In mezzo agli scontri ancora in corso nel centro del Cairo, e solo due giorni prima dell’inizio dei ballottaggi, sono giunti i risultati del secondo turno di elezioni della Camera Bassa. L’affluenza, secondo l’Alta Commissione elettorale è stata del 67%, salvo correzioni future come al primo turno. I risultati lasciano il panorama politico sostanzialmente immutato, con i Fratelli Musulmani di Libertà e Giustizia in testa, seguiti dai salafiti di al-Nour.

La vignetta ricalca la foto, diffusa ieri in tutto il mondo, della donna brutalmente spogliata dai militari. La scritta, dedicata alla donna della foto, che verosimilmente sta soffrendo per la vergogna e l’umiliazione, dice: “è così che noi ti vediamo nella foto”

Gran parte dei ballottaggi per le candidature individuali, infatti, riguarderanno proprio questi due partiti, tranne che nel caso di tre seggi, per la conquista dei quali si sfideranno un candidato di Libertà e Giustizia e un indipendente. Solo un seggio è già stato assegnato al primo turno.

Ma nessuno ha veramente tempo di occuparsi di questi risultati, ora. Come dicevo all’inizio, gli scontri tra dimostranti ed esercito (adesso anche con le Forze di Sicurezza Centrale, tornate sulla scena ad aiutare i militari) non si sono ancora fermati, spostandosi di strada in strada, nei dintorni di piazza Tahrir. Quando l’esercito costruisce un muro contenitivo, gli scontri si spostano altrove e si ricomincia daccapo. Il centro del Cairo pullula di muri, ormai. Oggi, alcuni neoeletti al Parlamento, personalità note e persino salafiti, hanno tentato di negoziare una tregua per fermare questo continuo bagno di sangue. La Moschea Omar Makram, ex moschea ed ex ospedale da campo, è ora diventata anche luogo di incontro per questi mediatori e i giovani, ma per ora la battaglia non si ferma. Gli irriducibili di entrambe le parti continuano ad affrontarsi, accecati di rabbia.

Il Consiglio Militare, nel frattempo, non se ne sta con le mani in mano. Da ieri sera, ha avviato una pesante controffensiva mediatica per difendersi dalle accuse rivolte loro. Le immagini delle umiliazioni e delle indicibili violenze che i militari hanno inflitto ai manifestanti hanno infatti fatto il giro del mondo. Allora, dopo Facebook, il Consiglio Militare ha deciso di usare anche YouTube e l’ormai tradizionale comunicato delle forze armate (il n. 90) emanato ieri sera, è diventato un video, che ritrae alcuni manifestanti “distruggere le proprietà pubbliche dell’Egitto”, con bombe molotov e lanci di pietre ai piedi di un edificio.

Tuttavia, il video non inquadra mai il tetto del palazzo (dove probabilmente c’erano dei militari o dei poliziotti in borghese che tiravano blocchi di pietra), né la zona circostante. L’inquadratura è sempre molto stretta.

I “figli di Mubarak”, invece, nel tentativo di difendere i militari, hanno fatto girare parte del video dal quale è stata presa la foto della donna picchiata e spogliata dai soldati che è stata pubblicata su tutti i grandi e piccoli giornali internazionali. Il video mira a dimostrare che i soldati stessero, in realtà, proteggendo la donna dalle sassaiole e la rivestissero, invece di spogliarla. Infuriati, i giovani di Twitter hanno subito reagito diffondendo il video originale per intero, dove tra l’altro si vede chiaramente un soldato tirare un calcione sul seno della donna, oltre a tutte le altre violenze perpetrate durante lo sgombero di piazza Tahrir. Se siete specialisti del campo, e vi interessa farvi personalmente un’idea, avrei voluto passarvi i link ai due video per un confronto, ma ho appena scoperto che quello dei “figli di Mubarak” è stato rimosso da YouTube. L’altro, invece, pur con un avviso sulla possibile inappropriatezza dei contenuti, è disponibile qui sotto ed ha già fatto il giro dei social networks:


La guerra del Photoshop sembra essere la nuova frontiera del momento. Finora, tuttavia, i tentativi di invalidare le foto e i video diffusi dai giovani manifestanti, sono falliti sotto il peso schiacciante della quantità immensa di materiale disponibile (anche da parte dei mass media stranieri) e delle testimonianze. Domani, tuttavia, assisteremo probabilmente a un’altra puntata di questa guerra tecnologica, perché il Consiglio Militare ha annunciato una conferenza stampa per spiegare, con altri video alla mano, cos’è successo al sit-in del palazzo del governo.

E infine, c’è chi è ancora impegnato a recuperare i preziosi libri dell’Accademia Scientifica incendiata ieri. Su questo, naturalmente, è scoppiata un’altra polemica, perché i militari danno la colpa ai manifestanti, mentre questi ultimi affermano che siano stati teppisti protetti dai primi ad appiccare il fuoco. Comunque sia, la perdita è immensa e, fin da ieri, ha spinto tanti altri giovani della rivoluzione a sfidare le pietre che piovevano dall’alto per salvare i libri (vedere una delle foto allegate).

   

Eppure, di tutto questo la maggioranza degli egiziani ha una percezione completamente diversa. Sono veramente in tanti a pensare che i manifestanti che insistono a scontrarsi con poliziotti ed esercito meritano di essere picchiati e uccisi. Sono in tanti a credere che siano manipolati da qualcuno che ha interesse a distruggere l’Egitto, come dicono i generali e la tv di Stato. Un tweet molto significativo, oggi, ha riassunto bene la situazione, dicendo che nel quartiere di Imbaba, roccaforte salafita, la gente è convinta che gli scontri siano provocati da agenti pagati dall’Iran, mentre nel quartiere di Shubra, a forte densità cristiana, le persone pensano che a provocare i militari siano stati i salafiti. E sopra ogni cosa, molti egiziani sono semplicemente stanchi. Una bella matassa ingarbugliata.

In mezzo agli scontri ancora in corso nel centro del Cairo, e solo due giorni prima dell'inizio dei ballottaggi, sono giunti i risultati del secondo turno di elezioni della Camera Bassa. L'affluenza, secondo l'Alta Commissione elettorale è stata del 67%, salvo correzioni future come al primo turno. I risultati lasciano il panorama politico sostanzialmente immutato, con i Fratelli Musulmani di Libertà e Giustizia in testa, seguiti dai salafiti di al-Nour. [caption id="attachment_1085" align="alignright" width="300"] La vignetta ricalca la foto, diffusa ieri in tutto il mondo, della donna brutalmente spogliata dai militari. La scritta, dedicata alla donna della foto, che verosimilmente sta soffrendo per la vergogna e l'umiliazione, dice: "è così che noi ti vediamo nella foto"[/caption] Gran parte dei ballottaggi per le candidature individuali, infatti, riguarderanno proprio questi due partiti, tranne che nel caso di tre seggi, per la conquista dei quali si sfideranno un candidato di Libertà e Giustizia e un indipendente. Solo un seggio è già stato assegnato al primo turno. Ma nessuno ha veramente tempo di occuparsi di questi risultati, ora. Come dicevo all'inizio, gli scontri tra dimostranti ed esercito (adesso anche con le Forze di Sicurezza Centrale, tornate sulla scena ad aiutare i militari) non si sono ancora fermati, spostandosi di strada in strada, nei dintorni di piazza Tahrir. Quando l'esercito costruisce un muro contenitivo, gli scontri si spostano altrove e si ricomincia daccapo. Il centro del Cairo pullula di muri, ormai. Oggi, alcuni neoeletti al Parlamento, personalità note e persino salafiti, hanno tentato di negoziare una tregua per fermare questo continuo bagno di sangue. La Moschea Omar Makram, ex moschea ed ex ospedale da campo, è ora diventata anche luogo di incontro per questi mediatori e i giovani, ma per ora la battaglia non si ferma. Gli irriducibili di entrambe le parti continuano ad affrontarsi, accecati di rabbia. Il Consiglio Militare, nel frattempo, non se ne sta con le mani in mano. Da ieri sera, ha avviato una pesante controffensiva mediatica per difendersi dalle accuse rivolte loro. Le immagini delle umiliazioni e delle indicibili violenze che i militari hanno inflitto ai manifestanti hanno infatti fatto il giro del mondo. Allora, dopo Facebook, il Consiglio Militare ha deciso di usare anche YouTube e l'ormai tradizionale comunicato delle forze armate (il n. 90) emanato ieri sera, è diventato un video, che ritrae alcuni manifestanti "distruggere le proprietà pubbliche dell'Egitto", con bombe molotov e lanci di pietre ai piedi di un edificio. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=8grDc-iz5wg[/youtube] Tuttavia, il video non inquadra mai il tetto del palazzo (dove probabilmente c'erano dei militari o dei poliziotti in borghese che tiravano blocchi di pietra), né la zona circostante. L'inquadratura è sempre molto stretta. I "figli di Mubarak", invece, nel tentativo di difendere i militari, hanno fatto girare parte del video dal quale è stata presa la foto della donna picchiata e spogliata dai soldati che è stata pubblicata su tutti i grandi e piccoli giornali internazionali. Il video mira a dimostrare che i soldati stessero, in realtà, proteggendo la donna dalle sassaiole e la rivestissero, invece di spogliarla. Infuriati, i giovani di Twitter hanno subito reagito diffondendo il video originale per intero, dove tra l'altro si vede chiaramente un soldato tirare un calcione sul seno della donna, oltre a tutte le altre violenze perpetrate durante lo sgombero di piazza Tahrir. Se siete specialisti del campo, e vi interessa farvi personalmente un'idea, avrei voluto passarvi i link ai due video per un confronto, ma ho appena scoperto che quello dei "figli di Mubarak" è stato rimosso da YouTube. L'altro, invece, pur con un avviso sulla possibile inappropriatezza dei contenuti, è disponibile qui sotto ed ha già fatto il giro dei social networks: [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=4iboFV-yeTE[/youtube] La guerra del Photoshop sembra essere la nuova frontiera del momento. Finora, tuttavia, i tentativi di invalidare le foto e i video diffusi dai giovani manifestanti, sono falliti sotto il peso schiacciante della quantità immensa di materiale disponibile (anche da parte dei mass media stranieri) e delle testimonianze. Domani, tuttavia, assisteremo probabilmente a un'altra puntata di questa guerra tecnologica, perché il Consiglio Militare ha annunciato una conferenza stampa per spiegare, con altri video alla mano, cos'è successo al sit-in del palazzo del governo. E infine, c'è chi è ancora impegnato a recuperare i preziosi libri dell'Accademia Scientifica incendiata ieri. Su questo, naturalmente, è scoppiata un'altra polemica, perché i militari danno la colpa ai manifestanti, mentre questi ultimi affermano che siano stati teppisti protetti dai primi ad appiccare il fuoco. Comunque sia, la perdita è immensa e, fin da ieri, ha spinto tanti altri giovani della rivoluzione a sfidare le pietre che piovevano dall'alto per salvare i libri (vedere una delle foto allegate).     Eppure, di tutto questo la maggioranza degli egiziani ha una percezione completamente diversa. Sono veramente in tanti a pensare che i manifestanti che insistono a scontrarsi con poliziotti ed esercito meritano di essere picchiati e uccisi. Sono in tanti a credere che siano manipolati da qualcuno che ha interesse a distruggere l'Egitto, come dicono i generali e la tv di Stato. Un tweet molto significativo, oggi, ha riassunto bene la situazione, dicendo che nel quartiere di Imbaba, roccaforte salafita, la gente è convinta che gli scontri siano provocati da agenti pagati dall'Iran, mentre nel quartiere di Shubra, a forte densità cristiana, le persone pensano che a provocare i militari siano stati i salafiti. E sopra ogni cosa, molti egiziani sono semplicemente stanchi. Una bella matassa ingarbugliata.