I militari seminano il sospetto
Radio Beckwith evangelica

Il Consiglio Militare, ieri sera, nel comunicato n. 91, si è scusato con tutte le donne egiziane, promettendo che i responsabili delle violenze subite da molte manifestanti per mano dei militari, dai test di verginità del 9 marzo 2011 al pestaggio della “ragazza con il reggiseno blu”, saranno prontamente processati. La milioniya femminile di ieri sembra dunque aver scosso i vertici delle Forze Armate.

Le donne, tuttavia, hanno rimandato al mittente queste scuse, indicendo per questa sera un’altra marcia ad Alessandria. Molti hanno inoltre trovato inaccettabile che il Consiglio Militare si sia scusato solo con le donne. E le migliaia di manifestanti uomini, brutalizzati quanto e più delle colleghe donne? Non c’è stata nessuna scusa per loro.

Ma ciò che ha veramente rabbuiato il cielo, oggi, è stato il comunicato n. 92, nel quale i generali hanno ribadito con forza l’esistenza di un piano preciso, architettato da “potenze straniere”, per scatenare una guerra civile nel paese tra la popolazione e le forze armate. Il giornale al-Shorouk ha riportato qualche dettaglio in più di questo piano, citando fonti della sicurezza (anonime, naturalmente): la strategia sarebbe quella di una escalation di manifestazioni e sit-in permanenti, utili a creare pretesti per far scoppiare scontri violenti con i militari, finché lo Stato egiziano sarà distrutto e sarà necessario l’intervento straniero per fermare la guerra. Tutto ciò dovrebbe accadere il 25 gennaio prossimo, in occasione dell’anniversario della rivoluzione. Sembra che la sicurezza abbia appreso questo piano da intercettazioni di telefonate tra “elementi” interni all’Egitto e alcuni organismi di sicurezza stranieri.

A chi credere? Gli egiziani sembrano spaccati in due, con una netta maggioranza, temo, che appoggia le forze armate. E il clima torna a farsi pericolosissimo, perché, di fatto, mettendo in guardia contro un presunto tentativo di scatenare la guerra civile nel paese, il Consiglio Militare mette i cittadini uno contro l’altro, aumentando concretamente il rischio di violenze. Adesso è probabile che scatteranno di nuovo la paranoia dello straniero e la caccia agli attivisti traditori. L’aggressione mediatica e fisica nei confronti di questi ultimi si sta già facendo sentire. La popolazione egiziana, ora, si ritrova pizzicata in un dilemma maledetto: credere ai militari e ricadere in un regime illiberale per salvare l’unità del paese, oppure insistere nell’opposizione al Consiglio Militare, pagando le pesanti conseguenze che ciò comporta, vite umane comprese?

I giovani manifestanti non hanno dubbi che il Consiglio Militare stia facendo un gioco sporco, mirato all’eliminazione (anche fisica) di tutti coloro che vogliono la fine reale del governo militare, subito e per i giorni a venire. E non hanno dubbi che, in questo gioco, i militari stiano rispolverando le vecchie tecniche di Mubarak, per esempio sostenere nascostamente gli islamisti più estremisti come i salafiti per tenere la popolazione nella paura (specie i copti), in modo da renderla più accondiscendente verso il governo dei generali. In effetti, le testimonianze di chi ha visto soldati, giudici e impiegati di seggi spingere gli elettori a votare per i salafiti, se non falsificare attivamente i voti, stanno aumentando. (Chi vuole, legga questa testimonianza in inglese) Pochi, per ora, hanno il coraggio di parlare apertamente di frodi elettorali, ma il dubbio comincia a crescere. L’idea che i militari appoggino segretamente i salafiti è spaventosa, ma non è nuova. Salafiti e jihadisti sono sempre tornati utili in passato: per erodere consensi ai Fratelli Musulmani o per compiere atti terroristici quando necessario (vedi attentato di Capodanno 2011 ad Alessandria)…  Qualcuno, in effetti, ha interpretato la recente dichiarazione del partito al-Nour di voler rispettare la pace con Israele (hanno persino accettato di parlare a una radio israeliana!) come il chiaro segno dell’ubbidienza dei salafiti agli ordini dell’intelligence militare, alias l’esercito.

Il clima egiziano, come si vede, è carico di sospetti, di tutti su tutti. Alcuni sono certamente fondati, ma è difficile discriminare quali. Quel che è certo, è che le violenze dei militari sono sotto gli occhi di tutti, mentre le “mani nascoste”, continuamente citate dal Consiglio Militare, restano ignote. Quello che è altrettanto certo, è che i giovani che hanno scatenato la rivoluzione di gennaio stanno attraversando una crisi pericolosa.

In tutto ciò, le elezioni sono quasi del tutto dimenticate (non dagli islamisti, però). Oggi sono iniziati i ballottaggi del secondo turno di elezioni per la Camera Bassa. Sia l’affluenza, sia l’attenzione dell’opinione pubblica sono state piuttosto basse.

Il Consiglio Militare, ieri sera, nel comunicato n. 91, si è scusato con tutte le donne egiziane, promettendo che i responsabili delle violenze subite da molte manifestanti per mano dei militari, dai test di verginità del 9 marzo 2011 al pestaggio della "ragazza con il reggiseno blu", saranno prontamente processati. La milioniya femminile di ieri sembra dunque aver scosso i vertici delle Forze Armate. Le donne, tuttavia, hanno rimandato al mittente queste scuse, indicendo per questa sera un'altra marcia ad Alessandria. Molti hanno inoltre trovato inaccettabile che il Consiglio Militare si sia scusato solo con le donne. E le migliaia di manifestanti uomini, brutalizzati quanto e più delle colleghe donne? Non c'è stata nessuna scusa per loro. Ma ciò che ha veramente rabbuiato il cielo, oggi, è stato il comunicato n. 92, nel quale i generali hanno ribadito con forza l'esistenza di un piano preciso, architettato da "potenze straniere", per scatenare una guerra civile nel paese tra la popolazione e le forze armate. Il giornale al-Shorouk ha riportato qualche dettaglio in più di questo piano, citando fonti della sicurezza (anonime, naturalmente): la strategia sarebbe quella di una escalation di manifestazioni e sit-in permanenti, utili a creare pretesti per far scoppiare scontri violenti con i militari, finché lo Stato egiziano sarà distrutto e sarà necessario l'intervento straniero per fermare la guerra. Tutto ciò dovrebbe accadere il 25 gennaio prossimo, in occasione dell'anniversario della rivoluzione. Sembra che la sicurezza abbia appreso questo piano da intercettazioni di telefonate tra "elementi" interni all'Egitto e alcuni organismi di sicurezza stranieri. A chi credere? Gli egiziani sembrano spaccati in due, con una netta maggioranza, temo, che appoggia le forze armate. E il clima torna a farsi pericolosissimo, perché, di fatto, mettendo in guardia contro un presunto tentativo di scatenare la guerra civile nel paese, il Consiglio Militare mette i cittadini uno contro l'altro, aumentando concretamente il rischio di violenze. Adesso è probabile che scatteranno di nuovo la paranoia dello straniero e la caccia agli attivisti traditori. L'aggressione mediatica e fisica nei confronti di questi ultimi si sta già facendo sentire. La popolazione egiziana, ora, si ritrova pizzicata in un dilemma maledetto: credere ai militari e ricadere in un regime illiberale per salvare l'unità del paese, oppure insistere nell'opposizione al Consiglio Militare, pagando le pesanti conseguenze che ciò comporta, vite umane comprese? I giovani manifestanti non hanno dubbi che il Consiglio Militare stia facendo un gioco sporco, mirato all'eliminazione (anche fisica) di tutti coloro che vogliono la fine reale del governo militare, subito e per i giorni a venire. E non hanno dubbi che, in questo gioco, i militari stiano rispolverando le vecchie tecniche di Mubarak, per esempio sostenere nascostamente gli islamisti più estremisti come i salafiti per tenere la popolazione nella paura (specie i copti), in modo da renderla più accondiscendente verso il governo dei generali. In effetti, le testimonianze di chi ha visto soldati, giudici e impiegati di seggi spingere gli elettori a votare per i salafiti, se non falsificare attivamente i voti, stanno aumentando. (Chi vuole, legga questa testimonianza in inglese) Pochi, per ora, hanno il coraggio di parlare apertamente di frodi elettorali, ma il dubbio comincia a crescere. L'idea che i militari appoggino segretamente i salafiti è spaventosa, ma non è nuova. Salafiti e jihadisti sono sempre tornati utili in passato: per erodere consensi ai Fratelli Musulmani o per compiere atti terroristici quando necessario (vedi attentato di Capodanno 2011 ad Alessandria)...  Qualcuno, in effetti, ha interpretato la recente dichiarazione del partito al-Nour di voler rispettare la pace con Israele (hanno persino accettato di parlare a una radio israeliana!) come il chiaro segno dell'ubbidienza dei salafiti agli ordini dell'intelligence militare, alias l'esercito. Il clima egiziano, come si vede, è carico di sospetti, di tutti su tutti. Alcuni sono certamente fondati, ma è difficile discriminare quali. Quel che è certo, è che le violenze dei militari sono sotto gli occhi di tutti, mentre le "mani nascoste", continuamente citate dal Consiglio Militare, restano ignote. Quello che è altrettanto certo, è che i giovani che hanno scatenato la rivoluzione di gennaio stanno attraversando una crisi pericolosa. In tutto ciò, le elezioni sono quasi del tutto dimenticate (non dagli islamisti, però). Oggi sono iniziati i ballottaggi del secondo turno di elezioni per la Camera Bassa. Sia l'affluenza, sia l'attenzione dell'opinione pubblica sono state piuttosto basse.