La notizia che da ieri tiene banco in Egitto è l’annuncio della rinuncia di Mohammed el-Baradei a candidarsi alle prossime elezioni presidenziali. Le reazioni a questa decisione sono quasi equamente divise tra sostenitori, critici, delusi e sarcastici. I sostenitori hanno capito le ragioni di el-Baradei, manifestandogli solidarietà. Alcuni di loro, tuttavia, l’hanno invitato a ripensarci, indicendo anche una campagna su Facebook per convincerlo a tonare sui propri passi.

I critici e i delusi, invece, lo accusano di abbandonare il campo proprio quando ce n’è più bisogno, spingendosi a dire che avrebbe dovuto mostrare più energia nella sua lotta politica e non arrendersi in questo modo. I sarcastici sostengono che el-Baradei abbia deciso di ritirarsi, solo perché ha capito di non avere alcuna possibilità di vincere le presidenziali, specie dopo il successo degli islamisti alle parlamentari. I più maligni tra i sarcastici affermano che il ritiro di el-Baradei non altererà di una virgola il panorama politico egiziano attuale, perché il suo peso è sempre stato pressoché nullo. I militari, secondo le parole dello stesso el-Baradei, avrebbero cercato di convincerlo a rinunciare al ritiro della sua candidatura (anche perché la sua mossa è uno “schiaffo” per i generali, così come l’ha descritta il Movimento 6 Aprile), ma ogni tentativo è stato inutile.

Mohammed el-Baradei – che tra l’altro ha incassato parole di apprezzamento da parte degli ex avversari in corsa per la Presidenza, per il ruolo svolto, dal 2009, nell’aggregare attorno a sé le forze del cambiamento in Egitto – ha spiegato la sua posizione in un video. El-Baradei si è detto sollevato per la decisione presa, in pace con la propria coscienza. L’impostazione della transizione democratica voluta del Consiglio Militare è stata sbagliata fin dall’inizio, secondo lui. Lo “stato dei faraoni” è sempre in piedi, mentre non si sono fatti progressi significativi per costruire uno “stato delle istituzioni”. Dunque, in assenza di un ambiente democratico appropriato, il ruolo di Presidente è svuotato di valore e non ha senso candidarsi. Inoltre, lui non ha mai ricercato un ruolo ufficiale, ma il vero cambiamento del paese, pertanto ha deciso di abbandonare la corsa presidenziale per dedicarsi al lavoro con i giovani, il vero futuro della nazione. Potrà essere un utile “strumento di cambiamento” solo tornando in strada, fuori del quadro istituzionale ancora intriso di vecchio regime. Ma nonostante questa tetra descrizione della situazione, el-Baradei ha terminato il video con l’affermazione della fiducia che l’Egitto ce la farà, anche se ci vorranno molti anni.

Non è stato, quindi, un messaggio pessimista quello di el-Baradei. Ora i giovani e gli attivisti si aspettano che s’impegnerà ancora di più, e meglio, per la rivoluzione, anche se per il momento non si sa in quale forma (un nuovo partito? un progetto nazionale?).

Una notizia, invece, da far rizzare i capelli (almeno a me!) è che sarebbero in corso consultazioni segrete tra i salafiti e i liberali del Blocco Egiziano per un’eventuale alleanza parlamentare. Ma come! Dopo che i liberali hanno paventato per mesi un’alleanza tra Fratelli Musulmani e salafiti, criticando pesantemente i primi per averci anche solo pensato, adesso sarebbero loro ad aprire agli islamisti più estremisti? Il partito al-Nour ha dichiarato che per ora non si parla di nessuna alleanza, ma che gli incontri avvenuti hanno l’unico fine di stabilire una qualche cooperazione tra le varie forze parlamentari, visto che nessuna, da sola, sarà in grado di risolvere gli enormi problemi del paese. Certo è che, se alla fine in Parlamento nasceranno due coalizioni miste liberal-islamiste, invece che due coalizioni opposte di islamisti e liberali, tutti gli scenari previsti dagli analisti politici del mondo intero andranno un po’ rivisti…

Nel frattempo si prosegue con la preparazione delle proteste del 25 gennaio. Si stanno di nuovo mobilitando le donne, che il prossimo venerdì terranno una marcia per convincere più persone a scendere in piazza il giorno dell’anniversario della rivoluzione. Sembra, quindi, che il movimento delle donne resista. All’inizio le donne manifestavano con gli uomini in quanto cittadine egiziane, ma ora, lentamente, si stanno organizzando e iniziano a prendere l’iniziativa anche in quanto donne. Ciò è molto importante, specie dopo la loro esclusione dal Parlamento e dai principali ruoli decisionali nel paese.

E per augurarvi buona domenica, vi segnalo alcuni video che mostrano che cosa stanno facendo i giovani di Tahrir per sensibilizzare la popolazione riguardo all’operato del Consiglio Militare, sempre in vista delle manifestazioni del 25 gennaio. I due video seguenti illustrano come funziona la campagna “Bugiardi”, che si propone di smascherare le menzogne dei militari, proiettando video delle loro violenze sui manifestanti, quartiere per quartiere (il secondo video ha i sottotitoli in inglese, ma le immagine parlano da sole):

Il seguente, invece, è uno dei video con i quali si invita a scendere in piazza il 25 gennaio. E’ il famoso annuncio delle dimissioni di Mubarak, letto da Omar Suleyman l’11 febbraio 2011, ma un po’ modificato (sottotitoli in inglese):

Infine, ecco qua il trailer di un bel documentario su arte e rivoluzione (di nuovo con sottotitoli in inglese), un aspetto tanto più importante se si considera quanto l’ascesa salafita minacci l’esplosione artistica scaturita dalla rivolta e la ricca cultura egiziana in generale:

La notizia che da ieri tiene banco in Egitto è l'annuncio della rinuncia di Mohammed el-Baradei a candidarsi alle prossime elezioni presidenziali. Le reazioni a questa decisione sono quasi equamente divise tra sostenitori, critici, delusi e sarcastici. I sostenitori hanno capito le ragioni di el-Baradei, manifestandogli solidarietà. Alcuni di loro, tuttavia, l'hanno invitato a ripensarci, indicendo anche una campagna su Facebook per convincerlo a tonare sui propri passi. I critici e i delusi, invece, lo accusano di abbandonare il campo proprio quando ce n'è più bisogno, spingendosi a dire che avrebbe dovuto mostrare più energia nella sua lotta politica e non arrendersi in questo modo. I sarcastici sostengono che el-Baradei abbia deciso di ritirarsi, solo perché ha capito di non avere alcuna possibilità di vincere le presidenziali, specie dopo il successo degli islamisti alle parlamentari. I più maligni tra i sarcastici affermano che il ritiro di el-Baradei non altererà di una virgola il panorama politico egiziano attuale, perché il suo peso è sempre stato pressoché nullo. I militari, secondo le parole dello stesso el-Baradei, avrebbero cercato di convincerlo a rinunciare al ritiro della sua candidatura (anche perché la sua mossa è uno "schiaffo" per i generali, così come l'ha descritta il Movimento 6 Aprile), ma ogni tentativo è stato inutile. Mohammed el-Baradei - che tra l'altro ha incassato parole di apprezzamento da parte degli ex avversari in corsa per la Presidenza, per il ruolo svolto, dal 2009, nell'aggregare attorno a sé le forze del cambiamento in Egitto - ha spiegato la sua posizione in un video. El-Baradei si è detto sollevato per la decisione presa, in pace con la propria coscienza. L'impostazione della transizione democratica voluta del Consiglio Militare è stata sbagliata fin dall'inizio, secondo lui. Lo "stato dei faraoni" è sempre in piedi, mentre non si sono fatti progressi significativi per costruire uno "stato delle istituzioni". Dunque, in assenza di un ambiente democratico appropriato, il ruolo di Presidente è svuotato di valore e non ha senso candidarsi. Inoltre, lui non ha mai ricercato un ruolo ufficiale, ma il vero cambiamento del paese, pertanto ha deciso di abbandonare la corsa presidenziale per dedicarsi al lavoro con i giovani, il vero futuro della nazione. Potrà essere un utile "strumento di cambiamento" solo tornando in strada, fuori del quadro istituzionale ancora intriso di vecchio regime. Ma nonostante questa tetra descrizione della situazione, el-Baradei ha terminato il video con l'affermazione della fiducia che l'Egitto ce la farà, anche se ci vorranno molti anni. Non è stato, quindi, un messaggio pessimista quello di el-Baradei. Ora i giovani e gli attivisti si aspettano che s'impegnerà ancora di più, e meglio, per la rivoluzione, anche se per il momento non si sa in quale forma (un nuovo partito? un progetto nazionale?). Una notizia, invece, da far rizzare i capelli (almeno a me!) è che sarebbero in corso consultazioni segrete tra i salafiti e i liberali del Blocco Egiziano per un'eventuale alleanza parlamentare. Ma come! Dopo che i liberali hanno paventato per mesi un'alleanza tra Fratelli Musulmani e salafiti, criticando pesantemente i primi per averci anche solo pensato, adesso sarebbero loro ad aprire agli islamisti più estremisti? Il partito al-Nour ha dichiarato che per ora non si parla di nessuna alleanza, ma che gli incontri avvenuti hanno l'unico fine di stabilire una qualche cooperazione tra le varie forze parlamentari, visto che nessuna, da sola, sarà in grado di risolvere gli enormi problemi del paese. Certo è che, se alla fine in Parlamento nasceranno due coalizioni miste liberal-islamiste, invece che due coalizioni opposte di islamisti e liberali, tutti gli scenari previsti dagli analisti politici del mondo intero andranno un po' rivisti... Nel frattempo si prosegue con la preparazione delle proteste del 25 gennaio. Si stanno di nuovo mobilitando le donne, che il prossimo venerdì terranno una marcia per convincere più persone a scendere in piazza il giorno dell'anniversario della rivoluzione. Sembra, quindi, che il movimento delle donne resista. All'inizio le donne manifestavano con gli uomini in quanto cittadine egiziane, ma ora, lentamente, si stanno organizzando e iniziano a prendere l'iniziativa anche in quanto donne. Ciò è molto importante, specie dopo la loro esclusione dal Parlamento e dai principali ruoli decisionali nel paese. E per augurarvi buona domenica, vi segnalo alcuni video che mostrano che cosa stanno facendo i giovani di Tahrir per sensibilizzare la popolazione riguardo all'operato del Consiglio Militare, sempre in vista delle manifestazioni del 25 gennaio. I due video seguenti illustrano come funziona la campagna "Bugiardi", che si propone di smascherare le menzogne dei militari, proiettando video delle loro violenze sui manifestanti, quartiere per quartiere (il secondo video ha i sottotitoli in inglese, ma le immagine parlano da sole): [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sK7dLozDvT8[/youtube] [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sVlnfWozZeU[/youtube] Il seguente, invece, è uno dei video con i quali si invita a scendere in piazza il 25 gennaio. E' il famoso annuncio delle dimissioni di Mubarak, letto da Omar Suleyman l'11 febbraio 2011, ma un po' modificato (sottotitoli in inglese): [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=TkIEV6OXYN0[/youtube] Infine, ecco qua il trailer di un bel documentario su arte e rivoluzione (di nuovo con sottotitoli in inglese), un aspetto tanto più importante se si considera quanto l'ascesa salafita minacci l'esplosione artistica scaturita dalla rivolta e la ricca cultura egiziana in generale: [vimeo]http://vimeo.com/28520129[/vimeo]