Il rinnovato protagonismo di al-Azhar e la nazionalizzazione del 25 gennaio
Radio Beckwith evangelica
Nella vignetta si vede una donna che giace in una pozza di sangue (il 25 gennaio 2011), che tuttavia ha già dato vita a un nuovo nato (il 25 gennaio 2012).

Con l’approssimarsi del primo anniversario della rivoluzione, mercoledì 25 gennaio, al-Azhar tenta di riunificare il paese sotto il proprio tetto, rivendicando a sé il fondamentale ruolo di mediatrice e, al tempo stesso, di portavoce dell’islam moderato. Nei pochi giorni passati, l’attività di al-Azhar è stata febbrile. Per cominciare, ieri ha promulgato un importante documento che afferma con forza le libertà individuali della persona, riassumibili nelle tre seguenti: libertà di fede, libertà di espressione, libertà di innovazione e ricerca scientifica.
Il documento di al-Azhar è stato ricevuto con grande favore, specialmente dalle tre principali confessioni cristiane del paese (ortodossa, cattolica ed evangelica), che oggi hanno ufficialmente sottoscritto il documento. Per gli ortodossi, è stato lo stesso Papa Shenouda ad apporre la firma. L’Unione dei Giovani del Maspero, invece, pur apprezzando il documento, avrebbe preferito che a scriverlo fosse stato lo Stato egiziano, il quale dovrebbe anche agire da garante di queste libertà. Il fatto che a redigere il documento sia invece stata un’istituzione religiosa, lo rende inaccettabile per i giovani del movimento copto. Ma con gli estremisti che alzano sempre di più la voce, questo documento rappresenta innegabilmente un passo decisivo da parte di al-Azhar, ormai schierata apertamente per la democrazia.

E l’impegno azharita per la democrazia si è ulteriormente concretizzato, oggi, con un convegno sul tema, al quale hanno partecipato esponenti di tutte le correnti politiche e religiose del paese (se non erro, tuttavia, mancavano i rappresentanti della gioventù rivoluzionaria). C’erano Papa Shenouda, il premier Ganzouri, i Fratelli Musulmani, il predicatore salafita Mohammed Hasan, un rappresentante dei sufi, i leader dei partiti liberali e alcuni aspiranti alla Presidenza (Amr Moussa, naturalmente, che riesce a essere dappertutto contemporaneamente). Al termine del convegno, lo sheykh Ahmed al-Tayyeb ha rilasciato una dichiarazione, sottoscritta da tutti i partecipanti, nella quale si è ribadito l’impegno dell’antica Università per l’affermazione di uguali diritti politici, religiosi e sociali per tutti i cittadini. Al-Tayyeb ha inoltre invitato al rispetto dei risultati delle elezioni (concluse ieri, ora si attendono i risultati), a un rapido trasferimento di poteri ai civili, alla fine dei processi militari e delle misure repressive del governo sui cittadini, al processo dei personaggi appartenenti al vecchio regime (Tantawi?), al giusto indennizzo delle famiglie dei martiri e al recupero di una politica estera indipendente da influenze straniere.

Nel frattempo, ci si prepara ai festeggiamenti del 25 gennaio. Il Consiglio Militare fa sapere che tale data diventerà festa nazionale, come già il 6 ottobre e il 23 luglio. Per l’occasione, saranno organizzate tre celebrazioni: la prima sarà in piazza Tahrir e sarà interamente organizzata dai giovani (quali?); la seconda avrà carattere ufficial-militare, con parate e tre giorni di voli delle frecce tricolori (non si potevano risparmiare questi soldi, vista la profonda crisi economica?); la terza sarà un concerto per ricordare i martiri e combattere il settarismo.

Il problema di questo programma è che i giovani di Tahrir, lo stesso giorno, hanno organizzato una grande protesta contro i militari. Come finirà? Inoltre, il 25 gennaio è anche la festa della polizia. Si festeggerà anche quella insieme all’anniversario della rivoluzione? La mossa del Consiglio Militare, ai giovani di Tahrir, pare proprio un tentativo provocatorio insopportabile d’impadronirsi e militarizzare la rivoluzione.

E sulle previste proteste del 25 gennaio, i cristiani egiziani si sono spaccati. La chiesa copta è decisamente contro, anche se alcuni movimenti giovanili hanno risposto alle gerarchie che non sta a loro decidere se potranno scendere in piazza o meno. La chiesa evangelica è decisamente a favore, come è sempre stata fin dall’inizio. La chiesa cattolica è più neutrale, lasciando ogni fedele libero di scegliere, ma raccomandando la non violenza.

Ma prima del 25, si pensa a tornare in piazza già il prossimo 20 gennaio, con un venerdì dedicato ai martiri. Poi, il 28 gennaio, gli attivisti invitano a un boicottaggio su larga scala delle tre compagnie telefoniche egiziane (Mobinil, Vodaphone, Ettisalat), colpevoli, lo stesso giorno dell’anno precedente, di aver eseguito gli ordini del regime di Mubarak, tagliando ogni comunicazione con i cellulari, fatto che ha messo in pericolo la vita di numerose persone.

Tuttavia, prima di sapere cosa succederà il giorno dell’anniversario della rivoluzione, il 23 gennaio si riunirà per la prima volta la nuova Camera Bassa. Poi, dovrebbero anche iniziare le elezioni della Shura, che il Partito degli Egiziani Liberi (quello del magnate copto Naguib Sawiris) ha deciso di boicottare, per protesta contro la mancata indagine sulle frodi elettorali che sono state denunciate da varie parti.

Non ci sarà da annoiarsi nei prossimi mesi…