Due misteri e una nascita
Radio Beckwith evangelica

Oggi è stata più che altro una giornata di attesa, senza particolari eventi di sorta. Continuano, tuttavia, a restare insoluti due misteri. Il primo riguarda il nome del nuovo Ministro degli Interni, che il premier Ganzouri rivelerà soltanto nel momento del giuramento del nuovo governo, per proteggere la sua incolumità. Molti temono che si tratterà di un nome particolarmente sgradito, visto che si tiene nascosta fino all’ultimo la sua identità. Tutta questa segretezza, a dire il vero, è un po’ bizzarra, ma quando si scoprirà l’identità del personaggio misterioso forse se ne capirà la ragione. Forse…

Un generale spiega: “Come si può vedere chiaramente, questo è il nostro piano per gestire la fase di transizione”

Il secondo mistero è quello del repentino e drastico calo di affluenza alle urne, dopo l’entusiastica partecipazione al voto della popolazione egiziana della scorsa settimana. Anche oggi seggi vuoti come al tempo di Mubarak. E visto cha la maggior parte dei ballottaggi erano tra Fratelli Musulmani e salafiti, sembra che siano stati soprattutto i loro elettori a disertare i seggi. Perché? Non si capisce. Qualcuno ha suggerito che questa settimana i datori di lavoro non hanno concesso vacanza ai propri dipendenti per permettere loro di andare a votare, come è invece successo la settimana scorsa. Ma i seggi restavano aperti fino alle sette di sera e c’era tempo di votare dopo il lavoro. Altri sostengono che i liberali se ne siano lavate le mani, considerando i ballottaggi un affare tra islamisti. Ma questo sarebbe stato un comportamento autolesionista (possibile, per la verità) e comunque le masse di elettori islamisti avrebbero dovuto accorrere. Per ora, il mistero resta…

In realtà, la giornata di oggi è stata marcata dalla storia personale di Alaa Abdel Fattah, il più famoso blogger egiziano, ben noto anche a livello internazionale (il mondo aveva già sentito parlare di lui anni fa, quando fu incarcerato dal regime di Mubarak). Ieri, infatti, si è visto rifiutare in appello la richiesta di scarcerazione. Alaa è accusato di incitamento alla violenza nei fatti del Maspero, ma il suo “errore” è stato rifiutarsi di rispondere alle domande della Procura Militare, in segno di protesta verso i processi militari ai civili. Poi, in seguito alla nuova ondata di proteste in piazza Tahrir, iniziata il 18 novembre, il suo caso era stato trasferito alla Procura della Sicurezza di Stato, cosa che aveva fatto sperare in una sua scarcerazione, ma invano. Alaa, oggi, è diventato padre per la prima volta di Khaled, dal nome di Khaled Said, il ragazzo di Alessandria assassinato il 6 giugno 2010 da alcuni poliziotti, diventato il simbolo più forte della rivoluzione di gennaio. Alaa sperava di essere presente alla sua nascita ma, essendo ancora in prigione (nonostante il padre, ieri sera, sia persino andato in televisione con le prove della sua innocenza, dopo che la Procura della Sicurezza di Stato non le ha nemmeno prese in considerazione), non è stato possibile. Domenica si deciderà del rinnovo o meno della sua detenzione, ma la sperazna è poca. Le autorità sembrano decisamente intenzionate a fargliela pagare, e quale migliore punizione di quella di tenerlo lontano dal primo figlio appena nato?

Ebbene, questa sera, un amico di Alaa non è più riuscito a sopportare questa ingiustizia: ha deciso di costituirsi, dichiarando di essere lui il colpevole di tutte le accuse rivolte ad Alaa. La sua speranza è che Alaa, in tal modo, possa essere liberato e stare accanto al figlio. Così, ha lanciato un breve tweet in cui ha annunciato a tutti la sua decisione, ha preso un taxi ed è andato ad autodenunciarsi. Nessuno è riuscito a trattenerlo. E’ andato a costituirsi senza farsi accompagnare da un avvocato. Ora il suo cellulare è spento, se ne sono perse le tracce. Speriamo in bene.