Un Egitto orwelliano
Radio Beckwith evangelica

Uno dei libri più citati dai giovani attivisti egiziani, di questi tempi, è “1984” di George Orwell, e non a caso. Governo e Consiglio Militare, spesso e volentieri, se ne escono con trovate che non possono non richiamare immediatamente alla memoria quelle indimenticabili pagine. Ieri, tanto per fare un esempio, i militari hanno annunciato la prossima formazione di una commissione “per fornire ai mass media la vera informazione”.

Il ragazzo nella foto tiene un cartello con su scritto: “Noi non siamo un fotomontaggio (lett. un photoshop)”, con riferimento alle accuse, rivolte agli attivisti dai sostenitori del Consiglio Militare, di aver “ritoccato” le immagini video che mostrano le violenze dei militari sui dimostranti.

Che significa? Che i generali, sentendosi sotto attacco, hanno deciso che, d’ora in poi, saranno loro stessi a dire ai mezzi di informazione quale sia la “vera verità” sui militari, o meglio la giusta rappresentazione che tv e giornali dovrebbero dare di loro. La nuova commissione è stata subito ribattezzata dai giovani egiziani come il “Ministero della Verità” di orwelliana memoria.

Se poi non foste ancora convinti che il Consiglio Militare sia costituito da fans di Orwell, ascoltate le parole dell’inossidabile generale Tantawi, che ha affermato oggi: “Non cederemo ai piani stranieri, non ci lasceremo trascinare nella direzione voluta dal Nemico”. Se mi ricordo bene, nel libro di Orwell l’esistenza di un fantomatico, quanto indefinito, Nemico (che di tanto in tanto buttava anche qualche bomba qua e là) serviva a mantenere stretta la morsa del regime. Nel caso dell’Egitto non si saprà mai di che Nemico parla Tantawi, perché – come ha dichiarato lui stesso – se la sua identità fosse rivelata, il paese sprofonderebbe nel caos. Dunque, fidatevi. Ora, io non ho dubbi che la politica egiziana sia profondamente imbrigliata in quella di potenze straniere vicine e lontane, dubito soltanto che sia il Consiglio Militare a difendere  l’indipendenza del paese da tali potenze, visto che è legato mani e piedi ai finanziamenti statunitensi.

Ma non è solo Orwell a essere di moda in Egitto, c’è anche Kafka, anche se forse scomodare Kafka, in questo caso, è un po’ insultante. Per farla breve, il governo ha comunicato ieri l’entità del calo di turisti nell’ultimo anno: circa il 30%, cifra molto migliore di quel che ci si aspettava. Gli operatori turistici, tuttavia, sono rimasti a bocca aperta di fronte a questa cifra così ottimistica, perché a loro risulta invece un calo del 90%. L’arcano è stato risolto presto: nel contare i turisti del 2011, il governo aveva incluso anche i profughi dalla Libia. Penso che i commenti siano superflui…

E sempre a proposito di Kafka, è ripreso oggi “il Processo”, cioè quello di Mubarak. E’ stato il turno della difesa, guidata dall’avvocato-star Farid al-Dib. La seduta, a dire il vero, è durata poco, aggiornata a domani, ma al-Dib ha fatto in tempo a esporre la sua accorata arringa in difesa dell’ex dittatore, che si può riassumere in poche parole: Mubarak è un eroe e una vittima, mentre il Pubblico Ministero, nella sua passata arringa, ha “urtato i suoi sentimenti”. Questo passaggio, come si può ben immaginare, ha causato un attacco d’ira in molti egiziani, specie nei parenti dei dimostranti uccisi.

Comunque sia, i Fratelli Musulmani proseguono con l’insediamento in Parlamento, anche se qualcuno vuole guastar loro la festa. La prima è Intissar Abdel Moneim, una ex Sorella Musulmana che ha scritto un libro sulla Fratellanza, già diventato un best seller. Il libro svela qualche altarino del movimento, specialmente la discriminazione interna subita dalle donne, che va dalla pratica frequente della poligamia all’esclusione da qualsiasi processo decisionale. I Fratelli Musulmani non si sono smossi più di tanto, né hanno querelato l’autrice, tuttavia hanno portato in tribunale un giornale che ha pubblicato una recensione positiva del libro.

Altri in grado di guastare la festa parlamentare dei Fratelli Musulmani sono i beduini del Sinai, zona di traffico illecito di armi, uomini (per lo più clandestini africani diretti in Israele) e merci. I beduini sono furiosi con il Consiglio Militare e con i Fratelli Musulmani, entrambi accusati di essersi messi d’accordo per impedire la vittoria alle elezioni dei loro candidati. Dicono di aver trovato enormi quantità di “voti beduini” bruciati (letteralmente). Per protesta, hanno bloccato diverse strade e preso in ostaggio alcuni turisti stranieri in visita al Monastero di S. Caterina (dal quale si parte per salire sul Jabal Moussa, il biblico monte Sinai). Per fortuna i turisti sono poi stati rilasciati, ma i beduini minacciano di prendere le armi e lanciare una guerra contro i militari traditori, che loro avevano aiutato nella guerra del 1973 contro Israele. E tutto ciò nei dontorni di Sharm el-Sheykh, tanto per dare un ulteriore aiutino al turismo egiziano.

Nel frattempo, si attende la fine della crisi della benzina. Domani, secondo il governo, le cose dovrebbero migliorare, perché sul mercato sono stati pompati tre milioni di litri di benzina e altri carburanti, freschi freschi.

Uno dei libri più citati dai giovani attivisti egiziani, di questi tempi, è "1984" di George Orwell, e non a caso. Governo e Consiglio Militare, spesso e volentieri, se ne escono con trovate che non possono non richiamare immediatamente alla memoria quelle indimenticabili pagine. Ieri, tanto per fare un esempio, i militari hanno annunciato la prossima formazione di una commissione "per fornire ai mass media la vera informazione". [caption id="attachment_1161" align="alignright" width="253"] Il ragazzo nella foto tiene un cartello con su scritto: "Noi non siamo un fotomontaggio (lett. un photoshop)", con riferimento alle accuse, rivolte agli attivisti dai sostenitori del Consiglio Militare, di aver "ritoccato" le immagini video che mostrano le violenze dei militari sui dimostranti.[/caption] Che significa? Che i generali, sentendosi sotto attacco, hanno deciso che, d'ora in poi, saranno loro stessi a dire ai mezzi di informazione quale sia la "vera verità" sui militari, o meglio la giusta rappresentazione che tv e giornali dovrebbero dare di loro. La nuova commissione è stata subito ribattezzata dai giovani egiziani come il "Ministero della Verità" di orwelliana memoria. Se poi non foste ancora convinti che il Consiglio Militare sia costituito da fans di Orwell, ascoltate le parole dell'inossidabile generale Tantawi, che ha affermato oggi: "Non cederemo ai piani stranieri, non ci lasceremo trascinare nella direzione voluta dal Nemico". Se mi ricordo bene, nel libro di Orwell l'esistenza di un fantomatico, quanto indefinito, Nemico (che di tanto in tanto buttava anche qualche bomba qua e là) serviva a mantenere stretta la morsa del regime. Nel caso dell'Egitto non si saprà mai di che Nemico parla Tantawi, perché - come ha dichiarato lui stesso - se la sua identità fosse rivelata, il paese sprofonderebbe nel caos. Dunque, fidatevi. Ora, io non ho dubbi che la politica egiziana sia profondamente imbrigliata in quella di potenze straniere vicine e lontane, dubito soltanto che sia il Consiglio Militare a difendere  l'indipendenza del paese da tali potenze, visto che è legato mani e piedi ai finanziamenti statunitensi. Ma non è solo Orwell a essere di moda in Egitto, c'è anche Kafka, anche se forse scomodare Kafka, in questo caso, è un po' insultante. Per farla breve, il governo ha comunicato ieri l'entità del calo di turisti nell'ultimo anno: circa il 30%, cifra molto migliore di quel che ci si aspettava. Gli operatori turistici, tuttavia, sono rimasti a bocca aperta di fronte a questa cifra così ottimistica, perché a loro risulta invece un calo del 90%. L'arcano è stato risolto presto: nel contare i turisti del 2011, il governo aveva incluso anche i profughi dalla Libia. Penso che i commenti siano superflui... E sempre a proposito di Kafka, è ripreso oggi "il Processo", cioè quello di Mubarak. E' stato il turno della difesa, guidata dall'avvocato-star Farid al-Dib. La seduta, a dire il vero, è durata poco, aggiornata a domani, ma al-Dib ha fatto in tempo a esporre la sua accorata arringa in difesa dell'ex dittatore, che si può riassumere in poche parole: Mubarak è un eroe e una vittima, mentre il Pubblico Ministero, nella sua passata arringa, ha "urtato i suoi sentimenti". Questo passaggio, come si può ben immaginare, ha causato un attacco d'ira in molti egiziani, specie nei parenti dei dimostranti uccisi. Comunque sia, i Fratelli Musulmani proseguono con l'insediamento in Parlamento, anche se qualcuno vuole guastar loro la festa. La prima è Intissar Abdel Moneim, una ex Sorella Musulmana che ha scritto un libro sulla Fratellanza, già diventato un best seller. Il libro svela qualche altarino del movimento, specialmente la discriminazione interna subita dalle donne, che va dalla pratica frequente della poligamia all'esclusione da qualsiasi processo decisionale. I Fratelli Musulmani non si sono smossi più di tanto, né hanno querelato l'autrice, tuttavia hanno portato in tribunale un giornale che ha pubblicato una recensione positiva del libro. Altri in grado di guastare la festa parlamentare dei Fratelli Musulmani sono i beduini del Sinai, zona di traffico illecito di armi, uomini (per lo più clandestini africani diretti in Israele) e merci. I beduini sono furiosi con il Consiglio Militare e con i Fratelli Musulmani, entrambi accusati di essersi messi d'accordo per impedire la vittoria alle elezioni dei loro candidati. Dicono di aver trovato enormi quantità di "voti beduini" bruciati (letteralmente). Per protesta, hanno bloccato diverse strade e preso in ostaggio alcuni turisti stranieri in visita al Monastero di S. Caterina (dal quale si parte per salire sul Jabal Moussa, il biblico monte Sinai). Per fortuna i turisti sono poi stati rilasciati, ma i beduini minacciano di prendere le armi e lanciare una guerra contro i militari traditori, che loro avevano aiutato nella guerra del 1973 contro Israele. E tutto ciò nei dontorni di Sharm el-Sheykh, tanto per dare un ulteriore aiutino al turismo egiziano. Nel frattempo, si attende la fine della crisi della benzina. Domani, secondo il governo, le cose dovrebbero migliorare, perché sul mercato sono stati pompati tre milioni di litri di benzina e altri carburanti, freschi freschi.