La nuova Camera Bassa del Parlamento
Radio Beckwith evangelica

La composizione della nuova Camera Bassa del Parlamento è quasi definitiva, 466 dei 498 seggi disponibili sono già stati assegnati, in seguito ai ballottaggi dell’ultima tornata elettorale. Il destino dei 32 seggi ancora vacanti è nelle mani degli elettori di quelle circoscrizioni le cui elezioni sono state annullate dalla Commissione Elettorale, a causa di irregolarità. Le votazioni saranno ripetute la settimana prossima e i risultati finali saranno annunciati il 20 gennaio. Intanto, la Commissione Elettorale ha fatto sapere che l’affluenza alle urne di quest’ultima tornata è stata del 37,1%, piuttosto bassa come si vede. Ma veniamo alla distribuzione dei seggi in Parlamento.
Il partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani ha conquistato 218 seggi (46,7%), non raggiungendo quindi la maggioranza assoluta. Secondo classificato è il partito salafita al-Nour con 113 seggi (24,2%). Questi due partiti da soli, pertanto, occuperanno più del 70% del Parlamento. Tra l’altro, questo dato conferma l’efficienza dell’intelligence militare, che aveva previsto questo risultato con vasto anticipo. Al terzo posto troviamo i liberali del Wafd (il più antico partito egiziano, che già faceva parte della finta opposizione a Mubarak) con 41 seggi (8,7%). A seguire, la coalizione liberale del Blocco Egiziano con 30 seggi (6,4%). In quinta posizione troviamo invece il gruppo degli indipendenti, non affiliati a nessun partito o coalizione, che occuperanno 21 seggi (4,2%). Subito dopo, con 10 seggi (2,1%) si piazza Riforma e Sviluppo, uno dei “germogli” dell’ex partito di governo, il Partito Nazional Democratico. Con otto seggi ciascuno seguono poi il Wasat (islamista progressista) e la Rivoluzione Continua (gioventù rivoluzionaria). Altri germogli dell’ormai sciolto PND raggranellano qualche seggio: Partito del Cittadino Egiziano (5), Al-Hurriya (4) al-Ittihad (2). Un seggio ciascuno, invece, per il Partito dell’Unione degli Arabi Egiziani (islamista), i Nuovi Indipendenti, il Partito degli Egiziani Democratici e il Partito al-Adl (la cosiddetta “terza via”, né con i liberali né con gli islamisti).

Chiaramente, poiché nessun partito ha raggiunto la maggioranza assoluta, sono già partite le contrattazioni per la formazione di coalizioni. Voci insistenti affermano che il Wafd accetterà di rientrare nell’Alleanza Democratica guidata da Libertà e Giustizia, della quale già faceva parte fino a poco prima delle elezioni. E dire che solo una settimana fa il Wafd aveva giurato che non si sarebbe mai più alleato con i Fratelli Musulmani.

Libertà e Giustizia, dunque, non sembra interessato a coalizzarsi con i salafiti di al-Nour. Non c’è tuttavia da stare troppo tranquilli, dato che pare che vogliano allearsi con il partito della Gama’a Islamiya, ex formazione terroristica che, non si sa come, è riuscita a riabilitarsi. Per non parlare dei salafiti del partito al-Asala, ora alleato di al-Nour, tra i quali c’è divisione sulla possibilità di saltare sul carrozzone della Fratellanza. Quel che è certo, comunque, è che i Fratelli Musulmani sono molto prudenti in questa fase. Non vogliono bruciarsi politicamente appena conquistato il Parlamento, pertanto non sembrano disposti a partecipare al prossimo governo, ma solo a sostenerlo con la maggioranza della Camera Bassa. Per la serie, lasciamo che siano altri a risolvere i guai del paese e poi, quando ci sarà conveniente, ci faremo avanti noi.

Sempre a proposito di elezioni, l’organizzazione di Jimmy Carter, incaricata di monitorare le votazioni, ha rilasciato ieri un comunicato stampa. Riassumendo, secondo l’organizzazione, le elezioni sono state “accettabili”, ovverosia, benché vi siano state numerose irregolarità, dovute più al caos che a una precisa volontà di contraffazione, gli osservatori non hanno tuttavia riscontrato azioni sistematiche di sabotaggio, come successo invece nelle elezioni parlamentari del 2010. Dunque non c’è male, ma si può (e si deve) ancora migliorare molto.

Tra i problemi maggiori riscontrati dall’organizzazione di Jimmy Carter, ci sono il conteggio dei voti in condizioni caotiche, il non rispetto della segretezza del voto, il sovraffollamento dei seggi e la propaganda elettorale illegale. Inoltre, Jimmy Carter ha anche deplorato la cattiva conoscenza delle procedure da parte degli addetti ai lavori, che non sono stati accuratamente istruiti. Ma il dato più preoccupante, sempre secondo Carter, è la sostanziale esclusione delle donne dal Parlamento, a causa della discriminazione operata a monte dai partiti e dell’assegnazione, alle poche candidate, di posti-lista con probabilità nulle di essere elette. Anche i parlamentari copti, aggiungo io, sono solo una manciata e questo non è certo un bene.

Oggi, tuttavia, è anche l’anniversario della fuga di Ben Ali dalla Tunisia, data ricordata anche in Egitto. Ma la voglia di festeggiare non è molta, visto che la rivoluzione deve ancora raggiungere molti dei suoi obiettivi.

La composizione della nuova Camera Bassa del Parlamento è quasi definitiva, 466 dei 498 seggi disponibili sono già stati assegnati, in seguito ai ballottaggi dell'ultima tornata elettorale. Il destino dei 32 seggi ancora vacanti è nelle mani degli elettori di quelle circoscrizioni le cui elezioni sono state annullate dalla Commissione Elettorale, a causa di irregolarità. Le votazioni saranno ripetute la settimana prossima e i risultati finali saranno annunciati il 20 gennaio. Intanto, la Commissione Elettorale ha fatto sapere che l'affluenza alle urne di quest'ultima tornata è stata del 37,1%, piuttosto bassa come si vede. Ma veniamo alla distribuzione dei seggi in Parlamento. Il partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani ha conquistato 218 seggi (46,7%), non raggiungendo quindi la maggioranza assoluta. Secondo classificato è il partito salafita al-Nour con 113 seggi (24,2%). Questi due partiti da soli, pertanto, occuperanno più del 70% del Parlamento. Tra l'altro, questo dato conferma l'efficienza dell'intelligence militare, che aveva previsto questo risultato con vasto anticipo. Al terzo posto troviamo i liberali del Wafd (il più antico partito egiziano, che già faceva parte della finta opposizione a Mubarak) con 41 seggi (8,7%). A seguire, la coalizione liberale del Blocco Egiziano con 30 seggi (6,4%). In quinta posizione troviamo invece il gruppo degli indipendenti, non affiliati a nessun partito o coalizione, che occuperanno 21 seggi (4,2%). Subito dopo, con 10 seggi (2,1%) si piazza Riforma e Sviluppo, uno dei "germogli" dell'ex partito di governo, il Partito Nazional Democratico. Con otto seggi ciascuno seguono poi il Wasat (islamista progressista) e la Rivoluzione Continua (gioventù rivoluzionaria). Altri germogli dell'ormai sciolto PND raggranellano qualche seggio: Partito del Cittadino Egiziano (5), Al-Hurriya (4) al-Ittihad (2). Un seggio ciascuno, invece, per il Partito dell'Unione degli Arabi Egiziani (islamista), i Nuovi Indipendenti, il Partito degli Egiziani Democratici e il Partito al-Adl (la cosiddetta "terza via", né con i liberali né con gli islamisti). Chiaramente, poiché nessun partito ha raggiunto la maggioranza assoluta, sono già partite le contrattazioni per la formazione di coalizioni. Voci insistenti affermano che il Wafd accetterà di rientrare nell'Alleanza Democratica guidata da Libertà e Giustizia, della quale già faceva parte fino a poco prima delle elezioni. E dire che solo una settimana fa il Wafd aveva giurato che non si sarebbe mai più alleato con i Fratelli Musulmani. Libertà e Giustizia, dunque, non sembra interessato a coalizzarsi con i salafiti di al-Nour. Non c'è tuttavia da stare troppo tranquilli, dato che pare che vogliano allearsi con il partito della Gama'a Islamiya, ex formazione terroristica che, non si sa come, è riuscita a riabilitarsi. Per non parlare dei salafiti del partito al-Asala, ora alleato di al-Nour, tra i quali c'è divisione sulla possibilità di saltare sul carrozzone della Fratellanza. Quel che è certo, comunque, è che i Fratelli Musulmani sono molto prudenti in questa fase. Non vogliono bruciarsi politicamente appena conquistato il Parlamento, pertanto non sembrano disposti a partecipare al prossimo governo, ma solo a sostenerlo con la maggioranza della Camera Bassa. Per la serie, lasciamo che siano altri a risolvere i guai del paese e poi, quando ci sarà conveniente, ci faremo avanti noi. Sempre a proposito di elezioni, l'organizzazione di Jimmy Carter, incaricata di monitorare le votazioni, ha rilasciato ieri un comunicato stampa. Riassumendo, secondo l'organizzazione, le elezioni sono state "accettabili", ovverosia, benché vi siano state numerose irregolarità, dovute più al caos che a una precisa volontà di contraffazione, gli osservatori non hanno tuttavia riscontrato azioni sistematiche di sabotaggio, come successo invece nelle elezioni parlamentari del 2010. Dunque non c'è male, ma si può (e si deve) ancora migliorare molto. Tra i problemi maggiori riscontrati dall'organizzazione di Jimmy Carter, ci sono il conteggio dei voti in condizioni caotiche, il non rispetto della segretezza del voto, il sovraffollamento dei seggi e la propaganda elettorale illegale. Inoltre, Jimmy Carter ha anche deplorato la cattiva conoscenza delle procedure da parte degli addetti ai lavori, che non sono stati accuratamente istruiti. Ma il dato più preoccupante, sempre secondo Carter, è la sostanziale esclusione delle donne dal Parlamento, a causa della discriminazione operata a monte dai partiti e dell'assegnazione, alle poche candidate, di posti-lista con probabilità nulle di essere elette. Anche i parlamentari copti, aggiungo io, sono solo una manciata e questo non è certo un bene. Oggi, tuttavia, è anche l'anniversario della fuga di Ben Ali dalla Tunisia, data ricordata anche in Egitto. Ma la voglia di festeggiare non è molta, visto che la rivoluzione deve ancora raggiungere molti dei suoi obiettivi.