Una newsletter in più questa sera, ma è per una buona notizia, attesa da tanto tempo. Il blogger Maikel Nabil, assieme ad altri 1959 detenuti nelle carceri militari, è stato amnistiato dal feldmaresciallo Tantawi e dovrebbe finalmente essere liberato entro poche ore. 
Il giovane blogger è stato il primo prigioniero di coscienza del dopo-Mubarak, arrestato nel marzo 2011 e poi condannato a tre anni di carcere (in seguito ridotti a soli due anni). Il suo reato era stato pubblicare un post nel quale criticava i militari, affermando a chiare lettere che l’esercito non era mai stato dalla parte della rivoluzione. Mesi dopo erano in tanti a gridare nelle piazze la stessa cosa, ma lui non era stato liberato, al contrario di altri blogger e attivisti arrestati dopo di lui. Maikel Nabil si distingue per le sue idee anticonformiste rispetto al resto della società egiziana. Allo scoppio della rivoluzione, ad esempio, aveva pubblicato un video indirizzato ai giovani israeliani, nel quale spiegava loro perché non dovevano temere la rivolta egiziana. Maikel Nabil, infatti, si è sempre dichiarato pienamente favorevole alla pace con Israele e alla convivenza tra arabi e israeliani. Ma questa non era l’unica opinione impopolare del ragazzo, c’era anche l’invito all’obiezione di coscienza da lui lanciato per boicottare il servizio militare obbligatorio, cosa considerata da molti come un tradimento della propria patria.

Tutto questo ha forse causato il suo iniziale isolamento tra gli attivisti, che hanno colpevolmente trascurato, per lungo tempo, di combattere per la sua liberazione, mentre si adoperavano notte e giorno per la scarcerazione di altri più popolari di lui. Maikel, tuttavia, non si è mai lasciato abbattere da questo isolamento, né ha mai ceduto ai militari, rifiutandosi sia di chiedere perdono per il suo post, sia di riconoscere l’autorità dei tribunali militari che lo processavano. Dal 23 agosto aveva iniziato un pericoloso sciopero della fame – che non ha mai smesso fino a oggi – alimentandosi solo con succhi di frutta.

Con il tempo, alcuni attivisti testardi, che comprendono bene come la lotta per i diritti umani non dipenda dall’essere d’accordo o meno con le persone delle quali si difendono i diritti, sono riusciti a dare risonanza al caso di Maikel Nabil, anche internazionalmente. E ora finalmente, è giunto il “perdono” di Tantawi. Certo, il perdono non è una dichiarazione d’innocenza. Inoltre vi sono ancora migliaia di persone recluse nelle carceri militari, la battaglia è tutt’altro che conclusa. Ma questa è comunque una piccola vittoria che incoraggia e salva, probabilmente, la vita di Maikel Nabil, ormai ridotto a pelle e ossa, seppur non piegato nella volontà. Non mi stupirei se, condizioni di salute permettendo, il prossimo mercoledì tornasse in piazza Tahrir a manifestare contro il Consiglio Militare.

I giovani attivisti, intanto, a parte festeggiare per la notizia della liberazione del blogger, sono sicuri che la mossa di Tantawi sia legata al timore per le proteste del prossimo 25 gennaio: un tentativo di calmare gli animi dei dimostranti e ingraziarsi l’opinione pubblica. Tuttavia, fanno anche sapere che ciò non li dissuaderà affatto dal scendere in piazza.

Una newsletter in più questa sera, ma è per una buona notizia, attesa da tanto tempo. Il blogger Maikel Nabil, assieme ad altri 1959 detenuti nelle carceri militari, è stato amnistiato dal feldmaresciallo Tantawi e dovrebbe finalmente essere liberato entro poche ore.  Il giovane blogger è stato il primo prigioniero di coscienza del dopo-Mubarak, arrestato nel marzo 2011 e poi condannato a tre anni di carcere (in seguito ridotti a soli due anni). Il suo reato era stato pubblicare un post nel quale criticava i militari, affermando a chiare lettere che l'esercito non era mai stato dalla parte della rivoluzione. Mesi dopo erano in tanti a gridare nelle piazze la stessa cosa, ma lui non era stato liberato, al contrario di altri blogger e attivisti arrestati dopo di lui. Maikel Nabil si distingue per le sue idee anticonformiste rispetto al resto della società egiziana. Allo scoppio della rivoluzione, ad esempio, aveva pubblicato un video indirizzato ai giovani israeliani, nel quale spiegava loro perché non dovevano temere la rivolta egiziana. Maikel Nabil, infatti, si è sempre dichiarato pienamente favorevole alla pace con Israele e alla convivenza tra arabi e israeliani. Ma questa non era l'unica opinione impopolare del ragazzo, c'era anche l'invito all'obiezione di coscienza da lui lanciato per boicottare il servizio militare obbligatorio, cosa considerata da molti come un tradimento della propria patria. Tutto questo ha forse causato il suo iniziale isolamento tra gli attivisti, che hanno colpevolmente trascurato, per lungo tempo, di combattere per la sua liberazione, mentre si adoperavano notte e giorno per la scarcerazione di altri più popolari di lui. Maikel, tuttavia, non si è mai lasciato abbattere da questo isolamento, né ha mai ceduto ai militari, rifiutandosi sia di chiedere perdono per il suo post, sia di riconoscere l'autorità dei tribunali militari che lo processavano. Dal 23 agosto aveva iniziato un pericoloso sciopero della fame - che non ha mai smesso fino a oggi - alimentandosi solo con succhi di frutta. Con il tempo, alcuni attivisti testardi, che comprendono bene come la lotta per i diritti umani non dipenda dall'essere d'accordo o meno con le persone delle quali si difendono i diritti, sono riusciti a dare risonanza al caso di Maikel Nabil, anche internazionalmente. E ora finalmente, è giunto il "perdono" di Tantawi. Certo, il perdono non è una dichiarazione d'innocenza. Inoltre vi sono ancora migliaia di persone recluse nelle carceri militari, la battaglia è tutt'altro che conclusa. Ma questa è comunque una piccola vittoria che incoraggia e salva, probabilmente, la vita di Maikel Nabil, ormai ridotto a pelle e ossa, seppur non piegato nella volontà. Non mi stupirei se, condizioni di salute permettendo, il prossimo mercoledì tornasse in piazza Tahrir a manifestare contro il Consiglio Militare. I giovani attivisti, intanto, a parte festeggiare per la notizia della liberazione del blogger, sono sicuri che la mossa di Tantawi sia legata al timore per le proteste del prossimo 25 gennaio: un tentativo di calmare gli animi dei dimostranti e ingraziarsi l'opinione pubblica. Tuttavia, fanno anche sapere che ciò non li dissuaderà affatto dal scendere in piazza.