Riprendersi la dignità
Radio Beckwith evangelica

La parola “dignità” è tornata a risuonare in Egitto, quella stessa parola nel nome della quale sono iniziate le rivolte arabe. Oggi, infatti, si è tenuta un’altra grande manifestazione in piazza Tahrir “per riprendersi la dignità”, ripetutamente calpestata da militari e forze di sicurezza nelle scorse settimane. La manifestazione non ha avuto le dimensioni di una vera e propria milioniya, ma ha comunque raccolto tra le 25.000 e le 50.000 persone (a seconda dei giornali), un numero dieci volte più grande dei dimostranti che si sono ritrovati ad Abbaseya per manifestare il loro sostegno al Consiglio Militare.
Piazza Tahrir si è riempita piano piano, al sopraggiungere di un corteo dopo l’altro. Un corteo è giunto dall’Università di al-Azhar, protestando per l’uccisione del segretario del mufti durante gli scontri di via Qasr al-Ayni (molti pensano che i cecchini abbiano mirato a lui intenzionalmente, perché il suo impegno nella rivoluzione e nella riforma di al-Azhar era scomodo). Altri due cortei sono partiti dalle Università del Cairo e di Ayn Shams. Un’altro ragazzo ucciso negli scontri, ormai diventato uno dei tanti simboli della rivolta egiziana, è infatti uno studente di medicina ventiduenne. Un quarto corteo ha denunciato le gravi condizioni di vita dei bambini di strada, recentemente sfruttati – così accusano i ragazzi di Tahrir – come testimoni contro i manifestanti. Un quinto corteo, infine, ha espresso il proprio sdegno per i medici volontari rimasti vittime delle violenze dei militari, mentre curavano i feriti negli ospedali da campo.

Piazza Tahrir, dunque, ha ripreso a suo modo tutti i “temi caldi” dell’ultimo periodo e non potevano quindi mancare le donne. L’ultimo corteo consistente di oggi è stato proprio il loro, raccoltosi infine al centro della piazza, circondato come sempre da un cordone protettivo di uomini. E proprio alle donne erano rivolti molti slogan e cartelli, per protestare con forza contro le molestie da loro subite per mano dell’esercito. La gente urlava alle persone affacciate alle finestre: “Scendete! Tantawi ha spogliato le vostre figlie!”, con chiaro riferimento alla ragazza denudata dai militari durante un brutale pestaggio, la cui storia è ormai nota in tutto il mondo. Proprio a tale ragazza era destinato il cartello retto da un uomo: “Messaggio alla nostra cara sorella: mi dispiace… mi dispiace per tutto. Sono loro che sono stati spogliati, non tu. Tu ci hai mostrato la nostra vergogna, la vergogna di tutti noi”. Un bambino, invece, teneva un altro cartello con su scritto: “Donne egiziane, mi dispiace!”.

Le donne non si dovevano toccare, dunque. Tuttavia, le donne non sono esseri deboli che dipendono soltanto dalla protezione maschile (e il loro coinvolgimento nelle proteste l’ha pienamente dimostrato). Emblematico è il gesto di Hind Badawi, una delle manifestanti picchiate selvaggiamente dai militari durante gli ultimi scontri. Quando il feldmaresciallo Tantawi ha voluto farle visita in ospedale, per mostrarle il suo dispiacere per quanto le era “accaduto”, la ragazza, pur con il corpo a pezzi per le botte, non gliel’ha permesso. Gli ha gridato in faccia con tutta la forza che aveva, tanto che Tantawi ha dovuto fare dietro front senza poter dire nemmeno una parola. Le donne non permetteranno a nessuno di intimorirle con aggressioni e molestie sessuali sistematiche, affinché non scendano più in strada a protestare. Che l’esercito e le forze di sicurezza si mettano pure il cuore in pace.

   

E contemporaneamente alla manifestazione di Tahrir, sostenuta da tante altre manifestazioni più piccole ad Alessandria, Suez, Tanta, Port Said, Ismailiya, Luxor, si è svolta ad Abbaseya quella dei fedeli del Consiglio Militare. Il clima, lì, era molto diverso. I pro-SCAF hanno lanciato ogni sorta di accusa ai ragazzi di Tahrir: comunisti, laici, atei, agenti al soldo di potenze straniere… Non c’è da stupirsi se alcuni giornalisti che seguivano la loro manifestazione sono stati aggrediti. La Gama’a Islamiya, invece, ha preso di punta i Socialisti Rivoluzionari, giurando anche che, se non ci avesse pensato l’esercito, sarebbero stati loro a spazzare via una buona volta i teppisti di piazza Tahrir. Ricordo che la Gama’a Islamiya è stata ammessa a partecipare alle elezioni e nessuno l’ha mai accusata di incitamento alla violenza, o di voler destabilizzare lo Stato (quando un tempo, quando era una organizzazione terroristica, questo era proprio il suo obiettivo).

Eppure, non tutti gli islamisti sono contro piazza Tahrir: oggi, ad esempio, tra i manifestanti c’erano anche Hazem Abu Ismail, candidato salafita alla Presidenza, e Mohammed Beltagy, esponente dei Fratelli Musulmani che era lì a titolo personale. Il panorama è complesso…