Siamo alla vigilia dei ballottaggi del primo turno delle elezioni parlamentari e i liberali non hanno ancora assorbito lo sconcerto per la vittoria schiacciante degli islamisti, specie dei salafiti, che si affermano come la seconda forza del paese dopo i Fratelli Musulmani. Oggi, a dire il vero, sono giunte le dichiarazioni confortanti di Essam el-Erian, vice presidente di Libertà e Giustizia, che ha sostenuto che il suo partito non cercherà di formare un’alleanza con i salafiti, né che i Fratelli Musulmani intendano, in futuro, limitare le libertà individuali tramite l’applicazione della sharia.

Specularmente, la leadership salafita ha fatto sapere di non volere allearsi con i Fratelli Musulmani. Tuttavia, i liberali non si fidano. Gli islamisti sono famosi per le loro dichiarazioni contraddittorie, un giorno progressiste e il giorno dopo estremamemente conservatrici. Secondo i liberali, l’unica reale divisione esistente tra salafiti e Fratelli Musulmani riguarda la spartizione del potere. Adesso, i liberali si stanno organizzando (meglio tardi che mai) per la controffensiva, unendo le forze per contrastare l’avanzata islamista. Tanto per cominciare, invece di farsi la guerra tra loro, nei ballottaggi e nelle prossime tornate elettorali si sosterranno a vicenda, fornendo il proprio supporto a tutti quei candidati in concorrenza con esponenti dei partiti Libertà e Giustizia e al-Nour.

Ma a parte i liberali, che nonostante si aspettassero di più sono comunque la terza forza del paese, i più grandi sconfitti  di questa prima tornata di elezioni sono gli ex parlamentari del Partito Nazional Democratico, il partito di Mubarak. Il boicottaggio fai da te di tali personaggi, in assenza di un loro esplicito bando dalla politica, sembra aver funzionato abbastanza bene. Alla fin fine, gli elettori non si sono dimostrati così sprovveduti come si pensava. E finalmente la Commissione Elettorale ha annunciato l’elezione al Parlamento (per la quota proporzionale) della prima donna e del primo copto e, ironia della sorte, entrambi sono candidati del partito dei Fratelli Musulmani.

A proposito della Commissione Elettorale, ieri sera diversi giornali hanno dato notizia che l’iniziale affluenza del 62% fornita venerdì scorso dovrà forse essere rivista al ribasso. Pare che ci sia una bella confusione nei numeri, tuttavia oggi non ho trovato ulteriore conferma di questa notizia. Le votazioni di alcuni seggi, però, sono state annullate per varie irregolarità e questo potrebbe far variare lievemente le cifre. Molti hanno anche denunciato palesi brogli, ma tutti hanno riconosciuto che la comunque grande affluenza ne abbia diluito gli effetti. Non c’è dubbio, tuttavia, che la Commissione Elettorale non brilli per trasparenza, complice anche la difficoltà del sistema elettorale. Infatti, sono stati resi noti soltanto i voti complessivi per ogni partito, ma non i seggi assegnati per la quota proporzionale (per quella maggioritaria solo quattro sono stati assegnati, per gli altri si devono aspettare i ballottaggi). Per conoscere i seggi assegnati con il sistema proporzionale bisognerà invece aspettare la fine di tutte le tornate elettorali.

Intanto, il nuovo Primo Ministro Ganzouri sembra in alto mare con la formazione del nuovo governo. L’ex Primo MInistro Sharaf ha dato le dimissioni ufficiali, tuttavia sembra che Ganzouri, a sentire i giornali, non riesca a trovare persone disponibili ad accettare alcun ministero, e quando ne riesce a trovare qualcuna subito si alzano le proteste di qualche forza politica. Ganzouri avrebbe persino offerto alcuni ministeri a diversi rappresentanti dei giovani della rivoluzione, ma questi hanno rifiutato. Oggi, comunque, Ganzouri ha sostenuto che gli mancherebbe un solo ministro prima di presentare il nuovo governo. Presto se ne conoscerà la composizione.

Parallelamente alle consultazioni di Ganzouri per formare il governo, il generale Sami Anan ne sta svolgendo altre per formare il Consiglio Consultivo che dovrebbe affiancare il Consiglio Militare e il nuovo esecutivo per quanto rimane della fase di transizione. Anan starebbe consultando diversi candidati alla Presidenza e personalità note, come il miliardario Naguib Sawiris (che guida il Partito degli Egiziani Liberi) e la vice presidente della Corte Costituzionale Tahani al-Jibaly.

Nel frattempo, piazza Tahrir continua a subire l’offensiva del Consiglio Militare che mira a isolarla dal resto del paese, presentando i suoi manifestanti come “falsi rivoluzionari” che vogliono imporre la propria dittatura (testuali parole di un esponente del Consiglio Militare) sul resto del paese. Nonostante ciò, il sit-in continua tra attacchi sporadici di baltagheya e marce in sostegno dei diritti umani. Oggi, ad esempio, se ne è tenuta una per la liberazione del blogger Alaa Abdel Fattah e un’altra (molto più piccola e trascurata, purtroppo) per il blogger Maikel Nabil, sempre in sciopero della fame.

Tahrir, dunque, attende momenti migliori, quasi richiudendosi su se stessa per riflettere. E da domani riparte il carrozzone delle elezioni.

Siamo alla vigilia dei ballottaggi del primo turno delle elezioni parlamentari e i liberali non hanno ancora assorbito lo sconcerto per la vittoria schiacciante degli islamisti, specie dei salafiti, che si affermano come la seconda forza del paese dopo i Fratelli Musulmani. Oggi, a dire il vero, sono giunte le dichiarazioni confortanti di Essam el-Erian, vice presidente di Libertà e Giustizia, che ha sostenuto che il suo partito non cercherà di formare un'alleanza con i salafiti, né che i Fratelli Musulmani intendano, in futuro, limitare le libertà individuali tramite l'applicazione della sharia. Specularmente, la leadership salafita ha fatto sapere di non volere allearsi con i Fratelli Musulmani. Tuttavia, i liberali non si fidano. Gli islamisti sono famosi per le loro dichiarazioni contraddittorie, un giorno progressiste e il giorno dopo estremamemente conservatrici. Secondo i liberali, l'unica reale divisione esistente tra salafiti e Fratelli Musulmani riguarda la spartizione del potere. Adesso, i liberali si stanno organizzando (meglio tardi che mai) per la controffensiva, unendo le forze per contrastare l'avanzata islamista. Tanto per cominciare, invece di farsi la guerra tra loro, nei ballottaggi e nelle prossime tornate elettorali si sosterranno a vicenda, fornendo il proprio supporto a tutti quei candidati in concorrenza con esponenti dei partiti Libertà e Giustizia e al-Nour. Ma a parte i liberali, che nonostante si aspettassero di più sono comunque la terza forza del paese, i più grandi sconfitti  di questa prima tornata di elezioni sono gli ex parlamentari del Partito Nazional Democratico, il partito di Mubarak. Il boicottaggio fai da te di tali personaggi, in assenza di un loro esplicito bando dalla politica, sembra aver funzionato abbastanza bene. Alla fin fine, gli elettori non si sono dimostrati così sprovveduti come si pensava. E finalmente la Commissione Elettorale ha annunciato l'elezione al Parlamento (per la quota proporzionale) della prima donna e del primo copto e, ironia della sorte, entrambi sono candidati del partito dei Fratelli Musulmani. A proposito della Commissione Elettorale, ieri sera diversi giornali hanno dato notizia che l'iniziale affluenza del 62% fornita venerdì scorso dovrà forse essere rivista al ribasso. Pare che ci sia una bella confusione nei numeri, tuttavia oggi non ho trovato ulteriore conferma di questa notizia. Le votazioni di alcuni seggi, però, sono state annullate per varie irregolarità e questo potrebbe far variare lievemente le cifre. Molti hanno anche denunciato palesi brogli, ma tutti hanno riconosciuto che la comunque grande affluenza ne abbia diluito gli effetti. Non c'è dubbio, tuttavia, che la Commissione Elettorale non brilli per trasparenza, complice anche la difficoltà del sistema elettorale. Infatti, sono stati resi noti soltanto i voti complessivi per ogni partito, ma non i seggi assegnati per la quota proporzionale (per quella maggioritaria solo quattro sono stati assegnati, per gli altri si devono aspettare i ballottaggi). Per conoscere i seggi assegnati con il sistema proporzionale bisognerà invece aspettare la fine di tutte le tornate elettorali. Intanto, il nuovo Primo Ministro Ganzouri sembra in alto mare con la formazione del nuovo governo. L'ex Primo MInistro Sharaf ha dato le dimissioni ufficiali, tuttavia sembra che Ganzouri, a sentire i giornali, non riesca a trovare persone disponibili ad accettare alcun ministero, e quando ne riesce a trovare qualcuna subito si alzano le proteste di qualche forza politica. Ganzouri avrebbe persino offerto alcuni ministeri a diversi rappresentanti dei giovani della rivoluzione, ma questi hanno rifiutato. Oggi, comunque, Ganzouri ha sostenuto che gli mancherebbe un solo ministro prima di presentare il nuovo governo. Presto se ne conoscerà la composizione. Parallelamente alle consultazioni di Ganzouri per formare il governo, il generale Sami Anan ne sta svolgendo altre per formare il Consiglio Consultivo che dovrebbe affiancare il Consiglio Militare e il nuovo esecutivo per quanto rimane della fase di transizione. Anan starebbe consultando diversi candidati alla Presidenza e personalità note, come il miliardario Naguib Sawiris (che guida il Partito degli Egiziani Liberi) e la vice presidente della Corte Costituzionale Tahani al-Jibaly. Nel frattempo, piazza Tahrir continua a subire l'offensiva del Consiglio Militare che mira a isolarla dal resto del paese, presentando i suoi manifestanti come "falsi rivoluzionari" che vogliono imporre la propria dittatura (testuali parole di un esponente del Consiglio Militare) sul resto del paese. Nonostante ciò, il sit-in continua tra attacchi sporadici di baltagheya e marce in sostegno dei diritti umani. Oggi, ad esempio, se ne è tenuta una per la liberazione del blogger Alaa Abdel Fattah e un'altra (molto più piccola e trascurata, purtroppo) per il blogger Maikel Nabil, sempre in sciopero della fame. Tahrir, dunque, attende momenti migliori, quasi richiudendosi su se stessa per riflettere. E da domani riparte il carrozzone delle elezioni.