Il lento sgretolamento delle bugie
Radio Beckwith evangelica

Mentre si conludevano le votazioni per i ballottaggi del secondo turno di elezioni dell’Assemblea del Popolo, è continuata anche oggi la battaglia mediatica tra i sostenitori del Consiglio Militare e chi li accusa delle violenze dei giorni scorsi nei confronti dei manifestanti, specie delle donne. Tuttavia, lentamente, la narrazione ufficiale dei militari sull’accaduto è sempre più messa in crisi, smontata pezzo per pezzo da attivisti ostinati, ma anche da giornalisti con un briciolo di dignità e onestà.

La vignetta dice: “Manifestazioni di donne contro i militari”

Le testimonianze si fanno numerose e incalzanti, come quella rilasciata dal direttore dell’Accademia Scientifica, che ha scagionato i rivoltosi dall’accusa di aver incendiato il venerando istituto. Il direttore, su ON TV, ha dichiarato di aver visto con i propri occhi diversi baltagheya e ragazzi di strada tirare pietre e molotov sul’edificio, sotto lo sguardo del tutto indifferente dei soldati e nell’assenza più totale dei vigili del fuoco. Nemmeno l’ufficio del procuratore ha creduto alla versione del Consiglio Militare sulle violenze dei giorni scorsi, rinviando le indagini alla magistratura.

Ma la figura peggiore, oggi, l’ha fatta il Ministero degli Interni, il quale si è scusato ufficialmente per aver pubblicato alcune foto della manifestazione delle donne, vistosamente ritoccate con Photoshop. Nella versione del Ministero degli Interni, sui cartelli delle manifestanti, campeggiavano grossi reggiseni colorati. Nella realtà, al posto dei reggiseni, stava la scritta: “Abbasso il governo militare!”. Un’operazione di censura che è stato molto facile smascherare, dimostrando anche la poca intelligenza del Ministero degli Interni.

Sembra, dunque, che nonostante la maggioranza della popolazione non sia favorevole ai dimostranti, che hanno guerreggiato con i militari per giorni e giorni, vi sia una crescente resistenza dell’opinione pubblica ad accettare passivamente le menzogne del governo e del Consiglio Militare. Issandr el-Amrani, nel suo blog The Arabist, ha parlato dello “sgretolamento dell’intero edificio mentale fatto di dinieghi e giustificazioni” che l’establishment era, ed è ancora, abituato a propinare ai cittadini. Ora il trucco, però, non sembra più funzionare con la stessa facilità di prima. Le bugie costruite con il Photoshop e con altri abili stratagemmi non reggono a lungo. La realtà, alla fin fine, è più forte del mondo virtuale, nel quale, prima o poi, i fatti irrompono con tutta la loro crudeltà per smantellare i castelli di bugie.

Un esempio che ritengo emblematico è dato dal video mostrato dal generale Adel Emara nella sua recente conferenza stampa, della quale ho parlato in un’altra news. Il video era stato costruito ad arte per dimostrare la colpevolezza dei manifestanti, ritraendoli come teppisti distruttori e niente più. I soldati, invece, dovevano apparire come gli innocenti difensori dei beni pubblici dello Stato. Per confutare la tesi sottintesa dal video del generale Emara, sarebbe bastato mostrare – come in effetti è stato fatto – migliaia di altre immagini e testimonianze dirette sulle violenze gratuite dei militari. Tuttavia, è stato il video stesso a “tradirsi”: a un certo punto, in sottofondo, si sono potute udire chiaramente le urla di persone torturate dai militari. La realtà dei fatti che irrompe nel mondo virtuale, come dicevo prima.

Dunque, nonostante siano tempi bui in Egitto, la fine della “docilità” egiziana lascia spazio alla speranza di riuscire, poco a poco, ad affermare la volontà popolare su quella dei generali. Così, si fa sempre più fitto il dibattito sulla necessità di accelerare il passaggio di potere ai civili. C’è chi propone di cancellare le elezioni della Shura, che si dovrebbero svolgere a gennaio, e tenere al posto loro quelle presidenziali, prima di scrivere la nuova Costituzione. Le elezioni attuali per l’Assemblea del Popolo non si possono toccare, naturalmente, o si susciterebbe l’ira degli islamisti, ma il Consiglio della Shura non è così importante, tanto che si parlava di abolirlo. Tuttavia, il rischio di eleggere il Presidente subito, in assenza di una nuova Costituzione che ne limiti i poteri, è evidente. Qualcuno propone allora di trasferire il potere direttamente all’Assemblea del Popolo, affinché questa nomini un nuovo Primo Ministro. Finora, però, l’opposizione degli islamisti a entrambe le proposte pare forte.

E a proposito di islamisti, anche i salafiti, oggi, hanno incassato la loro figuraccia. Il portavoce del partito al-Nour, che aveva rilasciato un’intervista alla radio israeliana, affermando l’impegno dei salafiti a mantenere la pace, è stato subissato di critiche, non tanto per l’affermazione sul trattato di pace, quanto sul fatto stesso di aver acconsentito a farsi intervistare dagli israeliani. Ebbene, il portavoce di al-Nour, sotto pressione, si è giustificato dicendo di essere stato imbrogliato dai giornalisti israeliani: gli avrebbero fatto credere che l’intervistatore fosse iracheno. Beata ingenuità o presa in giro dell’intelligenza altrui?

Domani, comunque, si ritorna in piazza per il “venerdi del ristabilimento dell’onore”, con una manifestazione di protesta per le violenze del Consiglio Militare. Come al solito, ne resteranno fuori i Fratelli Musulmani, eccetto la Corrente Egiziana, partito fondato da alcuni giovani del movimento. Non ci sarà nemmeno la Gama’a Islamiya, perché – testuali parole – “la manifestazione è stata indetta dai comunisti”. I manifestanti ringraziano per l’assenza.