Paranoie e sommovimenti pre-rivoluzionari
Radio Beckwith evangelica

Non si placano le polemiche sulla crisi della benzina, anzi fioriscono le spiegazioni più fantasiose sull’attuale penuria di carburante. In molti pensano che ci sia una relazione con la visita della delegazione del FMI, giunta al Cairo per trattare un prestito all’Egitto. Nonostante l’FMI sostenga di non voler imporre nessuna condizione sul prestito, diversi cittadini egiziani credono invece che l’FMI abbia domandato al governo di togliere i sussidi per la benzina, da cui le voci di un aumento del prezzo dei carburanti circolate nei giorni passati.

Nella vignetta di oggi si vede un militare mentre afferra un giovane rivoluzionario che sta correndo verso il “25 gennaio”, al quale dice: “Guarda l’uccellino”. E l’uccellino si chiama “crisi della benzina”.

Il governo, ipotizzano alcuni, avrebbe quindi iniziato a razionare la benzina per testare la reazione della popolazione. Secondo un’altra interpretazione, il razionamento della benzina sarebbe un piano machiavellico del Consiglio Militare per strozzare il paese (o meglio lasciarlo a piedi e al freddo) in vista delle proteste del 25 gennaio. Chi non si spinge fino a questo punto, ritiene comunque che possa trattarsi di una trovata per distrarre l’attenzione pubblica da queste proteste imminenti. Oggi ho persino visto il video di una giovane automobilista che affermava che i militari stessero tenendo per sé tutta la benzina, per poter rifornire aerei e elicotteri con i quali sorvegliare dall’alto le manifestazioni del 25 gennaio.

Cospirazione o meno, vedremo se le frecce tricolori avranno abbastanza carburante per sorvolare i cieli del Cairo per tre giorni, come previsto dal programma ufficiale delle celebrazioni del 25 gennaio. Intanto, il Consiglio Militare rende noto il piano per sopprimere ogni tentativo di vandalismo e violenza durante le celebrazioni. Pare che le forze di sicurezza saranno autorizzate a usare dei liquidi colorati che lasciano la pelle macchiata per sei mesi. Pochi, a dir la verità, hanno creduto a questa cosa, ma con la chimica non si sa mai. L’autorizzazione a sparare munizioni vere (solo sui piedi, per carità) preoccupa invece molto di più.

Nel frattempo, continuano le iniziative per mettere in buona luce i rivoluzionari. Tra le prime si conta la campagna “Masrena” (il nostro Egitto), alla quale dà voce la pagina Facebook “Siamo tutti Khaled Said”. La campagna consiste nello spostarsi di quartiere in quartiere, in tutte le città, e formare dei cordoni umani ai lati di strade trafficate. Le persone che formano queste catene umane (le “catene della rivouzione”) reggono dei cartelli che, da un lato, esprimono le ragioni alla base della ripresa delle proteste il 25 gennaio prossimo e, dall’altro, invitano alla non-violenza. Qui c’è un video che mostra come funziona (solo in arabo purtroppo).

Questo tipo di iniziative, come la campagna “Bugiardi” della quale abbiamo già parlato, sono tutte mirate a raggiungere la popolazione al di fuori di piazza Tahrir, dopo che l’immagine dei rivoluzionari è stata pesantemente compromessa dalla campagna mediatica di mesi della tv di Stato e del Consiglio Militare.
Ma in piazza, il 25 gennaio, ci sarà anche Ahmed al-Tayyeb, il Grande Imam di al-Azhar, il quale rilascerà una dichiarazione, in nome della sua Università, per chiedere il rapido trasferimento di poteri ai civili, riaffermando contemporaneamente la necessità di uno Stato secolare. E per al-Azhar, oggi, potrebbe esserci stato il primo passo concreto sulla via della sua indipendenza, perché il governo ha approvato il disegno di legge che consentirà l’elezione del Grande Imam da parte degli studiosi anziani.

Invece, il disegno di legge del Consiglio Militare sulle elezioni presidenziali, che dovrebbe stabilire i requisiti per candidarsi alla massima carica dello Stato, è stato bocciato dalla Corte Costituzionale. Alcuni articoli, infatti, sono incompatibili con la stessa Dichiarazione Costituzionale, emanata nel mese di marzo 2011 dal Consiglio Militare. Tutto da rivedere, quindi.

Nel frattempo, fuori e dentro il Parlamento, si consuma la fine della coalizione liberale del Blocco Egiziano: il Partito degli Egiziani Liberi, che era il leader di tale raggruppamento e già aveva dichiarato poco tempo fa di voler boicottare le prossime elezioni della Shura, ha rotto l’alleanza, lasciando soli gli altri due partiti, il Tagammu e il Partito Social Democratico. Più che un “blocco” una coppia…

Al processo di Mubarak, intanto, l’avvocato Farid al-Dib ha proseguito la difesa dell’ex dittatore dall’accusa di aver ordinato di sparare sui manifestanti. Dapprincipio ha dato la colpa al Consiglio Militare, poi ha affermato che le manifestazioni sono state violente, a causa dell’infiltrazione di agenti di Hamas, Hezbollah e dell’Iran. Insomma, i responsabili dell’uccisione dei manifestanti sarebbero tutti tranne Mubarak. E pensare che al-Dib, nel 2005, aveva difeso in tribunale il “rivale” di Mubarak, Ayman Nour, denunciando la corruzione del regime tirato su dal suo attuale “cliente”, ora definito invece “uomo dalle mani pure”.

Non si placano le polemiche sulla crisi della benzina, anzi fioriscono le spiegazioni più fantasiose sull'attuale penuria di carburante. In molti pensano che ci sia una relazione con la visita della delegazione del FMI, giunta al Cairo per trattare un prestito all'Egitto. Nonostante l'FMI sostenga di non voler imporre nessuna condizione sul prestito, diversi cittadini egiziani credono invece che l'FMI abbia domandato al governo di togliere i sussidi per la benzina, da cui le voci di un aumento del prezzo dei carburanti circolate nei giorni passati. [caption id="attachment_1165" align="alignright" width="300"] Nella vignetta di oggi si vede un militare mentre afferra un giovane rivoluzionario che sta correndo verso il "25 gennaio", al quale dice: "Guarda l'uccellino". E l'uccellino si chiama "crisi della benzina".[/caption] Il governo, ipotizzano alcuni, avrebbe quindi iniziato a razionare la benzina per testare la reazione della popolazione. Secondo un'altra interpretazione, il razionamento della benzina sarebbe un piano machiavellico del Consiglio Militare per strozzare il paese (o meglio lasciarlo a piedi e al freddo) in vista delle proteste del 25 gennaio. Chi non si spinge fino a questo punto, ritiene comunque che possa trattarsi di una trovata per distrarre l'attenzione pubblica da queste proteste imminenti. Oggi ho persino visto il video di una giovane automobilista che affermava che i militari stessero tenendo per sé tutta la benzina, per poter rifornire aerei e elicotteri con i quali sorvegliare dall'alto le manifestazioni del 25 gennaio. Cospirazione o meno, vedremo se le frecce tricolori avranno abbastanza carburante per sorvolare i cieli del Cairo per tre giorni, come previsto dal programma ufficiale delle celebrazioni del 25 gennaio. Intanto, il Consiglio Militare rende noto il piano per sopprimere ogni tentativo di vandalismo e violenza durante le celebrazioni. Pare che le forze di sicurezza saranno autorizzate a usare dei liquidi colorati che lasciano la pelle macchiata per sei mesi. Pochi, a dir la verità, hanno creduto a questa cosa, ma con la chimica non si sa mai. L'autorizzazione a sparare munizioni vere (solo sui piedi, per carità) preoccupa invece molto di più. Nel frattempo, continuano le iniziative per mettere in buona luce i rivoluzionari. Tra le prime si conta la campagna "Masrena" (il nostro Egitto), alla quale dà voce la pagina Facebook "Siamo tutti Khaled Said". La campagna consiste nello spostarsi di quartiere in quartiere, in tutte le città, e formare dei cordoni umani ai lati di strade trafficate. Le persone che formano queste catene umane (le "catene della rivouzione") reggono dei cartelli che, da un lato, esprimono le ragioni alla base della ripresa delle proteste il 25 gennaio prossimo e, dall'altro, invitano alla non-violenza. Qui c'è un video che mostra come funziona (solo in arabo purtroppo). [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ibfCHlmq6eg[/youtube] Questo tipo di iniziative, come la campagna "Bugiardi" della quale abbiamo già parlato, sono tutte mirate a raggiungere la popolazione al di fuori di piazza Tahrir, dopo che l'immagine dei rivoluzionari è stata pesantemente compromessa dalla campagna mediatica di mesi della tv di Stato e del Consiglio Militare. Ma in piazza, il 25 gennaio, ci sarà anche Ahmed al-Tayyeb, il Grande Imam di al-Azhar, il quale rilascerà una dichiarazione, in nome della sua Università, per chiedere il rapido trasferimento di poteri ai civili, riaffermando contemporaneamente la necessità di uno Stato secolare. E per al-Azhar, oggi, potrebbe esserci stato il primo passo concreto sulla via della sua indipendenza, perché il governo ha approvato il disegno di legge che consentirà l'elezione del Grande Imam da parte degli studiosi anziani. Invece, il disegno di legge del Consiglio Militare sulle elezioni presidenziali, che dovrebbe stabilire i requisiti per candidarsi alla massima carica dello Stato, è stato bocciato dalla Corte Costituzionale. Alcuni articoli, infatti, sono incompatibili con la stessa Dichiarazione Costituzionale, emanata nel mese di marzo 2011 dal Consiglio Militare. Tutto da rivedere, quindi. Nel frattempo, fuori e dentro il Parlamento, si consuma la fine della coalizione liberale del Blocco Egiziano: il Partito degli Egiziani Liberi, che era il leader di tale raggruppamento e già aveva dichiarato poco tempo fa di voler boicottare le prossime elezioni della Shura, ha rotto l'alleanza, lasciando soli gli altri due partiti, il Tagammu e il Partito Social Democratico. Più che un "blocco" una coppia...

Al processo di Mubarak, intanto, l'avvocato Farid al-Dib ha proseguito la difesa dell'ex dittatore dall'accusa di aver ordinato di sparare sui manifestanti. Dapprincipio ha dato la colpa al Consiglio Militare, poi ha affermato che le manifestazioni sono state violente, a causa dell'infiltrazione di agenti di Hamas, Hezbollah e dell'Iran. Insomma, i responsabili dell'uccisione dei manifestanti sarebbero tutti tranne Mubarak. E pensare che al-Dib, nel 2005, aveva difeso in tribunale il "rivale" di Mubarak, Ayman Nour, denunciando la corruzione del regime tirato su dal suo attuale "cliente", ora definito invece "uomo dalle mani pure".