Elezioni, quali elezioni?
Radio Beckwith evangelica

Sono cambiati tre governi dalla caduta di Mubarak, ma i discorsi dei primi ministri quelli no, sono sempre gli stessi. Come quello tenuto oggi da Ganzouri, a commento delle terribili violenze di ieri, purtroppo ancora in corso. Il premier, infatti, ha addossato la responsabilità degli scontri alle solite mani straniere, perennemente presenti e sempre sconosciute. Gli spari non sono mai partiti dai militari, bensì da infiltrati che cercano di seminare zizzania nella società egiziana.

I manifestanti, poi, non sono i veri rivoluzionari, al contrario di quei bravi giovani che lui ha incontrato nei giorni scorsi, impegnati a collaborare con il governo. E naturalmente, l’esercito non ha mai usato la violenza contro i manifestanti. Anzi, Ganzouri li ha lodati per la capacità di trattenersi della quale hanno dato prova.

Trattenersi? Urinare sui manifestanti dal tetto del Parlamento è trattenersi? O lanciar loro sulla testa blocchi di pietra, dischi di antenne paraboliche, sedie, scaffali, bicchieri di vetro… Certo, è vero, non hanno usato i lacrimogeni questa volta, come promesso. Ma tirare fuochi d’artificio in faccia alla gente è trattenersi? Assalire e arrestare medici mentre curano i feriti è trattenersi? Picchiare, aggredire sessualmente e spogliare donne in strada è trattenersi? Sì, perché ci si preoccupa sempre di quel che succederebbe alle donne sotto un governo islamista, ma ci si cura mai di quello che i rappresentanti delle istituzioni laiche (esercito, polizia, intelligence, Sicurezza Nazionale…) hanno fatto in passato e stanno facendo adesso alle donne?

Se gli islamisti saranno capaci di restaurare il rispetto della vita umana, allora, io dico, ben vengano gli islamisti. Solo che gli islamisti, in questo momento, sembrano piuttosto preferire la conquista del massimo numero possibile di seggi in Parlamento. I Fratelli Musulmani hanno sì condannato il Consiglio Militare per le violenze, domandando scuse ufficiali e l’apertura dell’ennesima indagine, ma poi hanno subito affermato che le elezioni devono andare avanti, unica loro vera attuale preoccupazione. E il silenzio dei salafiti è stato altrettanto significativo.

Comunque sia, dieci minuti dopo la conclusione del discorso di Ganzouri, l’esercito ha sgomberato per l’ennesima volta piazza Tahrir, bruciando le tende, dando la caccia ai giornalisti negli hotel, irrompendo nella sede dei partiti lì vicino e picchiando a destra e sinistra senza pietà. Le vittime sono salite a nove, oggi, mentre i feriti sono centinaia. Negli scontri ha anche preso fuoco l’edificio dell’Accademia Scientifica, che conteneva un pezzo di storia dell’Egitto. Purtroppo alcuni manifestanti hanno risposto alla violenza dei militari lanciando bombe molotov, che forse hanno colpito per sbaglio l’edificio. Molti cittadini sono accorsi subito per salvare i libri, opere che risalgono al ‘700 o all’800, ma purtroppo tanti sono andati perduti. Come le vite di tante persone.

   

Intanto, i funerali dello sheykh di al-Azhar “rivoluzionario”  e dello studente di medicina di 22 anni, entrambi uccisi negli scontri di ieri, si sono trasformati in marce di migliaia di persone che gridavano slogan contro il feldmaresciallo Tantawi. Abul Ela Madi, vice presidente dell’appena nato Consiglio Consultivo, ha invece dato le dimissioni in segno di protesta, assieme ad altri otto membri. Ayman Nour, dal canto suo, ha chiesto ancora una volta le immediate dimissioni del Consiglio Militare.

E il risultato delle elezioni? Ah già… le elezioni. Quali elezioni?

Sono cambiati tre governi dalla caduta di Mubarak, ma i discorsi dei primi ministri quelli no, sono sempre gli stessi. Come quello tenuto oggi da Ganzouri, a commento delle terribili violenze di ieri, purtroppo ancora in corso. Il premier, infatti, ha addossato la responsabilità degli scontri alle solite mani straniere, perennemente presenti e sempre sconosciute. Gli spari non sono mai partiti dai militari, bensì da infiltrati che cercano di seminare zizzania nella società egiziana. I manifestanti, poi, non sono i veri rivoluzionari, al contrario di quei bravi giovani che lui ha incontrato nei giorni scorsi, impegnati a collaborare con il governo. E naturalmente, l'esercito non ha mai usato la violenza contro i manifestanti. Anzi, Ganzouri li ha lodati per la capacità di trattenersi della quale hanno dato prova. Trattenersi? Urinare sui manifestanti dal tetto del Parlamento è trattenersi? O lanciar loro sulla testa blocchi di pietra, dischi di antenne paraboliche, sedie, scaffali, bicchieri di vetro... Certo, è vero, non hanno usato i lacrimogeni questa volta, come promesso. Ma tirare fuochi d'artificio in faccia alla gente è trattenersi? Assalire e arrestare medici mentre curano i feriti è trattenersi? Picchiare, aggredire sessualmente e spogliare donne in strada è trattenersi? Sì, perché ci si preoccupa sempre di quel che succederebbe alle donne sotto un governo islamista, ma ci si cura mai di quello che i rappresentanti delle istituzioni laiche (esercito, polizia, intelligence, Sicurezza Nazionale...) hanno fatto in passato e stanno facendo adesso alle donne? Se gli islamisti saranno capaci di restaurare il rispetto della vita umana, allora, io dico, ben vengano gli islamisti. Solo che gli islamisti, in questo momento, sembrano piuttosto preferire la conquista del massimo numero possibile di seggi in Parlamento. I Fratelli Musulmani hanno sì condannato il Consiglio Militare per le violenze, domandando scuse ufficiali e l'apertura dell'ennesima indagine, ma poi hanno subito affermato che le elezioni devono andare avanti, unica loro vera attuale preoccupazione. E il silenzio dei salafiti è stato altrettanto significativo. Comunque sia, dieci minuti dopo la conclusione del discorso di Ganzouri, l'esercito ha sgomberato per l'ennesima volta piazza Tahrir, bruciando le tende, dando la caccia ai giornalisti negli hotel, irrompendo nella sede dei partiti lì vicino e picchiando a destra e sinistra senza pietà. Le vittime sono salite a nove, oggi, mentre i feriti sono centinaia. Negli scontri ha anche preso fuoco l'edificio dell'Accademia Scientifica, che conteneva un pezzo di storia dell'Egitto. Purtroppo alcuni manifestanti hanno risposto alla violenza dei militari lanciando bombe molotov, che forse hanno colpito per sbaglio l'edificio. Molti cittadini sono accorsi subito per salvare i libri, opere che risalgono al '700 o all'800, ma purtroppo tanti sono andati perduti. Come le vite di tante persone.     Intanto, i funerali dello sheykh di al-Azhar "rivoluzionario"  e dello studente di medicina di 22 anni, entrambi uccisi negli scontri di ieri, si sono trasformati in marce di migliaia di persone che gridavano slogan contro il feldmaresciallo Tantawi. Abul Ela Madi, vice presidente dell'appena nato Consiglio Consultivo, ha invece dato le dimissioni in segno di protesta, assieme ad altri otto membri. Ayman Nour, dal canto suo, ha chiesto ancora una volta le immediate dimissioni del Consiglio Militare. E il risultato delle elezioni? Ah già... le elezioni. Quali elezioni?