La mano lunga dei militari sul Parlamento
Radio Beckwith evangelica

All’indomani della conclusione del primo turno delle elezioni parlamentari, sembra già essere iniziato il velato braccio di ferro tra Consiglio Militare e Fratellanza Musulmana. In una conferenza stampa per soli giornalisti stranieri, particolare da sottolineare, uno dei generali al governo, Mukhtar al-Mulla, ha rilasciato dichiarazioni che hanno fatto discutere. Il generale ha infatti affermato che l’ultima parola sulla Costituzione spetterà al Consiglio Militare e non al Parlamento.

Un uomo contempla il futuro dell’Egitto, ma quali lenti usare?

Le elezioni sono state libere e regolari, tuttavia – sempre secondo il generale – l’Egitto è solo ai primi passi della sua vita democratica, pertanto il Parlamento non sarà rappresentativo di tutti i settori del paese. Buffo, perché questo è esattamente ciò che le forze secolari avevano previsto a febbraio, chiedendo che la stesura della Costituzione avvenisse prima di qualsiasi elezione. Buffo anche perché questa è esattamente la motivazione del boicottaggio delle elezioni da parte di alcuni movimenti politici. Ma allora, se il Consiglio Militare ritiene che le elezioni attuali non produrranno un Parlamento rappresentativo, tanto che dovrà continuare a fare da “tutore” all’immatura popolazione egiziana nel processo di redazione della Costituzione, perché mai le ha indette queste benedette elezioni, delle quali oltretutto si è vantato come di un fondamentale passo verso la democrazia? Il Consiglio Militare è incompetente o in malafede?

In effetti, il Consiglio Militare intende trasferire la prerogativa di definire le linee guida per la scelta dell’Assemblea Costituente, che secondo la Dichiarazione Costituzionale attuale dovrebbe essere eletta dal Parlamento, a un Consiglio Consultivo da affiancare al nuovo governo, per fungere da mediatore con le forze della rivoluzione. Del Consiglio, la cui formazione dovrebbe essere annunciata a breve termine, faranno parte alcuni candidati alla Presidenza, giovani della rivoluzione e personalità di rilievo nella vita pubblica. Tuttavia, non ci saranno rappresentanti dei Fratelli Musulmani, i quali oggi si sono ritirati, forse proprio in conseguenza – secondo qualche analista politico – delle dichiarazioni del generale al-Mulla.

Intanto, è già caduta la prima testa del governo Ganzouri. Poco prima del giuramento, infatti, il Ministro dell’Agricoltura Saad Nassar (del quale ho parlato nella newsletter di ieri) ha rinunciato all’incarico, a causa delle forti proteste da parte dei funzionari del ministero. Al suo posto è stato scelto Reda Ismail, uno degli alti dirigenti del Ministero dell’Agricoltura, non direttamente collegato a nessun famigerato ministro dell’era Mubarak. Il governo Ganzouri, comunque, continua a essere visto come un’emanazione dell’era Mubarak.

I salafiti, nel frattempo, si leccano le ferite per la sconfitta. Pare che abbiano proibito a Abdel Moneim al-Shehat, uno dei leader salafiti sconfitti nei ballottaggi, di rilasciare qualsiasi dichiarazione alla stampa. Sì, perché nei giorni scorsi era stato lui a diffondere sui mass media dichiarazioni sconcertanti, come la proposta di proibire le opere di Naguib Mahfouz (premio Nobel per la letteratura nel 1988), perché inciterebbero alla droga e alla prostituzione. Per non parlare di altre amenità del genere. E’ probabile che siano state proprio queste uscite a contribuire alla sconfitta salafita. Chissà, potrebbe essere una buona strategia per i liberali quella di lasciar parlare i salafiti a ruota libera in pubblico. Più parlano e più perdono voti. Tuttavia, le dichiarazioni dei salafiti hanno anche pesanti effetti collaterali indesiderati, ad esempio quello di spaventare i turisti. Il turismo è già in ginocchio, se poi ci si mettono pure i salafiti a promettere che aboliranno alcool e bikini… Il sindacato delle guide turistiche è sul piede di guerra, tanto che oggi il Ministro del Turismo ha convocato  i rappresentanti salafiti per discutere del problema. Che faranno allora i salafiti? Resteranno fedeli ai loro principi ultraconservatori o si piegheranno alle profane esigenze del mercato e dell’economia per amor di patria?

E mentre i salafiti riflettono, la stagione elettorale appena cominciata non ammette pause. Da oggi fino a lunedì, gli egiziani all’estero voteranno per la seconda tornata elettorale, che in Egitto si avvierà il 14 dicembre, coinvolgendo più di diciotto milioni di elettori. Un altro bel test.