di queste elezioni che, fino all’ultimo, non si era nemmeno sicuri di tenere. Le violazioni più frequenti riguardano la propaganda politica, che è proseguita anche durante le votazioni, con la spudorata distribuzione di volantini persino alla gente in coda. Tuttavia, non sono stati solo i Fratelli Musulmani a farlo. Questa volta molti testimoni affermano che anche i “secolari” si sono dati da fare. E la propaganda nei giorni scorsi, sempre secondo i testimoni, è avvenuta in egual misura nelle moschee e nelle chiese.

A destra, si vede un seggio nell’Egitto di un tempo; sulla porta c’è scritto: “Chiuso per brogli”. A sinistra si vede lo stesso seggio nell’Egitto di adesso.

Ore infinite d’attesa per votare, dunque. Persino lo sheykh di al-Azhar ha insistito per fare la coda come gli altri. Non ha fatto lo stesso, però, il nuovo Primo Ministro Ganzouri, che si è recato a votare superando una fila di 500 persone. Gli impegni di governo, si sa… Ma questo non gli ha guadagnato molte simpatie. Altri illustri personaggi, come Amr Hamzawi, si sono invece fatti coinvolgere in animate discussioni con il seggio su varie irregolarità. Per segnalare le irregolarità, comunque, sono stati istituiti appositi numeri di telefono gratuiti.

Vista l’enorme affluenza, l’apertura dei seggi è stata posticipata alle 9 di sera e domani mattina riprenderanno le votazioni. Questa notte, intanto, sarà un momento delicato. I seggi con le schede già votate dovranno essere adeguatamente vigilati.

Oggi, tuttavia, è anche iniziato lo spoglio dei voti in alcuni paesi esteri (domani inizia quello in Italia). Alcune indiscrezioni, che andranno confermate, rivelano che la coalizione liberale del Blocco Egiziano sarebbe in testa nei paesi europei, con il 70-90% dei voti favorevoli al Partito degli Egiziani LIberi, guidato dal tycoon copto Naguib Sawiris. In Arabia Saudita, invece, vincerebbero i Fratelli Musulmani. Ma come ho detto, sono notizie non confermate per ora.

Un particolare sfuggito a molti, tuttavia – ma non agli attenti ragazzi di Tahrir – è che le elezioni si stanno svolgendo sotto le eterne leggi di emergenza. Il Consiglio Militare aveva promesso di revocarle poco prima delle elezioni, ma non l’ha fatto, neanche questa volta. Ma si sa, dopo gli scontri di Tahrir…

Dopo una settimana di scontri che hanno fatto 41 vittime e più di tremila feriti, per quanto se ne sa finora, sono finalmente arrivate le elezioni, delle quali molti auspicavano il rinvio. Si vota, oggi e domani, per il primo turno delle elezioni dell'Assemblea del Popolo e i ballottaggi (per la quota maggioritaria) si terranno il 5 dicembre.  [caption id="attachment_998" align="alignright" width="295"] Sull'urna circondata da militari, polizia e filo spinato, c'è scritto: "Elezioni libere"[/caption] Fino a ieri sera, in piazza Tahrir, il dibattito tra i dimostranti sull'opportunità o meno di boicottare il voto è stato feroce. I fautori del boicottaggio ritengono che queste elezioni siano una farsa, concepite in modo da dare soltanto maggior legittimità al Consiglio MIlitare e campo libero alla vittoria degli islamisti. Inoltre, dopo i morti dei giorni scorsi, a molti pare quasi un insulto, o un'ipocrisia, partecipare allo spettacolo democratico allestito dal Consiglio Militare, per di più sotto la protezione di quelle stesse forze di polizia che, fino a pochi giorni fa, li uccidevano senza pietà. I sostenitori del boicottaggio, oltre a essere convinti dell'inutilità del voto, non hanno nessuna fiducia nemmeno nella sua regolarità. A questo gruppo di persone appartengono, in primo luogo, i movimenti di sinistra. Sul fronte opposto, invece, si trovano quelli che credono che, nonostante tutto, alla gara elettorale si debba partecipare comunque, per tentare di strappare quanti più seggi possibili alle forze islamiste e controrivoluzionarie. La tesi, in questo caso, è che qualsiasi spazio democratico si crei, per quanto imperfetto, debba essere occupato. Gli avversari, islamisti o elementi del vecchio regime che siano, devono essere combattuti attivamente su ogni terreno disponibile, senza ritirarsi dalla lotta con un atteggiamento da duri e puri. E la scelta di votare non impedisce comunque di continuare la lotta per la democrazia anche attraverso le proteste di piazza. Anzi, le due cose possono andare in parallelo, perché l'una non esclude l'altra. In questo gruppo si contano soprattutto i liberali. Gli islamisti, dal canto loro, non hanno nessun dubbio. Hanno aspettato con ansia e trepidazione questo momento, pertanto affluiranno in massa per votare  (specialmente domani, secondo le direttive del movimento, perché temono che nella notte i voti possano andare persi per qualsiasi motivo). Si sono comunque perfettamente organizzati per proteggere i seggi da eventuali attacchi dei baltagheya. Finora, a giudicare dall'affluenza alle urne, sembra che il partito pro-elezioni abbia vinto la partita. Il boicottaggio si è limitato a pochi gruppi e movimenti. Anche piazza Tahrir si è in parte svuotata, perché molti dimostranti, facendo i turni, si sono recati a votare. Non credo sia giusto attribuire questa grande affluenza solo alla paura della multa di 500 pound. C'è davvero, nonostante le molte disillusioni e la consapevolezza del valore limitato di queste elezioni, un sincero desiderio di partecipare con il proprio voto al processo democratico. Chi va a votare non è necessariamente un sostenitore del Consiglio Militare o un nostalgico del vecchio regime, ma esprime una speranza, non volendo perdere anche la più minima occasione di cambiare le cose.    Pertanto, questa mattina alle 8 i seggi hanno aperto le porte per accogliere fiumane di gente. Le code sono state più lunghe di quelle già viste in occasione del referendum costituzionale di marzo. Molte persone hanno atteso sei o sette ore per votare, a volte sotto la pioggia. Per adesso non si registrano le violenze temute, per fortuna, solo qualche baruffa o litigio. In alcuni seggi, infatti, ci sono state vivaci proteste per il ritardo dei giudici o delle schede elettorali. Le irregolarità riscontrate, a dire il vero, sono molte, ma non sistematiche. Molte, secondo me, sono dovute alla disorganizzazione di base di queste elezioni che, fino all'ultimo, non si era nemmeno sicuri di tenere. Le violazioni più frequenti riguardano la propaganda politica, che è proseguita anche durante le votazioni, con la spudorata distribuzione di volantini persino alla gente in coda. Tuttavia, non sono stati solo i Fratelli Musulmani a farlo. Questa volta molti testimoni affermano che anche i "secolari" si sono dati da fare. E la propaganda nei giorni scorsi, sempre secondo i testimoni, è avvenuta in egual misura nelle moschee e nelle chiese. [caption id="attachment_999" align="alignright" width="300"] A destra, si vede un seggio nell'Egitto di un tempo; sulla porta c'è scritto: "Chiuso per brogli". A sinistra si vede lo stesso seggio nell'Egitto di adesso.[/caption] Ore infinite d'attesa per votare, dunque. Persino lo sheykh di al-Azhar ha insistito per fare la coda come gli altri. Non ha fatto lo stesso, però, il nuovo Primo Ministro Ganzouri, che si è recato a votare superando una fila di 500 persone. Gli impegni di governo, si sa... Ma questo non gli ha guadagnato molte simpatie. Altri illustri personaggi, come Amr Hamzawi, si sono invece fatti coinvolgere in animate discussioni con il seggio su varie irregolarità. Per segnalare le irregolarità, comunque, sono stati istituiti appositi numeri di telefono gratuiti. Vista l'enorme affluenza, l'apertura dei seggi è stata posticipata alle 9 di sera e domani mattina riprenderanno le votazioni. Questa notte, intanto, sarà un momento delicato. I seggi con le schede già votate dovranno essere adeguatamente vigilati. Oggi, tuttavia, è anche iniziato lo spoglio dei voti in alcuni paesi esteri (domani inizia quello in Italia). Alcune indiscrezioni, che andranno confermate, rivelano che la coalizione liberale del Blocco Egiziano sarebbe in testa nei paesi europei, con il 70-90% dei voti favorevoli al Partito degli Egiziani LIberi, guidato dal tycoon copto Naguib Sawiris. In Arabia Saudita, invece, vincerebbero i Fratelli Musulmani. Ma come ho detto, sono notizie non confermate per ora. Un particolare sfuggito a molti, tuttavia - ma non agli attenti ragazzi di Tahrir - è che le elezioni si stanno svolgendo sotto le eterne leggi di emergenza. Il Consiglio Militare aveva promesso di revocarle poco prima delle elezioni, ma non l'ha fatto, neanche questa volta. Ma si sa, dopo gli scontri di Tahrir...