E’ iniziato oggi il terzo turno delle elezioni per la Camera Bassa del Parlamento. Domani si voterà ancora e tra una settimana si terranno i ballottaggi. Gli aventi diritto al voto di questa tornata sono 14 milioni, nei governatorati di Daqahliya, Gharbiya, Matrouh, Minya, Qena, New Valley, Sinai del Nord e Sinai del Sud. Le votazioni, dunque, riguardano alcune zone a forte carattere tribale, ad esempio Qena e il Sinai.

Proprio in Sinai sarà interessante vedere i risultati. Alcuni testimoni da Arish (diventata famosa per gli attentati – che hanno ormai raggiunto il numero di dieci – al gasdotto verso Israele e la Giordania) affermano che molta gente starebbe votando per gli ex del Partito Nazional Democratico, per paura degli islamisti che prosperano nella penisola. Per sicurezza è anche stato chiuso il valico di Rafah.

In realtà, da questa tornata elettorale, ci si aspetta l’ennesima vittoria degli islamisti, i quali già si preparano al loro ruolo in Parlamento. I Fratelli Musulmani stanno studiando la possibilità di concedere al Consiglio Militare l’immunità, con la possibilità di sfilarsi dal governo del paese senza infamia, in cambio ovviamente della completa cessione del potere. Il ruolo del Consiglio Militare nel futuro stato egiziano è uno degli argomenti più caldi del momento. I Fratelli Musulmani sembrano ben disposti a far loro grandi concessioni.

Anche i salafiti si preparano al loro ruolo in Parlamento, apprestandosi a presentare un pacchetto di nuove proposte di legge. La più importante di queste – udite bene – sarebbe l’unificazione del richiamo alla preghiera. Eh sì, la cacofonia caratteristica provocata dai muezzin quando chiamano alla preghiera, salmodiando ognuno per conto suo, a seconda del proprio orologio personale, sembra dare fastidio ai salafiti. A dire il vero, una proposta simile era già stata avanzata qualche anno fa, ma poi era stata accantonata, considerando che la chiamata alla preghiera unificata cancellerebbe uno dei tratti più caratteristici delle città egiziane, specie del Cairo. La proposta di legge dei salafiti farebbe ridere, se non nascondesse l’ossessione di uniformare e omogeneizzare tutto.

Ma tra salafiti e Fratelli Musulmani, in questo momento, la rivalità sembra – dico sembra, poi si vedrà – essere alta in occasione delle elezioni. Oggi, un candidato di Libertà e Giustizia è stato persino pugnalato da un candidato salafita (“si eliminissero tra di loro” – ha pensato qualcuno malignamente), mentre nel governatorato di Qaliubiya i salafiti si sono infuriati con i Fratelli Musulmani, perché questi ultimi hanno appoggiato un candidato copto al posto di uno proposto da loro.

Un’altra accesa polemica è quella scatenata dal giornale al-Masry al-Youm, che dice di aver scoperto che gli Stati Uniti stanno facendo pressione su vari paesi arabi, affinché non aiutino finanziariamente l’Egitto come promesso. Si tratterebbe di una ritorsione dell’amministrazione Obama per la mancata nomina di Mohammed el-Baradei come Primo Ministro, al posto di Ganzouri. L’ambasciata statunitense al Cairo ha negato su tutta la linea, ma al-Masry al-Youm non molla. Il meno contento penso che sia proprio Mohammed el-Baradei, perché il sostegno americano, invece che aiutarlo, lo danneggerebbe parecchio. Già da tempo, infatti, è sottoposto ad attacchi mediatici spietati che lo accusano di essere un fantoccio dell’Occidente, visto che oltre tutto ha passato gran parte della sua vita al di fuori del suo paese. Se lo scoop di al-Masry al-Youm fosse fondato, non gli gioverebbe affatto. E se lo scoop fosse stato fatto apposta per nuocergli? C’è chi si interroga…

Nel frattempo, al Cairo proseguono piccole marce di protesta, quasi ogni giorno. I giovani e gli attivisti tentano di mantenere alta la pressione sul Consiglio Militare. Sta persino girando un video, che sta avendo un grande successo, il quale invita a una seconda rivoluzione il prossimo 25 gennaio, anniversario della prima rivoluzione. Era da tempo che se ne parlava. Persino il Consiglio Militare aveva messo le mani avanti con un suo comunicato, denunciando un presunto piano (delle solite mani nascoste, infiltrati stranieri, ecc. ecc.) per “bruciare” il paese proprio il 25 gennaio. Non credo molto a queste mani nascoste, tuttavia sono sicura che il 25 gennaio non sarà un giorno tranquillo.

E' iniziato oggi il terzo turno delle elezioni per la Camera Bassa del Parlamento. Domani si voterà ancora e tra una settimana si terranno i ballottaggi. Gli aventi diritto al voto di questa tornata sono 14 milioni, nei governatorati di Daqahliya, Gharbiya, Matrouh, Minya, Qena, New Valley, Sinai del Nord e Sinai del Sud. Le votazioni, dunque, riguardano alcune zone a forte carattere tribale, ad esempio Qena e il Sinai. Proprio in Sinai sarà interessante vedere i risultati. Alcuni testimoni da Arish (diventata famosa per gli attentati - che hanno ormai raggiunto il numero di dieci - al gasdotto verso Israele e la Giordania) affermano che molta gente starebbe votando per gli ex del Partito Nazional Democratico, per paura degli islamisti che prosperano nella penisola. Per sicurezza è anche stato chiuso il valico di Rafah. In realtà, da questa tornata elettorale, ci si aspetta l'ennesima vittoria degli islamisti, i quali già si preparano al loro ruolo in Parlamento. I Fratelli Musulmani stanno studiando la possibilità di concedere al Consiglio Militare l'immunità, con la possibilità di sfilarsi dal governo del paese senza infamia, in cambio ovviamente della completa cessione del potere. Il ruolo del Consiglio Militare nel futuro stato egiziano è uno degli argomenti più caldi del momento. I Fratelli Musulmani sembrano ben disposti a far loro grandi concessioni. Anche i salafiti si preparano al loro ruolo in Parlamento, apprestandosi a presentare un pacchetto di nuove proposte di legge. La più importante di queste - udite bene - sarebbe l'unificazione del richiamo alla preghiera. Eh sì, la cacofonia caratteristica provocata dai muezzin quando chiamano alla preghiera, salmodiando ognuno per conto suo, a seconda del proprio orologio personale, sembra dare fastidio ai salafiti. A dire il vero, una proposta simile era già stata avanzata qualche anno fa, ma poi era stata accantonata, considerando che la chiamata alla preghiera unificata cancellerebbe uno dei tratti più caratteristici delle città egiziane, specie del Cairo. La proposta di legge dei salafiti farebbe ridere, se non nascondesse l'ossessione di uniformare e omogeneizzare tutto. Ma tra salafiti e Fratelli Musulmani, in questo momento, la rivalità sembra - dico sembra, poi si vedrà - essere alta in occasione delle elezioni. Oggi, un candidato di Libertà e Giustizia è stato persino pugnalato da un candidato salafita ("si eliminissero tra di loro" - ha pensato qualcuno malignamente), mentre nel governatorato di Qaliubiya i salafiti si sono infuriati con i Fratelli Musulmani, perché questi ultimi hanno appoggiato un candidato copto al posto di uno proposto da loro. Un'altra accesa polemica è quella scatenata dal giornale al-Masry al-Youm, che dice di aver scoperto che gli Stati Uniti stanno facendo pressione su vari paesi arabi, affinché non aiutino finanziariamente l'Egitto come promesso. Si tratterebbe di una ritorsione dell'amministrazione Obama per la mancata nomina di Mohammed el-Baradei come Primo Ministro, al posto di Ganzouri. L'ambasciata statunitense al Cairo ha negato su tutta la linea, ma al-Masry al-Youm non molla. Il meno contento penso che sia proprio Mohammed el-Baradei, perché il sostegno americano, invece che aiutarlo, lo danneggerebbe parecchio. Già da tempo, infatti, è sottoposto ad attacchi mediatici spietati che lo accusano di essere un fantoccio dell'Occidente, visto che oltre tutto ha passato gran parte della sua vita al di fuori del suo paese. Se lo scoop di al-Masry al-Youm fosse fondato, non gli gioverebbe affatto. E se lo scoop fosse stato fatto apposta per nuocergli? C'è chi si interroga... Nel frattempo, al Cairo proseguono piccole marce di protesta, quasi ogni giorno. I giovani e gli attivisti tentano di mantenere alta la pressione sul Consiglio Militare. Sta persino girando un video, che sta avendo un grande successo, il quale invita a una seconda rivoluzione il prossimo 25 gennaio, anniversario della prima rivoluzione. Era da tempo che se ne parlava. Persino il Consiglio Militare aveva messo le mani avanti con un suo comunicato, denunciando un presunto piano (delle solite mani nascoste, infiltrati stranieri, ecc. ecc.) per "bruciare" il paese proprio il 25 gennaio. Non credo molto a queste mani nascoste, tuttavia sono sicura che il 25 gennaio non sarà un giorno tranquillo.