I ballottaggi del primo turno delle elezioni parlamentari
Radio Beckwith evangelica

La festa democratica delle elezioni egiziane ha subito qualche sussulto oggi, nel primo giorno di ballottaggi del primo turno. Questa mattina alle 8 i seggi hanno riaperto le porte agli elettori, che potranno votare fino a domani per scegliere il proprio candidato all’Assemblea del Popolo per la quota maggioritaria. Le sfide dirette sono cinquantadue, venti delle quali vedono opporsi il partito al-Nour dei salafiti e quello dei Fratelli Musulmani, Libertà e Giustizia.

Sullo schienale della sedia c’è scritto: “Dittatore”. Il significato è chiaro.

I liberali e gli indipendenti hanno ancora la possibilità di guadagnarsi qualche seggio nelle sfide restanti. Tuttavia, oggi l’affluenza è stata piuttosto bassa. Al contrario della settimana scorsa, i seggi erano praticamente vuoti e votare ha richiesto, nella maggior parte dei casi, solo cinque minuti. Il contrasto è stato enorme. Che cosa è successo? Per fare ipotesi è meglio aspettare i dati sull’affluenza di domani.

Ma a proposito di affluenza… La confusione e gli errori in proposito si accumulano giorno dopo giorno. L’ormai mitico Ibrahim Abdel Moezz, capo dell’Alta Commissione per le Elezioni, ha infatti annunciato ieri che il dato fornito qualche giorno fa, cioè quello di un’affluenza del 62% (“la più alta dal tempo dei faraoni” – aveva gongolato!) è purtroppo sbagliato. “Colpa del segretario e della mia stanchezza” – ha affermato senza mostrare nessuno stile, né compassione per il segretario. Comunque sia, il nuovo dato fornito oggi dalla Commissione è del 52%, decisamente più basso (sempre che questa cifra sia corretta, naturalmente). E pensare che solo ieri sera i giornali davano una cifra, già corretta una volta, del 59,1%. Sembra inoltre che le votazioni di alcuni seggi siano state del tutto invalidate.

Con questi continui errori, i poveri analisti politici stanno facendo i salti mortali per raccogliere le cifre esatte da più fonti, e i risultati arrivano a spizzichi, con molte riserve. Per esempio, oggi si è saputo che gli elettori residenti all’estero avrebbero votato in maggioranza per il Blocco Egiziano, la coalizione liberale. Seguirebbero Libertà e Giustizia e al-Nour. Ma ovviamente la cautela è d’obbligo.

Ma le elezioni, oggi, sono anche state rovinate dai primi (e speriamo ultimi) episodi di violenza. Da un lato, sei seggi sono stati chiusi temporaneamente a causa di una sparatoria tra due famiglie rivali nei pressi di Luxor, mentre una altro seggio – sempre a Luxor – sarebbe stato attaccato dalla banda di un famoso bandito. Tipo Far West, insomma… D’altro lato, si sono registrate anche un altro genere di aggressioni e molestie: quelle di esercito e polizia nei confronti di alcuni osservatori a Kafr el-Sheykh e (ancora!) a Luxor. Le forze di sicurezza – hanno detto questi osservatori – hanno impedito loro di compiere il proprio lavoro.

Per quanto riguarda le irregolarità, è continuata anche oggi la propaganda illegale nei seggi, anche se in misura minore. Sia gli islamisti, sia i liberali hanno violato la legge. Alcuni liberali, inoltre, hanno imparato la lezione, anche se quella sbagliata. Testimoni hanno infatti affermato che un candidato del Blocco Egiziano avrebbe iniziato a sfruttare la religione esattamente come i rivali, in una lotta agguerrita per stabilire chi sono gli unici e veri musulmani.

Ciliegina sulla torta, il 50% degli impiegati dei seggi della settimana scorsa sono stati licenziati e questi hanno dato vita a vibranti proteste che, in alcuni casi, hanno incluso il furto (come ostaggi?) di pacchi di schede elettorali. Ho la sensazione che i boicottatori delle elezioni adesso se la stiano ridendo…

Sul fronte politico, invece, il Primo Ministro Ganzouri è sempre al lavoro. Mercoledì dovrebbe annunciare il nuovo governo (che però includerebbe undici ministri del governo precedente). I nuovi ministri dovrebbero poi prestare giuramento il giorno successivo. Il tanto contestato Ministro dell’Informazione perderà il posto, finalmente. Ma sul nome del nuovo Ministro degli Interni regna il segreto più assoluto. Per la sua sicurezza, ha detto Ganzouri. I ragazzi di Tahrir oggi si auguravano che il nuovo Ministro non fosse Lord Voldemort (il cattivissimo di Harry Potter, per intenderci). Non si sa mai, visto i precedenti…

Ganzouri ha inoltre annunciato che l’articolo 56 della Costituzione Provvisoria sarà modificato. Si tratta dell’articolo che attribuisce al Consiglio Militare i poteri presidenziali (cioè poteri quasi illimitati), che l’emendamento dovrebbe ridurre. Ieri è anche girata la notizia che l’apertura delle candidature alle elezioni Presidenziali avverrà il 15 aprile 2012, in anticipo rispetto alla tabella di marcia stabilita dal Consiglio Militare. Sono piccolissimi passi rispetto alle richieste di Tahrir, ma senza le milioniye e i sit-in, che tanti ora denigrano, questi piccoli passi non ci sarebbero mai stati, e nemmeno le elezioni delle quali si vantano i generali e approfittano gli islamisti. Solo la pressione continua di Tahrir – e questo è un fatto difficile da negare – ha costretto i militari ad accettare alcune richieste della rivoluzione.

Eppure, il sit-in di piazza Tahrir si è rimpicciolito anche oggi: i sufi, infatti, hanno abbandonato il campo e i manifestanti rimanenti hanno finalmente raggiunto un accordo per riaprire la piazza al traffico.