Festa o lutto?
Radio Beckwith evangelica

Il dilemma “festa o lutto” si riferisce al dibattito sull’anniversario della rivoluzione, il prossimo 25 gennaio. Due infatti sono i partiti che si sono delineati: quello di coloro che scenderanno in piazza Tahrir per festeggiare, secondo il programma ufficiale, e quello di coloro che si recheranno nello stesso luogo per protestare contro il Consiglio Militare, ricordando i martiri della rivoluzione che ancora aspettano giustizia. Quale sarà il partito più numeroso non si sa, ma nel frattempo è iniziato il braccio di ferro per la conquista di piazza Tahrir, letteralmente contesa tra i due campi. Gli islamisti, dai salafiti ai Fratelli Musulmani alla Gama’a Islamiya, sono per lo più in favore della festa. Fa eccezione qualche illustre personalità, come Mohammed Baltaghy ad esempio, membro dell’ufficio esecutivo del partito Libertà e Giustizia, il quale ha dichiarato che prenderà parte alle proteste. Il Wasat, partito di islamisti progressisti, scenderà anch’esso in piazza a protestare. I giovani Fratelli Musulmani, dal canto loro, in generale favorevoli alla continuazione della rivoluzione, hanno persino dato vita a un sito web concorrente con quello ufficiale del Movimento, Ikhwan Online. Significativamente, il sito dei giovani si chiamerà Ikhwan Offline e adotterà un approccio critico alla linea ufficiale del movimento.

Gli islamisti hanno anche annunciato la loro intenzione, durante le celebrazioni del 25 gennaio, di occuparsi della protezione degli ingressi che conducono a piazza Tahrir, per assicurarsi che nessun infiltrato giunga a guastare la festa. I giovani attivisti egiziani non hanno accolto con piacere questa notizia, considerando l’iniziativa islamista come un atto di appropriazione della “loro” piazza. Per contro, pare che i giovani attivisti, abilissimi – come si sa – con la tecnologia, si siano premuniti contro eventuali violenze da parte delle forze di sicurezza e baltagheya, disseminando dappertutto telecamere nascoste per sorvegliare la zona delle manifestazioni. Se violenze ci saranno, almeno dopo avranno le prove video, dato che le webcam pubbliche tendono a essere sempre sistematicamente distrutte, assieme alle prove che si potrebbero utilizzare in un processo.

In attesa del 25 gennaio, dunque, ognuno fa i suoi preparativi. L’ambasciatore israeliano, da poco giunto al Cairo dopo che il precedente è andato in pensione, ha preso a sua volta le sue precauzioni: memore dell’assalto all’ambasciata nel mese di agosto 2011, ha deciso di lasciare l’Egitto e non tornerà prima del 29 gennaio, sempre che le proteste non degenerino in una nuova rivoluzione, come vorrebbero i giovani di Tahrir. Anche il Fondo Monetario Internazionale pare voglia attendere l’esito delle nuove proteste, prima di prendere una decisione definitiva sul prestito. La delegazione ha lasciato l’Egitto, ma i colloqui riprenderanno a febbraio (dopo il 25 gennaio, appunto). L’FMI, per concedere il prestito, sembra richiedere il consenso tra le varie forze politiche egiziane, che garantisca il mantenimento degli impegni presi sul lungo periodo, anche con un eventuale alternarsi di governi.

Cambiando argomento, oggi Tantawi ha ricevuto una bella pugnalata da parte di Jimmy Carter (forse in cambio del trattamento dei militari riservato alle ONG, che ha fatto tanto infuriare l’amministrazione americana?). L’ex presidente degli USA ha infatti inserito in un rapporto ufficiale, al termine della sua missione in Egitto, i dettagli di un incontro con il feldmaresciallo, nel quale quest’ultimo avrebbe tentato di convincerlo della falsità del video che immortala i militari mentre picchiano selvaggiamente una ragazza seminuda. Tantawi ha affermato che i soldati, in realtà, la stavano difendendo e che uno di loro aveva persino provato a ricoprirla. Vero, un soldato nel video si china a ricoprire la ragazza, tuttavia Tantawi ha dimenticato le botte senza pietà di tutti gli altri, a causa delle quali la ragazza ha perso i vestiti, e in special modo lo scarpone di uno di loro che è atterrato con violenza sul suo seno. Per Tantawi però – che si rifà alla versione preferita dei salafiti – è stata tutta colpa della ragazza che, sotto il velo, “vestiva sexy”. Ma Tantawi non si è limitato a questo, sempre secondo Carter: avrebbe anche negato l’esistenza di 12.000 persone sottoposte ai tribunali militari. Solo 3.000, secondo il feldmaresciallo, e tutti criminali, certo non prigionieri di opinione. Come Maikel Nabil, ad esempio? La domanda che ora, probabilmente, sta frullando nella testa di Carter (e di tanti altri) è se il feldmaresciallo creda davvero a ciò che dice o menta sapendo di mentire.

Parlando di elezioni, invece, i giudici hanno reso noti i dati sui ricorsi al tribunale per frodi e irregolarità: sono stati 2016, il 50% in meno che per le elezioni del 2010 (quelle più palesemente e pesantemente truccate degli ultimi anni). Di questi, ne sono stati accolti solo 458, fatto che pare escludere la frode sistematica, sempre che ci si possa fidare dei giudici.

Restando nell’ambito giustizia, anche oggi è proseguito il processo di Mubarak (ora in pausa fino a sabato) e anche oggi l’avvocato-star Farid al-Dib ne ha tirata fuori una delle sue. Per farla breve, Mubarak sarebbe ancora il comandante in carica dell’aeronautica, perché una legge risalente al 1979, quando governava Sadat, accorderebbe a tutti gli eroi di guerra (quella contro Israele del 1973) la possibilità di mantenere il titolo a vita. Ma allora, se Mubarak era ancora il comandante dell’aeronautica quando ha commesso i crimini che gli sono stati imputati, dovrebbe essere giudicato da un tribunale militare e l’attuale processo non è valido. Et voilà!

Il dilemma "festa o lutto" si riferisce al dibattito sull'anniversario della rivoluzione, il prossimo 25 gennaio. Due infatti sono i partiti che si sono delineati: quello di coloro che scenderanno in piazza Tahrir per festeggiare, secondo il programma ufficiale, e quello di coloro che si recheranno nello stesso luogo per protestare contro il Consiglio Militare, ricordando i martiri della rivoluzione che ancora aspettano giustizia. Quale sarà il partito più numeroso non si sa, ma nel frattempo è iniziato il braccio di ferro per la conquista di piazza Tahrir, letteralmente contesa tra i due campi. Gli islamisti, dai salafiti ai Fratelli Musulmani alla Gama'a Islamiya, sono per lo più in favore della festa. Fa eccezione qualche illustre personalità, come Mohammed Baltaghy ad esempio, membro dell'ufficio esecutivo del partito Libertà e Giustizia, il quale ha dichiarato che prenderà parte alle proteste. Il Wasat, partito di islamisti progressisti, scenderà anch'esso in piazza a protestare. I giovani Fratelli Musulmani, dal canto loro, in generale favorevoli alla continuazione della rivoluzione, hanno persino dato vita a un sito web concorrente con quello ufficiale del Movimento, Ikhwan Online. Significativamente, il sito dei giovani si chiamerà Ikhwan Offline e adotterà un approccio critico alla linea ufficiale del movimento. Gli islamisti hanno anche annunciato la loro intenzione, durante le celebrazioni del 25 gennaio, di occuparsi della protezione degli ingressi che conducono a piazza Tahrir, per assicurarsi che nessun infiltrato giunga a guastare la festa. I giovani attivisti egiziani non hanno accolto con piacere questa notizia, considerando l'iniziativa islamista come un atto di appropriazione della "loro" piazza. Per contro, pare che i giovani attivisti, abilissimi - come si sa - con la tecnologia, si siano premuniti contro eventuali violenze da parte delle forze di sicurezza e baltagheya, disseminando dappertutto telecamere nascoste per sorvegliare la zona delle manifestazioni. Se violenze ci saranno, almeno dopo avranno le prove video, dato che le webcam pubbliche tendono a essere sempre sistematicamente distrutte, assieme alle prove che si potrebbero utilizzare in un processo. In attesa del 25 gennaio, dunque, ognuno fa i suoi preparativi. L'ambasciatore israeliano, da poco giunto al Cairo dopo che il precedente è andato in pensione, ha preso a sua volta le sue precauzioni: memore dell'assalto all'ambasciata nel mese di agosto 2011, ha deciso di lasciare l'Egitto e non tornerà prima del 29 gennaio, sempre che le proteste non degenerino in una nuova rivoluzione, come vorrebbero i giovani di Tahrir. Anche il Fondo Monetario Internazionale pare voglia attendere l'esito delle nuove proteste, prima di prendere una decisione definitiva sul prestito. La delegazione ha lasciato l'Egitto, ma i colloqui riprenderanno a febbraio (dopo il 25 gennaio, appunto). L'FMI, per concedere il prestito, sembra richiedere il consenso tra le varie forze politiche egiziane, che garantisca il mantenimento degli impegni presi sul lungo periodo, anche con un eventuale alternarsi di governi. Cambiando argomento, oggi Tantawi ha ricevuto una bella pugnalata da parte di Jimmy Carter (forse in cambio del trattamento dei militari riservato alle ONG, che ha fatto tanto infuriare l'amministrazione americana?). L'ex presidente degli USA ha infatti inserito in un rapporto ufficiale, al termine della sua missione in Egitto, i dettagli di un incontro con il feldmaresciallo, nel quale quest'ultimo avrebbe tentato di convincerlo della falsità del video che immortala i militari mentre picchiano selvaggiamente una ragazza seminuda. Tantawi ha affermato che i soldati, in realtà, la stavano difendendo e che uno di loro aveva persino provato a ricoprirla. Vero, un soldato nel video si china a ricoprire la ragazza, tuttavia Tantawi ha dimenticato le botte senza pietà di tutti gli altri, a causa delle quali la ragazza ha perso i vestiti, e in special modo lo scarpone di uno di loro che è atterrato con violenza sul suo seno. Per Tantawi però - che si rifà alla versione preferita dei salafiti - è stata tutta colpa della ragazza che, sotto il velo, "vestiva sexy". Ma Tantawi non si è limitato a questo, sempre secondo Carter: avrebbe anche negato l'esistenza di 12.000 persone sottoposte ai tribunali militari. Solo 3.000, secondo il feldmaresciallo, e tutti criminali, certo non prigionieri di opinione. Come Maikel Nabil, ad esempio? La domanda che ora, probabilmente, sta frullando nella testa di Carter (e di tanti altri) è se il feldmaresciallo creda davvero a ciò che dice o menta sapendo di mentire. Parlando di elezioni, invece, i giudici hanno reso noti i dati sui ricorsi al tribunale per frodi e irregolarità: sono stati 2016, il 50% in meno che per le elezioni del 2010 (quelle più palesemente e pesantemente truccate degli ultimi anni). Di questi, ne sono stati accolti solo 458, fatto che pare escludere la frode sistematica, sempre che ci si possa fidare dei giudici. Restando nell'ambito giustizia, anche oggi è proseguito il processo di Mubarak (ora in pausa fino a sabato) e anche oggi l'avvocato-star Farid al-Dib ne ha tirata fuori una delle sue. Per farla breve, Mubarak sarebbe ancora il comandante in carica dell'aeronautica, perché una legge risalente al 1979, quando governava Sadat, accorderebbe a tutti gli eroi di guerra (quella contro Israele del 1973) la possibilità di mantenere il titolo a vita. Ma allora, se Mubarak era ancora il comandante dell'aeronautica quando ha commesso i crimini che gli sono stati imputati, dovrebbe essere giudicato da un tribunale militare e l'attuale processo non è valido. Et voilà!