Iniziano i lavori del Consiglio Consultivo
Radio Beckwith evangelica

Si è riunito oggi, per la prima volta, il Consiglio Consultivo, nominato giovedì scorso dal Consiglio Militare e formato da trenta illustri personaggi, appartenenti sia alle forze politiche sia alla società civile. In futuro, tuttavia, se ne potranno nominare altri ancora. Nella riunione di oggi si è eletto il direttivo. Mansour Hassan, un ex Ministro dell’Informazione, è stato eletto presidente. Lo affiancheranno due vice presidenti: Abul Ela Mady, presidente del partito Wasat, e Sameh Ashour, presidente del sindacato dei giornalisti. Il segretario generale, invece, che fungerà da collegamento tra il Consiglio Consultivo e il Consiglio Militare, sarà Mohamed Nour Farhat, leader del Partito Social Democratico Egiziano.

Altri membri molto noti sono Amr Moussa, ex segretario generale della Lega Araba e candidato alla Presidenza, Naguib Sawiris, il magnate copto a capo del Partito degli Egiziani Liberi, al-Sayyed al-Badawi, presidente del partito Wafd e Tahani al-Jibaly, vice presidente della Corte Costituzionale.

Nel Consiglio Consultivo non ci sono però i rappresentanti della Fratellanza Musulmana, ritiratisi dopo che il generale Mukhtar al-Mulla ha dichiarato che sarà proprio tale consiglioo a decidere chi farà parte dell’Assemblea Costituzionale, al posto del neoeletto Parlamento. Oggi, tuttavia, il generale Mamduh Shahin ha ritrattato le parole di al-Mulla, affermando che il Consiglio Consultivo non avrà alcun ruolo nella formazione dell’Assemblea Costituente, se non quello di fornire alcune linee guida non vincolanti. Per il momento, dunque, il conflitto diretto tra islamisti e militari su questo argomento sembra scongiurato.

Ad ogni modo, le funzioni del nuovo Consiglio Consultivo – che, tra parentesi, i giovani ancora accampati in piazza Tahrir e davanti alla sede del governo rifiutano totalmente, considerandolo una beffa rispetto alla loro richiesta di un consiglio di salvezza nazionale civile con pieni poteri – sono ancora in discussione. Quel che si sa è che resterà in carica fino all’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica e che si riunirà una volta a settimana. All’occorrenza, potranno anche tenersi riunioni straordinarie, convocate da almeno un terzo dei membri o dal feldmaresciallo Tantawi.

Intanto, sia l’ex premier Sharaf sia la coalizione dei liberali (il Blocco Egiziano) si scusano pubblicamente, il primo per il fallimento del proprio governo e la seconda per aver candidato nel governatorato di Manoufiya (che deve ancora votare) un incallito sostenitore del regime di Mubarak, ex del Partito Nazional Democratico e accusato, per di più, di essere coinvolto nella famosa “battaglia del cammello” del 2 febbraio 2011. In effetti, il Blocco Egiziano sembra averne candidati diversi di questi personaggi, cosa che aveva tra l’altro causato la fuoriuscita de La Rivoluzione Continua, la coalizione che ora raccoglie dentro di sé molti giovani della rivoluzione. Nell’analizzare la sconfitta dei liberali bisognerà tenere conto anche di questo. Naturalmente il candidato in questione è stato infine estromesso dalla lista elettorale.

Nel frattempo, alcuni salafiti tentano di riparare alle esternazioni scellerate di alcuni loro colleghi, tentando di dare di sé un’immagine rassicurante. Uno sheykh salafita ha oggi dichiarato che il partito al-Nour si accontenta di mantenere immutato l’articolo 2 dell’attuale Costituzione, che stabilisce che la sharia è la fonte principale della legislazione. Secondo questo sheykh, nessun salafita tenterà di imporre un codice di abbigliamento alle donne, né altre forme di discriminazione o limitazione delle libertà personali. Sarà, ma nessuno si fida… La proposta (minaccia?) di coprire persino la Sfinge, perché considerata un monumento pagano, ha portato a manifestare, venerdì scorso, centinaia di guide turistiche sulla spianata di Giza. Penso che i salafiti debbano fare ancora molta strada per conquistarsi la fiducia dei cittadini egiziani, tranne i propri elettori naturalmente.

Si è riunito oggi, per la prima volta, il Consiglio Consultivo, nominato giovedì scorso dal Consiglio Militare e formato da trenta illustri personaggi, appartenenti sia alle forze politiche sia alla società civile. In futuro, tuttavia, se ne potranno nominare altri ancora. Nella riunione di oggi si è eletto il direttivo. Mansour Hassan, un ex Ministro dell'Informazione, è stato eletto presidente. Lo affiancheranno due vice presidenti: Abul Ela Mady, presidente del partito Wasat, e Sameh Ashour, presidente del sindacato dei giornalisti. Il segretario generale, invece, che fungerà da collegamento tra il Consiglio Consultivo e il Consiglio Militare, sarà Mohamed Nour Farhat, leader del Partito Social Democratico Egiziano. Altri membri molto noti sono Amr Moussa, ex segretario generale della Lega Araba e candidato alla Presidenza, Naguib Sawiris, il magnate copto a capo del Partito degli Egiziani Liberi, al-Sayyed al-Badawi, presidente del partito Wafd e Tahani al-Jibaly, vice presidente della Corte Costituzionale. Nel Consiglio Consultivo non ci sono però i rappresentanti della Fratellanza Musulmana, ritiratisi dopo che il generale Mukhtar al-Mulla ha dichiarato che sarà proprio tale consiglioo a decidere chi farà parte dell'Assemblea Costituzionale, al posto del neoeletto Parlamento. Oggi, tuttavia, il generale Mamduh Shahin ha ritrattato le parole di al-Mulla, affermando che il Consiglio Consultivo non avrà alcun ruolo nella formazione dell'Assemblea Costituente, se non quello di fornire alcune linee guida non vincolanti. Per il momento, dunque, il conflitto diretto tra islamisti e militari su questo argomento sembra scongiurato. Ad ogni modo, le funzioni del nuovo Consiglio Consultivo - che, tra parentesi, i giovani ancora accampati in piazza Tahrir e davanti alla sede del governo rifiutano totalmente, considerandolo una beffa rispetto alla loro richiesta di un consiglio di salvezza nazionale civile con pieni poteri - sono ancora in discussione. Quel che si sa è che resterà in carica fino all'elezione di un nuovo Presidente della Repubblica e che si riunirà una volta a settimana. All'occorrenza, potranno anche tenersi riunioni straordinarie, convocate da almeno un terzo dei membri o dal feldmaresciallo Tantawi. Intanto, sia l'ex premier Sharaf sia la coalizione dei liberali (il Blocco Egiziano) si scusano pubblicamente, il primo per il fallimento del proprio governo e la seconda per aver candidato nel governatorato di Manoufiya (che deve ancora votare) un incallito sostenitore del regime di Mubarak, ex del Partito Nazional Democratico e accusato, per di più, di essere coinvolto nella famosa "battaglia del cammello" del 2 febbraio 2011. In effetti, il Blocco Egiziano sembra averne candidati diversi di questi personaggi, cosa che aveva tra l'altro causato la fuoriuscita de La Rivoluzione Continua, la coalizione che ora raccoglie dentro di sé molti giovani della rivoluzione. Nell'analizzare la sconfitta dei liberali bisognerà tenere conto anche di questo. Naturalmente il candidato in questione è stato infine estromesso dalla lista elettorale. Nel frattempo, alcuni salafiti tentano di riparare alle esternazioni scellerate di alcuni loro colleghi, tentando di dare di sé un'immagine rassicurante. Uno sheykh salafita ha oggi dichiarato che il partito al-Nour si accontenta di mantenere immutato l'articolo 2 dell'attuale Costituzione, che stabilisce che la sharia è la fonte principale della legislazione. Secondo questo sheykh, nessun salafita tenterà di imporre un codice di abbigliamento alle donne, né altre forme di discriminazione o limitazione delle libertà personali. Sarà, ma nessuno si fida... La proposta (minaccia?) di coprire persino la Sfinge, perché considerata un monumento pagano, ha portato a manifestare, venerdì scorso, centinaia di guide turistiche sulla spianata di Giza. Penso che i salafiti debbano fare ancora molta strada per conquistarsi la fiducia dei cittadini egiziani, tranne i propri elettori naturalmente.