Le medaglie dei generali
Radio Beckwith evangelica

Domani la neo-eletta Camera Bassa si riunirà per la prima volta. Proprio oggi il feldmaresciallo Tantawi ha assegnato gli ultimi dieci seggi per nomina diretta, come spetta a chi detiene le funzioni del Presidente della Repubblica. Dei parlamentari nominati, cinque sono copti e due donne. Nel frattempo, sono anche giunti i risultati definitivi delle elezioni (questa volta definitivi davvero), con relativa assegnazione dei seggi.

Libertà e Giustizia ha ora in totale 235 seggi (47,2%), al-Nour 123 (24,7%), il Wafd 38 (7,6%), il Blocco Egiziano 34 (6,8 %), il Wasat dieci seggi (2%), Riforma e Sviluppo nove seggi (1,8%), la Rivoluzione Continua sette seggi (1,4%), il Partito Egiziano Nazionale cinque seggi (1%), al-Hurreya quattro seggi (0,8%), il Partito del Cittadino Egiziano quattro seggi (0,8%), al-Ittihad due seggi (0,4%), mentre l’Unione Araba Egiziana, il Fronte Democratico, il Partito Conservatore e al-Adl conquistano tutti un seggio solo (0,2%). Leggendo i risultati in maniera diversa, gli islamisti (Wasat incluso) conquistano il 73,9% dei seggi, i secolari il 15,8% e il resto va ai partiti dei feloul, nati dal sciolto ex partito di governo.

Ma intanto cresce la tensione, in vista del 25 gennaio. Maikel Nabil e gli altri prigionieri amnistiati sono ancora in carcere, e sembra che verranno liberati solo il 26 gennaio (per timore che is uniscano alle proteste?). Nel frattempo, è stato aggredito e ucciso da sconosciuti un altro attivista, mentre manifestava con i giudici per l’indipendenza della magistratura. Non sono solo più semplici intimidazioni, dunque, quelle alle quali sono sottoposti gli attivisti di ogni genere, ma delle concrete minacce alla loro vita. In carcere, invece, 22 ufficiali arrestati per essersi uniti ai manifestanti hanno iniziato uno sciopero della fame, che durerà finché il Consiglio Militare non darà le dimissioni. E le iniziative per convincere i nuovi deputati a fare pressione sui generali, affiinché cedano presto il potere al Parlamento eletto dal popolo, si stanno moltiplicando. Tuttavia, il Parlamento è costituito al 70% da islamisti, che non sono favorevoli a cambi di programma sulla via della transizione democratica (“anche perché poi dovrebbero governare davvero” – dice il solito maligno).

Il Consiglio Militare, comunque, non presta attenzione a queste richieste di dimissioni, annunciando invece che premierà tutti i martiri e i feriti della rivoluzione con una medaglia, accordando a questi ultimi anche un lavoro governativo. Una medaglia andrà anche ai soldati di leva che hanno fatto servizio nei mesi dopo la rivoluzione. Poi, nello stesso comunicato, i militari invitano tutti gli egiziani a restare uniti il prossimo 25 gennaio.

E chissà se le notizie che giungono dal processo di Mubarak contribuiranno ad accrescere la tensione, nei pochi giorni che mancano prima del 25 gennaio. L’avvocato Farid al-Dib, dopo aver sostenuto che Mubarak è ancora a capo dell’aeronautica, oggi si è spinto ancora più in là, affermando che l’ex rais è ancora il Presidente della Repubblica, perché non ha mai notificato per iscritto le sue dimissioni, le quali dunque sono state incostituzionali. Per Farid al-Dib non conta che, di mezzo, ci sia stata una rivolta popolare che ha fatto decadere la Costituzione del 1971, sostituita da una Dichiarazione Costituzionale, ecc. ecc. Come se nulla fosse successo…

Oggi, tuttavia, ha anche preso il via la Fiera del Libro del Cairo, evento che l’anno scorso era stato soppresso per la rivoluzione. Resterà aperta fino al 7 febbraio, se tutto va bene, ma chiuderà i battenti per due giorni, il 25 e 26 gennaio, per onorare l’anniversario della rivoluzione che ora è festa nazionale. Non c’è dubbio che, quest’anno, la primavera araba farà la parte del leone alla Fiera e, se non sbaglio, la Tunisia sarà un ospite speciale. Chissà, però, in che clima si svolgerà questa Fiera post-rivoluzionaria, anzi nel bel mezzo di una rivoluzione in progress.