Riassumendo le ultime due settimane
Radio Beckwith evangelica

Ben ritrovati nel 2012. Riprendiamo, dopo la pausa delle feste, i fili della cronaca egiziana, che naturalmente non si è fermata. Iniziamo riassumendo i fatti salienti delle ultime due settimane, sicuri che se qualche “filo” si perderà, ci sarà senz’altro l’occasione di riacciuffarlo in seguito.

Prima di Natale, l’Alta Commissione per le Elezioni ha annunciato i risultati ufficiali del secondo turno delle elezioni parlamentari (Camera Bassa). I Fratelli Musulmani si sono confermati vincitori conquistando il 48% dei seggi disponibili, mentre il partito salafita al-Nour si è nuovamente posizionato al secondo posto con il 24%. Il Blocco Egiziano (la coalizione liberale) e il Wafd si attestano rispettivamente sul 7,7% e 7,4%, in una sorta di testa a testa. Similmente, ma con meno voti, la coalizione La Rivoluzione Continua e il Wasat (islamisti moderati) si aggiudicano entrambi il 2,3%. Domani si procederà al terzo e ultimo turno di elezioni per la Camera Bassa, dopo il quale si avrà il quadro completo della sua composizione.

Una notizia di grande risonanza in Egitto, a ridosso del Natale, è stato il verdetto di un tribunale civile che ha ordinato la fine dei test di verginità sulle manifestanti arrestate. La causa, contro il Consiglio Militare, era stata intentata da Samira Ibrahim, una delle ragazze che avevano subito il “test” il 9 marzo 2011. I giovani della rivoluzione hanno accolto con grande soddisfazione il verdetto, anche se si è trattato più che altro di un atto simbolico, perché non si può porre fine a una pratica che in teoria non dovrebbe esistere e non è prevista. Tuttavia, il verdetto rappresenta il riconoscimento ufficiale che questi test, per tanto tempo negati dai militari e rimossi dalla coscienza dell’opinione pubblica, sono effettivamente avvenuti e sono da condannare senza riserve. Samira Ibrahim, udita la sentenza, si è subito recata a festeggiare in piazza Tahrir.

Il giorno di Natale, invece, è stato finalmente liberato il famoso blogger Alaa Abdel Fattah, il quale dovrà comunque ancora sottoporsi a processo, come tutti gli altri imputati. Anche lui, appena uscito, è corso in piazza Tahrir per festeggiare e la notizia ha risollevato gli animi dei giovani rivoluzionari, che ritrovano al loro fianco uno dei personaggi più influenti e significativi dell’opposizione al regime.

Il 28 dicembre, nel frattempo, è ricominciato il processo di Mubarak (oggi c’è stata un’altra sessione). La tensione mediatica è molto scesa su questo processo, dal quale molti si aspettano poco o niente. La novità, tuttavia, è che gli avvocati difensori della banda Mubarak hanno adottato un’altra strategia di difesa, sostenendo che i responsabili della morte di centinaia di manifestanti siano da cercarsi nel famoso “terzo intruso” (Israele? Stati Uniti? Arabia Saudita? Iran? Hamas?) del quale il Consiglio Militare parla ininterrottamente da mesi. A riprova dell’esistenza di questo terzo intruso gli avvocati difensori di Mubarak avrebbero portato ad esempio le recenti violenze di via Muhammad Mahmoud e di via Qasr al-Nil. Così il cerchio si chiude…

Ma si avvicinano anche le festività del Natale copto in Egitto, oltre al doloroso anniversario dell’attentato di Capodanno alla Chiesa dei Due Santi di Alessandria. Papa Shenouda ha deciso di invitare alle celebrazioni anche i salafiti. Questa iniziativa ha suscitato le ire di alcuni movimenti giovanili copti, come l’Unione dei Giovani del Maspero, pertanto ora c’è aria di bufera tra gli ortodossi. I salafiti, dal canto loro, continuano persino a rifiutarsi di augurare buon Natale ai cristiani, non sia mai che così facendo possano contaminare il proprio islam. E’ davvero triste. Io personalmente, quest’anno, ho forse ricevuto più auguri di buon Natale da parte di musulmani che da parte di cristiani.

Ad ogni modo, venti di tensioni settarie sono tornati a soffiare ad Assiut, dove un giovane copto è accusato di aver pubblicato su Facebook delle vignette offensive nei confronti del Profeta Muhammad. In risposta, alcuni giovani musulmani hanno bruciato le case di alcuni cristiani, con conseguente reazione violenta da parte di questi ultimi e la disputa è ancora in corso. Il giovane copto è ora sotto processo per aver istigato il conflitto relgioso. La solidarietà dei musulmani – che in questo periodo affollano le chiese per proteggerle da eventuali attacchi – contrasta, per fortuna, con questo scenario conflittuale.

Intanto, è iniziata una nuova feroce ondata di attacchi alle ONG in Egitto, che hanno visto irrompere nelle loro sedi i militari e le forze di polizia, alla ricerca di documenti comprovanti finanziamenti stranieri illegali. La cosa ha profondamente irritato l’amministrazione americana, che ha minacciato di ritirare i propri aiuti ai militari egiziani. Le autorità affermano che nei prossimi giorni, a proposito di questi supposti finanziamenti illegali, saranno fatte rivelazioni soprendenti. Siamo in attesa…

Il Capodanno, naturalmente, è stato festeggiato in piazza Tahrir con una grande festa-manifestazione, nella quale gli inni alla pace e gli augurii di buon anno si sono incrociati con gli slogan contro il governo dei militari e l’omaggio a tutti i martiri della rivoluzione. Nella chiesa di Qasr al-Dobara, divenuta famosa per aver ospitato un ospedale da campo inter-religioso, si è tenuta una funzione di fine anno, mentre fuori si formava un cordone protettivo di musulmani che circondava l’edificio. Poi, dalla chiesa si è dipanato un corteo verso piazza Tahrir, che ha ripetuto il famoso slogan “Cristiani e musulmani, una sola mano!”. Canzoni e musica, naturalmente, non sono mancate.

Una buona notizia è la fine dello sciopero della fame di Maikel Nabil, il quale è stato finalmente trasferito all’ospedale della prigione di Tora, dove dovrebbe ricevere cure migliori. Si dice, però, che il giovane abbia anche dovuto subire l’aggressione di un ufficiale di guardia, fatto sul quale si sta ora indagando.

E per finire, ieri il Consiglio Militare ha deciso di accorciare le elezioni della Shura, la Camera Alta del Parlamento (sulla cui utilità si sta molto discutendo). Le elezioni si terrano in due fasi invece che in tre, a partire dal 29 gennaio e con termine il 22 febbraio. In tal modo, la Shura potrà riunirsi per la prima volta a fine febbraio. Dopodiché, il Parlamento eleggerà l’Assemblea Costituente (con l’accorciamento delle elezioni della Shura ci sarà più tempo per farlo) e quando la nuova Costituzione sarà pronta sarà sottoposta a un referendum. Infine, entro la fine di giugno, si dovranno tenere le sospirate elezioni presidenziali (apertura candidature prevista in aprile). Dunque, se non ci saranno ulteriori sviluppi, si prevede che gli egiziani passeranno più tempo alle urne nei prossimi sei mesi di quanto abbiano mai fatto nel secolo passato.