Il sogno dei martiri
Radio Beckwith evangelica

Ieri pomeriggio si sono tenute le manifestazioni di quello che è stato battezzato il “venerdì del sogno dei martiri”, una piccola prova generale delle proteste previste per il 25 gennaio prossimo. La partecipazione, secondo i giornali, è stata limitata a circa diecimila persone, ma del resto non ci si aspettava molto di più, vista la fretta con cui è stato preparato l’evento e considerando l’approssimarsi dell’anniversario della rivoluzione, in occasione del quale si prevede un’affluenza molto maggiore. 

Il cartello dice: “La politica non è cosa dell’esercito”

La manifestazione di ieri, i cui epicentri sono stati il Cairo e Alessandria, è stata dedicata al ricordo dei martiri. Molti manifestanti si sono vestiti a lutto, reggendo le foto dei tanti martiri della rivoluzione. In effetti, la maggioranza dei partecipanti sono stati proprio i familiari delle vittime della repressione da parte delle forze di sicurezza, ancora in attesa di giustizia (i salafiti stanno insistendo perché accettino il “prezzo del sangue”, un indennizzo in denaro senza processare gli assassini).

Alla manifestazione hanno aderito inoltre 75 gruppi politici, i quali hanno ribadito la propria richiesta di un passaggio immediato di poteri ai civili. Al Cairo e ad Alessandria, hanno avuto luogo due nuove marce delle donne. Tra i presenti alle proteste c’erano anche i rappresentanti degli Ufficiali dell’8 aprile, quelli che in tale data dello scorso anno, disubbidendo agli ordini dei superiori, si erani uniti al sit-in dei manifestanti in piazza Tahrir, provocando l’intervento violento dell’esercito. Alcuni di loro sono in prigione (e rischiano parecchio), mentre altri sono in attesa di giudizio.

Le manifestazioni nelle varie città sono iniziate, come al solito, con la preghiera di mezzogiorno, che ha visto protagonisti alcuni imam rivoluzionari. L’ormai famoso Mazhar Shahin, ad esempio, l’imam della moschea Omar Makram in piazza Tahrir, ha pubblicamente condannato i mass media egiziani per aver rovinato l’immagine della rivoluzione. Qualcuno già si chiede se il 25 gennaio non sarebbe il caso di assediare il Maspero. I militari, a dire il vero, sembrano temere questa eventualità, dato che pare sia spuntato un altro muro di calcestruzzo proprio davanti al palazzo della tv. Ma anche l’imam della manifestazione di Port Said non è stato da meno di Shahin, quando ha tuonato che Dio è ben al di sopra del Consiglio Militare. Trovo curioso che, dopo decenni di sudditanza al potere, l’Università di al-Azhar e tanti imam “tradizionali” si schierino a sostegno della rivoluzione, mentre i Fratelli Musulmani, a lungo oppositori del regime, ora abbraccino quasi del tutto la politica dei militari, che del regime erano la struttura portante. Le cose cambiano…

A proposito di cose che cambiano, ieri ho intravvisto velocemente la notizia (da confermare, perché si trattava solo di un tweet) che l’Istituto Evangelico del Cairo avrebbe approvato la consacrazione delle donne-pastore. Sarebbe un bel segnale per il paese.

Tornando alla manifestazione di ieri, i dimostranti hanno infine deciso di formare un Consiglio Consultivo rivoluzionario, alternativo a quello che al momento sta affiancando il governo e il Consiglio Militare, costituito da 50 giovani e capeggiato da Ahmed Harara, il ragazzo che ha perso tutti e due gli occhi negli scontri con la polizia, durante le proteste di gennaio e novembre. Ovviamente, tale Consiglio, per ora, è puramente simbolico.

Nel frattempo, l’Egitto è in attesa dell’annuncio dei risultati definitivi delle elezioni per la Camera Bassa, che dovrebbe avere luogo oggi stesso. Intanto, già si sa che i Fratelli Musulmani hanno conquistato altri tre seggi in Parlamento.

Ieri pomeriggio si sono tenute le manifestazioni di quello che è stato battezzato il "venerdì del sogno dei martiri", una piccola prova generale delle proteste previste per il 25 gennaio prossimo. La partecipazione, secondo i giornali, è stata limitata a circa diecimila persone, ma del resto non ci si aspettava molto di più, vista la fretta con cui è stato preparato l'evento e considerando l'approssimarsi dell'anniversario della rivoluzione, in occasione del quale si prevede un'affluenza molto maggiore.  [caption id="attachment_1173" align="alignright" width="213"] Il cartello dice: "La politica non è cosa dell'esercito"[/caption] La manifestazione di ieri, i cui epicentri sono stati il Cairo e Alessandria, è stata dedicata al ricordo dei martiri. Molti manifestanti si sono vestiti a lutto, reggendo le foto dei tanti martiri della rivoluzione. In effetti, la maggioranza dei partecipanti sono stati proprio i familiari delle vittime della repressione da parte delle forze di sicurezza, ancora in attesa di giustizia (i salafiti stanno insistendo perché accettino il "prezzo del sangue", un indennizzo in denaro senza processare gli assassini). Alla manifestazione hanno aderito inoltre 75 gruppi politici, i quali hanno ribadito la propria richiesta di un passaggio immediato di poteri ai civili. Al Cairo e ad Alessandria, hanno avuto luogo due nuove marce delle donne. Tra i presenti alle proteste c'erano anche i rappresentanti degli Ufficiali dell'8 aprile, quelli che in tale data dello scorso anno, disubbidendo agli ordini dei superiori, si erani uniti al sit-in dei manifestanti in piazza Tahrir, provocando l'intervento violento dell'esercito. Alcuni di loro sono in prigione (e rischiano parecchio), mentre altri sono in attesa di giudizio. Le manifestazioni nelle varie città sono iniziate, come al solito, con la preghiera di mezzogiorno, che ha visto protagonisti alcuni imam rivoluzionari. L'ormai famoso Mazhar Shahin, ad esempio, l'imam della moschea Omar Makram in piazza Tahrir, ha pubblicamente condannato i mass media egiziani per aver rovinato l'immagine della rivoluzione. Qualcuno già si chiede se il 25 gennaio non sarebbe il caso di assediare il Maspero. I militari, a dire il vero, sembrano temere questa eventualità, dato che pare sia spuntato un altro muro di calcestruzzo proprio davanti al palazzo della tv. Ma anche l'imam della manifestazione di Port Said non è stato da meno di Shahin, quando ha tuonato che Dio è ben al di sopra del Consiglio Militare. Trovo curioso che, dopo decenni di sudditanza al potere, l'Università di al-Azhar e tanti imam "tradizionali" si schierino a sostegno della rivoluzione, mentre i Fratelli Musulmani, a lungo oppositori del regime, ora abbraccino quasi del tutto la politica dei militari, che del regime erano la struttura portante. Le cose cambiano...

A proposito di cose che cambiano, ieri ho intravvisto velocemente la notizia (da confermare, perché si trattava solo di un tweet) che l'Istituto Evangelico del Cairo avrebbe approvato la consacrazione delle donne-pastore. Sarebbe un bel segnale per il paese. Tornando alla manifestazione di ieri, i dimostranti hanno infine deciso di formare un Consiglio Consultivo rivoluzionario, alternativo a quello che al momento sta affiancando il governo e il Consiglio Militare, costituito da 50 giovani e capeggiato da Ahmed Harara, il ragazzo che ha perso tutti e due gli occhi negli scontri con la polizia, durante le proteste di gennaio e novembre. Ovviamente, tale Consiglio, per ora, è puramente simbolico. Nel frattempo, l'Egitto è in attesa dell'annuncio dei risultati definitivi delle elezioni per la Camera Bassa, che dovrebbe avere luogo oggi stesso. Intanto, già si sa che i Fratelli Musulmani hanno conquistato altri tre seggi in Parlamento.