Il Natale copto
Radio Beckwith evangelica

Ieri sera, nella Cattedrale di S. Marco al Cairo, si è celebrata la prima messa di Natale dopo la rivoluzione di gennaio. Papa Shenouda è apparso debole e affaticato, ma con l’aiuto di altri vescovi è riuscito a portare avanti la funzione. In occasione del Natale copto, le autorità egiziane hanno dispiegato un imponente apparato di sicurezza, tra esercito e Forze di Sicurezza Centrale. La Cattedrale, in aggiunta a ciò, è stata protetta dai giovani dei Fratelli Musulmani.

La leadership della Fratellanza e la direzione del loro partito, Libertà e Giustizia, era anche rappresentata tra gli invitati. Accanto a loro erano inoltre presenti leader politici di tutte le correnti, mentre hanno brillato per l’assenza i personaggi più impegnati nella rivoluzione, dai più noti attivisti per i diritti umani a illustri candidati alla Presidenza come Mohammed el-Baradei. C’era, invece, proprio in prima fila, l’ex Primo Ministro di Mubarak Ahmed Shafiq, ora candidato alla Presidenza. Seduti vicino a lui, nove generali in uniforme, tra i quali il Capo di Stato Maggiore Sami Anan. Il feldmaresciallo Tantawi era assente, essendosi limitato a inviare il proprio saluto e i propri auguri con un telegramma.

La presenza di tanti militari alla messa di Natale ha sollevato molte critiche da parte di molti fedeli cristiani. Le forze armate sono infatti accusate del massacro dei copti al Maspero, il 9 ottobre 2011, e di aver trascurato di punire gli autori di tante violenze settarie accadute in quest’ultimo anno. In realtà, dubito che la chiesa ortodossa potesse evitare di invitare i rappresentanti del Consiglio Militare, perché sarebbe stato un atto ostile del quale la chiesa non è affatto pronta ad assumersi le conseguenze, qualunque cosa pensi di loro in realtà. Tuttavia, Papa Shenouda avrebbe almeno potuto evitare di ringraziare apertamente il Consiglio Militare per il suo operato. Questo sì ha fatto infuriare molti giovani. Non appena Papa Shenouda ha terminato di pronunciare il ringraziamento, nella Cattedrale si è alzato un urlo che ha ribadito coraggiosamente “Abbasso il governo militare!” Le facce di cera dei generali in prima fila non hanno battuto ciglio, ma l’urlo è stato velocemente zittito, probabilmente con l’arresto dei giovani che avevano gridato, e non importa se era Natale.

Tutt’altra atmosfera si è respirata invece nella chiesa evangelica di Qasr al-Dobara, nei pressi di piazza Tahrir, la stessa che è stata più volte adibita a ospedale da campo durante gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Anche lì sono convenuti tantissimi musulmani, come nella Cattedrale di S. Marco, ma a differenza di quest’ultima, la chiesa di Qasr al-Dobara ha riunito una nutrita rappresentanza di personaggi fortemente coinvolti nella rivoluzione: lo scrittore Alaa al-Aswani, il blogger Alaa Abdel Fattah, Ahmed Harara (il giovane che ha perso due occhi negli scontri di gennaio e novembre 2011, al quale è stato rivolto un lungo applauso), la giornalista televisiva Reem Magid (che mesi fa era stata convocata dalla Procura Militare per aver ospitato nel suo programma il blogger Hossam el-Hamalawi, che aveva attaccato i militari), l’imam “rivoluzionario” della vicina moschea Omar Makram (che ha sempre strettamente collaborato con la chiesa di Qasr al-Dobara nel gestire l’emergenza feriti durante gli scontri in piazza Tahrir e dintorni) e tanti altri. C’era anche Amr Moussa, il quale poi si è recato alla Cattedrale di S. Marco.

E a proposito di Amr Moussa, l’ex presidente della Lega Araba, prima di recarsi alla chiesa di Qasr al-Dobara e quindi alla Cattedrale di S. Marco, non ha mancato nemmeno la preghiera del tramonto nella già citata moschea Omar Makram. Soltanto che lì si è svolta una scena analoga a quella nella Cattedrale contro i generali: quando l’imam ha salutato Amr Moussa, alcuni giovani hanno iniziato a gridargli di andarsene, accusandolo di essere un elemento del vecchio regime. Il fuoco sta ancora covando sotto la cenere, in Egitto, perché i giovani hanno smesso di restare in silenzio. Pochi giorni fa, ad Imbaba, una sorte simile è toccata anche ad Ahmed Shafiq, il quale doveva tenere una conferenza di propaganda elettorale nel quartiere, ma un gruppo di giovani oppositori è riuscito a cacciarlo a colpi di sedia…

In effetti, in attesa del prossimo 25 gennaio, quando si festeggerà il primo anniversario della rivoluzione, i giovani di Tahrir stanno portando avanti con costanza una campagna contro le menzogne del Consiglio Militare, con piccoli sit-in nei luoghi strategici delle città, nei quali si proiettano i video delle violazioni dei militari che hanno già fatto il giro del web, ma che paradossalmente non hanno raggiunto la maggioranza della popolazione egiziana, priva di accesso ai social networks. La campagna dei giovani, significativamente, si intitola “Bugiardi”.

Nel frattempo, al-Azhar ha fatto un passo importante, finendo di stilare gli emendamenti della legge che la riguarda, da sottoporre poi al Consiglio Militare per approvazione. Gli emendamenti, in sostanza, prevedono che al-Azhar si riprenda la sua indipendenza dal potere esecutivo, sottrattale negli anni cinquanta da Gamal Abdel Nasser. Per prima cosa, al-Azhar vuole ridare vita alla Commissione dei Grandi Ulema, formata da quaranta membri con almeno sessant’anni e un comprovato curriculum scientifico. Anche il mufti della repubblica dovrà fare parte di tale Commissione, che sarà incaricata di eleggere lo sheykh di al-Azhar con voto segreto. Inoltre, la carica di sheykh di al-Azhar non sarà più a vita, ma lo sheykh dovrà andare in pensione a ottant’anni, norma fortemente voluta, pare, dall’attuale sheykh Ahmed al-Tayyeb.

A quanto sembra, dunque, il panorama religioso egiziano è in continuo movimento, così come l’intera società civile, piuttosto irrequieta e per nulla rassegnata.

Ieri sera, nella Cattedrale di S. Marco al Cairo, si è celebrata la prima messa di Natale dopo la rivoluzione di gennaio. Papa Shenouda è apparso debole e affaticato, ma con l'aiuto di altri vescovi è riuscito a portare avanti la funzione. In occasione del Natale copto, le autorità egiziane hanno dispiegato un imponente apparato di sicurezza, tra esercito e Forze di Sicurezza Centrale. La Cattedrale, in aggiunta a ciò, è stata protetta dai giovani dei Fratelli Musulmani. La leadership della Fratellanza e la direzione del loro partito, Libertà e Giustizia, era anche rappresentata tra gli invitati. Accanto a loro erano inoltre presenti leader politici di tutte le correnti, mentre hanno brillato per l'assenza i personaggi più impegnati nella rivoluzione, dai più noti attivisti per i diritti umani a illustri candidati alla Presidenza come Mohammed el-Baradei. C'era, invece, proprio in prima fila, l'ex Primo Ministro di Mubarak Ahmed Shafiq, ora candidato alla Presidenza. Seduti vicino a lui, nove generali in uniforme, tra i quali il Capo di Stato Maggiore Sami Anan. Il feldmaresciallo Tantawi era assente, essendosi limitato a inviare il proprio saluto e i propri auguri con un telegramma. La presenza di tanti militari alla messa di Natale ha sollevato molte critiche da parte di molti fedeli cristiani. Le forze armate sono infatti accusate del massacro dei copti al Maspero, il 9 ottobre 2011, e di aver trascurato di punire gli autori di tante violenze settarie accadute in quest'ultimo anno. In realtà, dubito che la chiesa ortodossa potesse evitare di invitare i rappresentanti del Consiglio Militare, perché sarebbe stato un atto ostile del quale la chiesa non è affatto pronta ad assumersi le conseguenze, qualunque cosa pensi di loro in realtà. Tuttavia, Papa Shenouda avrebbe almeno potuto evitare di ringraziare apertamente il Consiglio Militare per il suo operato. Questo sì ha fatto infuriare molti giovani. Non appena Papa Shenouda ha terminato di pronunciare il ringraziamento, nella Cattedrale si è alzato un urlo che ha ribadito coraggiosamente "Abbasso il governo militare!" Le facce di cera dei generali in prima fila non hanno battuto ciglio, ma l'urlo è stato velocemente zittito, probabilmente con l'arresto dei giovani che avevano gridato, e non importa se era Natale. Tutt'altra atmosfera si è respirata invece nella chiesa evangelica di Qasr al-Dobara, nei pressi di piazza Tahrir, la stessa che è stata più volte adibita a ospedale da campo durante gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. Anche lì sono convenuti tantissimi musulmani, come nella Cattedrale di S. Marco, ma a differenza di quest'ultima, la chiesa di Qasr al-Dobara ha riunito una nutrita rappresentanza di personaggi fortemente coinvolti nella rivoluzione: lo scrittore Alaa al-Aswani, il blogger Alaa Abdel Fattah, Ahmed Harara (il giovane che ha perso due occhi negli scontri di gennaio e novembre 2011, al quale è stato rivolto un lungo applauso), la giornalista televisiva Reem Magid (che mesi fa era stata convocata dalla Procura Militare per aver ospitato nel suo programma il blogger Hossam el-Hamalawi, che aveva attaccato i militari), l'imam "rivoluzionario" della vicina moschea Omar Makram (che ha sempre strettamente collaborato con la chiesa di Qasr al-Dobara nel gestire l'emergenza feriti durante gli scontri in piazza Tahrir e dintorni) e tanti altri. C'era anche Amr Moussa, il quale poi si è recato alla Cattedrale di S. Marco. E a proposito di Amr Moussa, l'ex presidente della Lega Araba, prima di recarsi alla chiesa di Qasr al-Dobara e quindi alla Cattedrale di S. Marco, non ha mancato nemmeno la preghiera del tramonto nella già citata moschea Omar Makram. Soltanto che lì si è svolta una scena analoga a quella nella Cattedrale contro i generali: quando l'imam ha salutato Amr Moussa, alcuni giovani hanno iniziato a gridargli di andarsene, accusandolo di essere un elemento del vecchio regime. Il fuoco sta ancora covando sotto la cenere, in Egitto, perché i giovani hanno smesso di restare in silenzio. Pochi giorni fa, ad Imbaba, una sorte simile è toccata anche ad Ahmed Shafiq, il quale doveva tenere una conferenza di propaganda elettorale nel quartiere, ma un gruppo di giovani oppositori è riuscito a cacciarlo a colpi di sedia... In effetti, in attesa del prossimo 25 gennaio, quando si festeggerà il primo anniversario della rivoluzione, i giovani di Tahrir stanno portando avanti con costanza una campagna contro le menzogne del Consiglio Militare, con piccoli sit-in nei luoghi strategici delle città, nei quali si proiettano i video delle violazioni dei militari che hanno già fatto il giro del web, ma che paradossalmente non hanno raggiunto la maggioranza della popolazione egiziana, priva di accesso ai social networks. La campagna dei giovani, significativamente, si intitola "Bugiardi". Nel frattempo, al-Azhar ha fatto un passo importante, finendo di stilare gli emendamenti della legge che la riguarda, da sottoporre poi al Consiglio Militare per approvazione. Gli emendamenti, in sostanza, prevedono che al-Azhar si riprenda la sua indipendenza dal potere esecutivo, sottrattale negli anni cinquanta da Gamal Abdel Nasser. Per prima cosa, al-Azhar vuole ridare vita alla Commissione dei Grandi Ulema, formata da quaranta membri con almeno sessant'anni e un comprovato curriculum scientifico. Anche il mufti della repubblica dovrà fare parte di tale Commissione, che sarà incaricata di eleggere lo sheykh di al-Azhar con voto segreto. Inoltre, la carica di sheykh di al-Azhar non sarà più a vita, ma lo sheykh dovrà andare in pensione a ottant'anni, norma fortemente voluta, pare, dall'attuale sheykh Ahmed al-Tayyeb. A quanto sembra, dunque, il panorama religioso egiziano è in continuo movimento, così come l'intera società civile, piuttosto irrequieta e per nulla rassegnata.