Acqua sul fuoco tra un sit-in e l’altro
Radio Beckwith evangelica

Il nuovo Consiglio Consultivo, che ha iniziato ieri le sue attività, ha emanato oggi il suo primo comunicato, nel quale dichiara di non avere nessuna funzione relativa alla stesura della futura Costituzione del paese o alla nomina dell’Assemblea Costituente. In tal modo, è stata gettata altra acqua sul fuoco sulle parole del generale Mukhtar al-Mulla, che qualche giorno fa aveva praticamente esautorato il Parlamento dalla nomina dei membri dell’Assemblea.

Al Consiglio Consultivo, tuttavia, al quale non spetterà nessun potere legislativo, sarà forse concesso di stabilire i criteri della composizione di tale Assemblea, compito altrettanto importante che certamente susciterà nuovi conflitti con gli islamisti, i quali ritengono che questo compito spetti solo al Parlamento.

E anche i Fratelli Musulmani cercano di buttare acqua sul fuoco per quanto riguarda le polemiche sul turismo, tentando inoltre di tirare quest’acqua al proprio mulino. Mentre i salafiti affermano, un giorno sì e uno no, che proibiranno l’alcool anche agli stranieri (a meno che non se lo portino da casa e se lo bevano nella camera dell’hotel) e il turismo da spiaggia in bikini (ma non l’accesso ai monumenti faraonici, bontà loro!), i Fratelli Musulmani si recano a stringere la mano ai turisti per rassicurarli di essere altra cosa dai salafiti, affidabili e dalla mentalità aperta. “Proprio come faceva sempre Mubarak dopo un attentato a qualche sito turistico!” – è stato il commento sarcastico di qualcuno su Twitter.

A non gettare affatto acqua sul fuoco è stato invece il nuovo premier Kamal Ganzouri, il quale ha tenuto ieri un discorso che ha fatto crollare la borsa, già abbattuta dalle dichiarazioni sconsiderate dei salafiti che fanno scappare turisti e investitori. Ganzouri ha detto senza giri di parole che “l’economia egiziana è molto peggio di quanto chiunque possa immaginare”. Tra pochi mesi, le riserve finanziarie (che servono alle importazioni) si esauriranno. Che cosa succederà allora? Questa è una vera spada di Damocle per l’Egitto, che purtroppo ha ricominciato a pensare, da un po’ di tempo, a un prestito del Fondo Monetario Internazionale.

Ganzouri ha anche i suoi problemi a calmare le proteste. Fino ad oggi ha svolto il suo lavoro al Ministero della Pianificazione, perché la sede del governo è inaccessibile a causa del sit-in dei giovani di Tahrir-non-più-a-Tahrir. Ma anche davanti a questo ministero si è radunata una manifestazione di lavoratori che chiedono l’apertura di una fabbrica di fertilizzanti chiusa tempo fa, con l’accusa di inquinare l’ambiente. Sembra che le indagini non abbiano provato il danno ambientale e gli operai, ora, vogliono tornare al lavoro. Ganzouri, quindi, fallita la trattativa con i dimostranti per far cessare il sit-in, ha dovuto spostarsi al Ministero dell’Investimento.

In giornata, è finalmente arrivata una buona notizia: il caso del blogger Alaa Abdel Fattah, che nei giorni scorsi si è già visto riconoscere il diritto di votare in prigione, è stato trasferito alla Procura Generale civile (inizialmente se ne era occupata la Procura Militare, che poi aveva passato il caso alla Procura della Sicurezza di Stato). Un piccolo successo della campagna contro i tribunali militari. Il povero blogger Maikel Nabil, invece, poco sostenuto dagli attivisti a causa delle sue idee per niente popolari su Israele e il servizio militare, continua a essere rimandato di processo in processo. Maikel è in sciopero della fame dal 23 agosto…

Oggi, tuttavia, è l’anniversario dalla prima protesta anti-Mubarak inscenata nel 2007 dal noto movimento Kifaya. Allora era stato soltanto un gruppo sparuto di persone, essenzialmente di sinistra, ad aver avuto il coraggio di urlare slogan contro Hosni e Gamal Mubarak. Ma con la rivolta di gennaio 2011 quest’urlo è diventato collettivo, dimostrando quanto tempo e quanta costanza siano necessari per diffondere un’idea e per renderla fonte di azione e cambiamento. Questa storia insegna a chi non vede sostanziali novità dopo la rivoluzione di gennaio, e a chi vorrebbe che l’Egitto si trasformasse in pochi mesi in una democrazia, che ci vuole tanto, tantissimo tempo, oltre che pazienza e determinazione. Prima o poi, però, il cambiamento arriva.

Il nuovo Consiglio Consultivo, che ha iniziato ieri le sue attività, ha emanato oggi il suo primo comunicato, nel quale dichiara di non avere nessuna funzione relativa alla stesura della futura Costituzione del paese o alla nomina dell'Assemblea Costituente. In tal modo, è stata gettata altra acqua sul fuoco sulle parole del generale Mukhtar al-Mulla, che qualche giorno fa aveva praticamente esautorato il Parlamento dalla nomina dei membri dell'Assemblea. Al Consiglio Consultivo, tuttavia, al quale non spetterà nessun potere legislativo, sarà forse concesso di stabilire i criteri della composizione di tale Assemblea, compito altrettanto importante che certamente susciterà nuovi conflitti con gli islamisti, i quali ritengono che questo compito spetti solo al Parlamento. E anche i Fratelli Musulmani cercano di buttare acqua sul fuoco per quanto riguarda le polemiche sul turismo, tentando inoltre di tirare quest'acqua al proprio mulino. Mentre i salafiti affermano, un giorno sì e uno no, che proibiranno l'alcool anche agli stranieri (a meno che non se lo portino da casa e se lo bevano nella camera dell'hotel) e il turismo da spiaggia in bikini (ma non l'accesso ai monumenti faraonici, bontà loro!), i Fratelli Musulmani si recano a stringere la mano ai turisti per rassicurarli di essere altra cosa dai salafiti, affidabili e dalla mentalità aperta. "Proprio come faceva sempre Mubarak dopo un attentato a qualche sito turistico!" - è stato il commento sarcastico di qualcuno su Twitter. A non gettare affatto acqua sul fuoco è stato invece il nuovo premier Kamal Ganzouri, il quale ha tenuto ieri un discorso che ha fatto crollare la borsa, già abbattuta dalle dichiarazioni sconsiderate dei salafiti che fanno scappare turisti e investitori. Ganzouri ha detto senza giri di parole che "l'economia egiziana è molto peggio di quanto chiunque possa immaginare". Tra pochi mesi, le riserve finanziarie (che servono alle importazioni) si esauriranno. Che cosa succederà allora? Questa è una vera spada di Damocle per l'Egitto, che purtroppo ha ricominciato a pensare, da un po' di tempo, a un prestito del Fondo Monetario Internazionale. Ganzouri ha anche i suoi problemi a calmare le proteste. Fino ad oggi ha svolto il suo lavoro al Ministero della Pianificazione, perché la sede del governo è inaccessibile a causa del sit-in dei giovani di Tahrir-non-più-a-Tahrir. Ma anche davanti a questo ministero si è radunata una manifestazione di lavoratori che chiedono l'apertura di una fabbrica di fertilizzanti chiusa tempo fa, con l'accusa di inquinare l'ambiente. Sembra che le indagini non abbiano provato il danno ambientale e gli operai, ora, vogliono tornare al lavoro. Ganzouri, quindi, fallita la trattativa con i dimostranti per far cessare il sit-in, ha dovuto spostarsi al Ministero dell'Investimento. In giornata, è finalmente arrivata una buona notizia: il caso del blogger Alaa Abdel Fattah, che nei giorni scorsi si è già visto riconoscere il diritto di votare in prigione, è stato trasferito alla Procura Generale civile (inizialmente se ne era occupata la Procura Militare, che poi aveva passato il caso alla Procura della Sicurezza di Stato). Un piccolo successo della campagna contro i tribunali militari. Il povero blogger Maikel Nabil, invece, poco sostenuto dagli attivisti a causa delle sue idee per niente popolari su Israele e il servizio militare, continua a essere rimandato di processo in processo. Maikel è in sciopero della fame dal 23 agosto... Oggi, tuttavia, è l'anniversario dalla prima protesta anti-Mubarak inscenata nel 2007 dal noto movimento Kifaya. Allora era stato soltanto un gruppo sparuto di persone, essenzialmente di sinistra, ad aver avuto il coraggio di urlare slogan contro Hosni e Gamal Mubarak. Ma con la rivolta di gennaio 2011 quest'urlo è diventato collettivo, dimostrando quanto tempo e quanta costanza siano necessari per diffondere un'idea e per renderla fonte di azione e cambiamento. Questa storia insegna a chi non vede sostanziali novità dopo la rivoluzione di gennaio, e a chi vorrebbe che l'Egitto si trasformasse in pochi mesi in una democrazia, che ci vuole tanto, tantissimo tempo, oltre che pazienza e determinazione. Prima o poi, però, il cambiamento arriva.